Il rilancio dell’Accademia di Belle Arti di Lecce. A partire da Emilio Isgrò

Accademia di Belle Arti di Lecce – fino al 27 maggio 2018. La mostra celebra uno dei maestri dell’arte concettuale, Emilio Isgrò. Il progetto, realizzato in collaborazione con il Centro culturale Scaramuzza, segna l’avvio di una nuova programmazione espositiva per la Galleria dell’Accademia e fa seguito a un talk con lo stesso Isgrò.

Emilio Isgrò, Brahms negli emirati, 2010
Emilio Isgrò, Brahms negli emirati, 2010

Nell’immaginario dell’arte contemporanea, è l’artista delle cancellature, avviate negli Anni Sessanta sulla scorta di un generale clima concettuale e di un background legato alla scrittura e al dialogo con la poesia sperimentale. Emilio Isgrò (Barcellona di Sicilia, 1937) è il maestro che segna una nuova (e paradigmatica) fase dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, che lo sta celebrando in queste settimane attraverso due distinte iniziative fortemente volute dal direttore Andrea Rollo (fondatore anche di un archivio in progress sulla cultura contemporanea proprio in Accademia) e dall’artista Fernando De Filippi, presidente da oltre un anno dell’istituzione leccese.

UNA MOSTRA PICCOLA E PREZIOSA

La mostra, curata da Angelo Maria Monaco, intitolata Piccola ma preziosa mostra in Accademia, allestita con rigore nella galleria del piano terra con la collaborazione di Ester Annunziata, architetta e docente presso l’istituzione, propone sette opere di pregio custodite in una collezione privata della città. E avvia così un percorso di rinnovamento per l’istituzione, proiettata non solo verso la valorizzazione degli studenti meritevoli attraverso la seconda mostra corale Incipit ideata da De Filippi lo scorso anno, allestita in diversi spazi espositivi della città e della provincia dai prossimi mesi, ma anche verso la rilettura di alcune tra le più significative esperienze dell’arte italiana della seconda metà del Novecento.
La mission della nuova direzione è chiara: rileggere il passato per ripensare il presente di un’istituzione che vuole diventare un punto di riferimento per l’area salentina, e non solo, sul fronte espositivo, programmatico e, naturalmente, didattico, recuperando tra l’altro le energie perse negli anni scorsi in progettualità non sempre definite e definibili.

Emilio Isgrò, Vedo il Mar Tirreno, 2003
Emilio Isgrò, Vedo il Mar Tirreno, 2003

LA FRAGILITÀ DELLA PAROLA

Cancellare il superfluo è sempre stato uno dei punti cardinali del percorso di Isgrò, all’insegna di una costante ricerca tesa alla distruzione della parola, a favore di “una ricostruzione dei discorsi umani”, come ha rivelato il maestro in un’intervista recente. La consapevolezza delle fragilità della parola scritta, e quindi degli elementi della comunicazione verbale nella loro interezza, rivela che la forza della cancellatura è maggiore di quella delle parole stesse, perché attribuiscono nuovi sensi alla pagina scritta. Nel 1964 questa coscienza lo spinge a produrre le prime cancellature e a esordire – dopo gli impegni, come redattore al Gazzettino di Venezia, in ambito giornalistico – come artista, soprattutto in area milanese. Eugenio Montale gli tolse il saluto, ricorda oggi Isgrò con nostalgica ironia verso un tempo in cui – a prescindere dai punti di vista – il dibattito attorno all’opera d’arte poteva scatenare tensioni vigorose.

LE OPERE IN MOSTRA

Le sette opere in mostra sintetizzano alcune specifiche vie dell’indagine di Isgrò, dalla riflessione sul sacro – e alle sue declinazioni (ricordiamoci di quel “In principio era il verbo”, asserzione che apre il Vangelo di Giovanni, come appunta Monaco, docente di storia dell’arte dell’Accademia, nel testo critico che accompagna la mostra) – alle cancellature sulle carte geografiche. Ne emerge quella che lo stesso artista definisce “Terra vergine e purificata”, cancellando confini, abolendo quelle pseudo regole che hanno generato conflitti, separazioni e fratture che Isgrò, cancellando i riferimenti alle città e ai luoghi, ha eliminato per sempre.
Di questi e di altri riferimenti è intriso anche il bel libro Autocurriculum (Sellerio), in cui Isgrò racconta le stratificazioni della sua esistenza, gli incontri, gli scontri, le esperienze formidabili della sua formazione in ambito giornalistico e dei suoi esordi nel mondo dell’arte. Il volume è stato presentato dal critico Carmelo Cipriani durante un talk che l’Accademia ha promosso in collaborazione con il FAI, a supporto delle attività didattiche aperte non solo agli studenti ma anche alla città. In quell’occasione il maestro ha ricevuto la laurea honoris causa.

‒ Lorenzo Madaro

Evento correlato
Nome eventoEmilio Isgrò - Autocurriculum
Vernissage05/05/2018 ore 10
Duratadal 05/05/2018 al 05/05/2018
AutoreEmilio Isgrò
CuratoreCarmelo Cipriani
Generipresentazione, incontro - conferenza
Spazio espositivoACCADEMIA DI BELLE ARTI DI LECCE
IndirizzoVia Giuseppe Libertini 3 - Lecce - Puglia
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Lorenzo Madaro
Lorenzo Madaro (1986) è curatore d’arte contemporanea e docente di Storia dell’arte e Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Dopo la laurea magistrale in Storia dell’arte ha conseguito il master di II livello in Museologia, museografia e gestione dei beni culturali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È critico d’arte dell’edizione romana de “La Repubblica” e collabora con Robinson e Artribune. Tra le mostre recenti curate, "Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro" (Galleria Fabbri, Milano, 2019); "‘900 in Italia. Da De Chirico a Fontana" (Castello di Otranto, 2018); "To Keep At Bay" (Galleria Bianconi, Milano 2018); "Spazi igroscopici" (Galleria Bianconi, Milano 2017); "Mario Schifano e la Pop Art italiana" (Castello Carlo V, Lecce, 2017); "Edoardo De Candia Amo Odio Oro" (Complesso monumentale di San Francesco della Scarpa, Lecce, 2017); "Natalino Tondo Spazio N Dimensionale" (Galleria Davide Gallo, Milano, 2017); "Andy Warhol e Maria Mulas" (Castello Carlo V, Lecce 2016). È direttore artistico del progetto europeo CreArt. Network of cities for artistic creation per il Comune di Lecce.