Leonardo tra scienza e astrazione. A Milano

Luca Tommasi Arte Contemporanea, Milano – fino al 12 luglio 2019. Una mostra collettiva rilegge Leonardo alla luce della contemporaneità. Alla certezza della ragione sostituisce l’esercizio continuo del dubbio a fondamento della conoscenza. Se non più al centro, dov’è finito l’uomo?

Letizia Galli, Binary Tree, 2019
Letizia Galli, Binary Tree, 2019

Ripartire dall’Uomo Vitruviano di Leonardo significa indagare il concetto di Umanesimo attraverso la complessità del pensiero e del linguaggio contemporaneo, veder sparire l’uomo al centro, intuirne la presenza come ragione che tenta di creare un ordine nel caos dell’apparenza. Gli artisti coinvolti nella mostra A misura d’uomo ricorrono preferibilmente a forme astratte, concentrandosi soprattutto sulla figura del cerchio e del quadrato, da sempre simboli del Cielo e della Terra, che diventano i formati stessi delle opere. L’intuizione della complessità del reale che sfugge al dominio dell’intelletto era già stata intuita da Leonardo, lo dimostrano le tante opere non concluse, i progetti a volte abbandonati, il contorno marcato dai tratti dei suoi disegni che rappresentano il senso di una ricerca anziché un approdo.

GEOMETRIA E VITALITÀ DELLA NATURA

Il formato quadrato, unito alla vitalità delle linee ondulate, è il punto di partenza per Ian Davenport, che tenta una geometrizzazione delle forme a cui le linee diagonali si sottraggono piegandosi, non riuscendo a procedere diritte, dando luogo a un gioco alterno e sinuoso di colori. Anche Peter Zimmermannn, la cui opera realizzata in resina epossidica assume una consistenza artificiale e materica distaccandosi da qualsiasi visione naturalistica, gioca sulla forma quadrata e sulla diagonale, lasciando ancor più intuire la sparizione dell’uomo, diventato semmai riflesso, immagine, simulacro instabile spostato dal centro.
La natura, concepita in modo inscindibile dall’uomo nelle opere di Leonardo, riemerge nel lavoro di Davide Benati, che elabora un dettaglio della Sala delle Asse.
L’approccio scientifico di Leonardo, il suo porsi come indagatore dei fenomeni naturali, il suo interesse per qualsiasi branca della scienza torna in Letizia Galli e nel suo Binary tree, unica scultura presente in mostra. I rami dell’albero continuano a sdoppiarsi secondo un ritmo esponenziale, facendo intuire l’infinito e il tentativo di creare un ordine matematico.
Approccio scientifico significa anche progettare macchine, strumenti, come fece Leonardo. In Patrick Tabarelli la mano dell’uomo sparisce dall’atto creativo, sostituita da una drawing-machine da lui programmata attraverso algoritmi. La domanda che sembra emergere dai lavori presenti è “Dov’è finito l’uomo, la cui presenza, così certa nell’Uomo Vitruviano, si disperde, si frammenta, sparisce cercando di ricostruire la propria identità alla luce delle complesse sfaccettature del reale?”.

Peter Zimmermann, Janus, 2019
Peter Zimmermann, Janus, 2019

ORDINE E CAOS COSMICO

L’esplosione del caos echeggia nel Codice Atlantico di Aberto Di Fabio, dove l’ordine suggerito dal titolo Codice appare sovvertito, fatto saltare da un magma incandescente di colore. Riaffiora in lui il ricordo del Leonardo delle apocalissi, dei cataclismi e della fine della Terra, quello più fatalista. Centre di Alexis Harding riconduce ancora l’attenzione sulla ricerca di un centro, una massa di colore appare deformata e manipolata dalla forza di gravità.
L’eventualità di percorrere altre vie, l’impossibilità di imbrigliare la materia significano anche libertà di ricostruire il rapporto tra figura e spazio, tanto caro a Leonardo, attraverso un continuo progettare alimentato dal dubbio.

Antonella Palladino

Evento correlato
Nome eventoA misura d'uomo
Vernissage07/05/2019 ore 18,30
Duratadal 07/05/2019 al 12/07/2019
Generiarte contemporanea, collettiva
Spazio espositivoLUCA TOMMASI
IndirizzoVia Cola Montano, 40 - Milano - Lombardia
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Antonella Palladino
Dopo la laurea in Conservazione dei beni culturali, negli anni napoletani svolge degli stage presso la Fondazione Morra e il Pan, collabora poi come assistente con la galleria Umberto Di Marino. Fondamentale si rivela essere l’esperienza presso l’ufficio comunicazione del Mart di Rovereto. È assistente di Filippo Tattoni-Marcozzi per un breve e felice periodo. Si trasferisce in Trentino Alto-Adige e inizia l’attività di critico scrivendo per diverse riviste tra cui Artribune e Juliet Art Magazine. Cura delle mostre per la galleria Paolo Erbetta, Stop Motion di Alessio Rota e Noisy di Gianluca Capozzi. A Benevento presenta Lichtkammer dell’altoatesino Harry Thaler. Per ora lascia il Trentino e inizia una nuova avventura.