Alle pendici del Monte Verità. Storia di Luigi Pericle, l’artista e letterato che visse ad Ascona

L’artista e intellettuale svizzero – trasferitosi negli anni Cinquanta alle pendici del Monte Verità, la comunità artistica fondata alla fine dell’Ottocento, e dimenticato dopo la sua morte –, sarà al centro di una grande retrospettiva in programma a maggio alla Fondazione Querini Stampalia a Venezia

Luigi Pericle Giovannetti e la moglie Orsoli na Klainguti sulla Ferrari dell’artista
Luigi Pericle Giovannetti e la moglie Orsoli na Klainguti sulla Ferrari dell’artista

Nel 1978 il celeberrimo critico d’arte Harald Szeemann curava una mostra dal titolo Le mammelle della verità, dedicata alla storia del Monte Monescia in Canton Ticino, ribattezzato nel 1899 come Monte Verità. Si trattava di una comunità fondata nel 1900 da Ida Hofmann e Heinrich Oedenkoven sulla Collina dell’Utopia, a picco sul Lago Maggiore, dove approdò tutta la “controcultura” europea del tempo, da Herman Hesse a Paul Klee: pacifisti, anarchici, teosofi, poeti, bohemien, antroposofi, vegetariani, femministe. Una El Dorado dell’arte che ancora oggi fa parlare di sé, e alla quale si legano destini di uomini e artisti che, per le bizzarre e a volte indecifrabili dinamiche del fato, sono caduti nell’oblio. Ed è stata questa, per certi versi, la storia che vede protagonista Luigi Pericle (Basilea, 1916 – Ascona, 2001), pittore, illustratore, letterato e intellettuale che subì l’influenza della teosofia e delle dottrine esoteriche, e che negli anni Cinquanta si traferì proprio ad Ascona, alle pendici del Monte Verità, in quella Casa San Tomaso in cui visse fino alla fine dei suoi giorni. Una villetta in cui raccolse opere, documenti e soprattutto libri, che raccontano la vita, la ricerca e gli studi di un artista che decise di ritirarsi sul Monte Verità e di rinunciare alla mondanità per dedicarsi alla contemplazione della natura. Sarà stato anche per via del carattere riservato di Pericle che, dopo la sua morte, sul suo personaggio cadde l’ombra dell’oblio. Un’ombra che oggi, però, viene rimossa con forza da Andrea e Greta Biasca-Caroni, che nel 2016 hanno acquistato la villetta appartenuta a Pericle e fondato l’omonimo archivio per valorizzare e promuovere la sua figura d’artista e di intellettuale. E tra le iniziative in programma per far conoscere al pubblico la storia di Luigi Pericle, è una grande mostra a lui dedicata che si terrà a maggio a Venezia alla Fondazione Querini Stampalia, in concomitanza con la prossima Biennale d’Arte.

Luigi Pericle, The March of Time X, Matri Dei d.d.d., 1963, Tecnica mista su tela, 51 x 65 cm
Luigi Pericle, The March of Time X, Matri Dei d.d.d., 1963, Tecnica mista su tela, 51 x 65 cm

ALLA RI-SCOPERTA DEL PASSATO

“Nel dicembre del 2016 acquistammo ‘Casa San Tomaso’ sulle pendici del Monte Verità ad Ascona, in Svizzera. Decidemmo di acquistare, insieme alla casa, anche tutto il suo contenuto, le opere, i documenti e libri del precedente proprietario della villetta, Luigi Pericle Giovannetti”, racconta ad Artribune Greta Biasca-Caroni. “La nostra curiosità era sollecitata dal mistero che attorniava questo personaggio dallo straordinario carisma. Si conosceva poco di lui nonostante i ricordi giovanili di Andrea, da sempre suo vicino di casa, che lo aveva incontrato in qualche occasione. Fu proprio il ricordo della sua personalità”, continua Biasca-Caroni, “ad attrarci verso i documenti volendo scoprire, tramite lo studio della sua biblioteca, gli interessi di ricerca di Pericle che sentivamo comuni. Nel togliere i volumi dagli scaffali, in vista dei lavori di ripristino dei locali, trovammo un catalogo del 1991 dal titolo ‘Nafea’ di Hans-Joachim Müller dove i dipinti di Luigi Pericle erano pubblicati accanto a opere di Picasso, Hodler, Van Gogh, Matisse. Fu questo ritrovamento a dar vita alla nostra straordinaria avventura. Dopo l’iniziale sbigottimento fu chiaro che qualcosa d’importante era accaduto nel passato di Pericle; aveva una storia da raccontare e il nostro compito era quello di svelarla”.

Luigi Pericle e sua moglie Orsolina (chiamata Nini) nello studio dell'artista
Luigi Pericle e sua moglie Orsolina (chiamata Nini) nello studio dell’artista

CHI ERA LUIGI PERICLE

Ma Luigi Pericle Giovannetti, oltre a essere pittore, fu anche illustratore e fumettista; con la sua marmotta Max raggiunse il successo internazionale pubblicando in tutto il mondo sul Washington Post, l’Herald Tribune, Punch e Nebelspalter. Pericle decise di tenere separate le due professioni e di firmare i fumetti con il cognome Giovannetti e i dipinti come Luigi Pericle. Durante la sua vita, fu a contatto con personaggi di spicco del mondo della cultura di allora, come il museologo Hans Hess che lo portò in un tour di musei inglesi o come lo studioso, letterato e poeta britannico Herbert Read (già consulente di Peggy Guggenheim), che si occupò della curatela di due personali. Fu così, quindi, che la pittura di Pericle conobbe il favore di critica, pubblico e collezionisti. “Basti ricordare”, sottolinea Greta Biasca-Caroni, “le esposizioni alla londinese Arthur Tooth & Sons Gallery insieme ad Appel, Francis, Jorn, Picasso o i maestri di CoBrA, Jorn, Corneille, oltre a Tàpies, Dubuffet, Mathieu, Riopelle. Pericle era perfettamente inserito nel panorama del suo tempo e la dimenticanza che ne ha avvolto l’opera per decenni ha cancellato un tassello che si intende rimettere al suo posto”.

Luigi Pericle, Matri Dei d.d.d., China su carta di seta polverizzata, 1963, 42 x 60 cm
Luigi Pericle, Matri Dei d.d.d., China su carta di seta polverizzata, 1963, 42 x 60 cm

ASCONA, META DI INTELLETTUALI

Il percorso che ha portato Andrea e Greta Biasca-Caroni alla riscoperta e al rilancio della figura di Pericle inizia quindi con l’acquisto della villetta in cui visse, Casa San Tomaso, così chiamata dall’artista in omaggio di San Tommaso d’Aquino. “La villetta si trovava in condizioni di abbandono che hanno richiesto un lungo intervento di ristrutturazione, ancora in corso. Ma la casa emana tutto il fascino del suo passato denso di storia: il Monte Verità, in terra ticinese, che accolse personaggi famosi, compresi anarchici come Peter Kropotkin e Erich Mühsam, dadaisti e ballerini (Isadora Duncan), psicologi ed esoteristi (Rudolf Steiner). È in questi luoghi che, a partire dagli anni Trenta, prese forma l’avventura intellettuale degli incontri di Eranos, promossi da Carl Gustav Jung (il cui ‘Libro Rosso’ è stato riscoperto in anni recenti ed esposto alla Biennale di Venezia del 2013) e dalla nobildonna teosofa e pittrice olandese Olga Froebe-Kapteyn. Proprio i soggiorni ad Ascona, dovuti alle conferenze da lui tenute ad Eranos dal 1952 al 1965, dettero l’occasione a Herbert Read di visitare l’atelier di Pericle rimanendo fortemente colpito dalla sua arte”, ci spiega Greta.

Luigi Pericle, Matri Dei d.d.d., Indische Tusche auf Papier, 1964, 42 x 60 cm
Luigi Pericle, Matri Dei d.d.d., Indische Tusche auf Papier, 1964, 42 x 60 cm

CASA SAN TOMASO OGGI

È il clima culturale di Monte Verità che Pericle sognò di frequentare quando, nei primi anni Cinquanta, decise di trasferirsi con la moglie da Basilea ad Ascona per aderire a un cenacolo di artisti di fama internazionale. Scelse tale luogo per assorbire l’aura mistica del Monte Verità e immergersi nella sua natura e nella pace. Prima di lui, negli anni Trenta, tale dimora era appartenuta alla pittrice e collezionista Nell Walden, ex moglie di Herwarth Walden, scrittore, artista, teorico e fondatore della rivista Der Sturm della quale Nell era la principale finanziatrice. Una casa, dunque, “ricca di umori profondi impressi nei suoi ambienti dalle figure intense che vi soggiornarono”, continua a raccontare Greta. Oggi, un giardino unisce Casa San Tomaso all’Hotel Ascona – di proprietà di Andrea e Greta Biasca-Caroni –  dove, nei suoi saloni, una selezione di opere di Luigi Pericle è esposta al pubblico e visitabile gratuitamente. Su appuntamento, le opere e l’archivio con i suoi documenti sono consultabili da studiosi e ricercatori.
Quali sono state quindi, le condizioni e le attività che hanno portato, negli ultimi anni, al recupero e alla riemersione della figura di Luigi Pericle? “L’opera di riscoperta e valorizzazione è partita di recente, dopo la catalogazione e le indagini diagnostiche sulle tecniche sperimentate da Pericle”, ci risponde Greta. “Dopo le prime importanti scoperte, abbiamo richiesto pareri a Philippe Daverio e al direttore del MASI di Lugano, Tobia Bezzola, che hanno apprezzato la ricerca di Pericle e hanno partecipato a uno speciale prodotto da RSI. In un video divulgativo, Daverio ha tratteggiato i legami di Pericle con le correnti artistiche dell’epoca in particolar modo con Marc Tobey e Marino Marini. La priorità, oggi, è quella di mettere ordine nei numerosi documenti ricostruendo le tappe principali della vita di questo artista erudito e con profonde conoscenze sui più svariati argomenti. Dai documenti d’archivio affiora infatti la versatilità di Pericle, la varietà dei suoi interessi: tra le carte è possibile scovare disegni, carteggi, appunti su medicina cinese, omeopatia, astrologia, studi sull’Egitto, sul canone greco, sulla filosofia classica ed orientale”. Nel maggio del 2018 è nata l’associazione non-profit Archivio Luigi Pericle, che sta promuovendo un calendario di appuntamenti museali e conferenze per la valorizzazione dell’artista in ambito internazionale.

LA MOSTRA A VENEZIA

Il primo importante appuntamento in programma è Luigi Pericle (1916-2001)_Beyond the visible, mostra che si terrà dall’11 maggio al 24 novembre 2019 alla Fondazione Querini Stampalia Venezia e che rappresenta la prima retrospettiva di Luigi Pericle in Italia. “L’antologica affonderà nelle pieghe dell’indagine espressiva di Luigi Pericle, nella sua riflessione sul linguaggio del segno e della pittura”, spiega Greta. “L’evento è patrocinato, tra gli altri, dal Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino, dalla Divisione della Cultura e degli Studi Universitari del DECS, dal Consolato Generale di Svizzera a Milano, dalla Fondazione Monte Verità di Ascona e dalla Fondazione Eranos di Ascona. Fra i vari prestiti istituzionali spicca la York Art Gallery, il museo britannico da cui partì, nel 1965, la famosa mostra itinerante curata da Hans Hess”. Il percorso cronologico della mostra mirerà a ricostruire, attraverso una cinquantina di opere e a una selezione di documenti, i diversi momenti della ricerca estetica dell’autore: “il côté intellettuale, gli studi eclettici, la vocazione mistica, rappresentano fonti di ispirazione uniche per un immaginario che si nutre di numerosi riferimenti culturali”.

– Desirée Maida

www.luigipericle.org

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.

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