Autoritratto d’artista. Jim Dine a Roma

Accademia Nazionale di San Luca ‒ Palazzo Carpegna, Roma ‒ fino al 3 febbraio 2018. “Ogni cosa che faccio è un autoritratto”, dichiara l’artista durante una conversazione con Michael Rooks del 2017. Ed è proprio un autoritratto ad anticipare la mostra di Jim Dine prima di entrare nelle sale di Palazzo Carpegna.

Jim Dine. House of Words. Exhibition view at Accademia Nazionale di San Luca, Roma 2017-18. Photo Andrea Veneri
Jim Dine. House of Words. Exhibition view at Accademia Nazionale di San Luca, Roma 2017-18. Photo Andrea Veneri

Una mostra a porte aperte quella di Jim Dine (Cincinnati, 1935). Ancora per pochi giorni la sua “testa parlante” reclama le sue origini trascritte a grandi lettere sulle solide mura dell’Accademia di San Luca. Il poema leggibile tra le pareti, pubblicato nel 2015 dalla Cuniform Press e riportato sul catalogo dell’esposizione in versione bilingue, mostra i chiari deliri dell’artista. Note biografiche o auto-referenziali testimoniano “le sue lotte interiori per trovare se stesso, un Sé che continua a celarsi dietro a diverse maschere e scenari“, dal testo di Lóránd Hegyi, critico d’arte ungherese che già nel 2016 lo aveva inquadrato all’interno dell’oscura mostra Intrigantes Incertitudes al Musée d’art moderne et contemporain di Saint-Étienne, di cui è direttore.

Jim Dine, A Sign of its Pale Color, Tenderness, 2015
Jim Dine, A Sign of its Pale Color, Tenderness, 2015

LE OPERE

Si capisce da subito, prima di venirne coinvolti, che i pochi passi che separano il visitatore dalla scena regolano il varco a una scala proporzionale superiore: con The Flowering Sheets (Poet Singing) l’artista mette al centro il suo grande autoritratto, visibile dall’esterno, che si colloca frontalmente, circondato e quasi sopraffatto da violente energie psichiche rappresentate da cinque grandi Muse.
Gli unici riferimenti che riportano alla reale proporzione sono i quattro ingressi laterali della stanza attraverso i quali si accede a due spazi affini comunicanti che ospitano l’intero ciclo pittorico inedito Black Paintings, creando scorci e prospettive diverse nonostante lo spazio limitato.
Sono tutte opere concepite in passato, il ciclo pittorico nel 2015 mentre l’installazione della sala centrale è del 2008, presentata per la prima volta al Getty Museum di Los Angeles e al Museo d’Arte Antica di Basilea nel 2016, ogni volta però con nuove caratteristiche date dal diverso modo di scrivere le medesime parole, come analizza Vincent Kat nel suo testo in catalogo, che traduce passo passo il racconto di Dine in Flowering Sheets.

Jim Dine. House of Words. Exhibition view at Accademia Nazionale di San Luca, Roma 2017-18. Photo Andrea Veneri
Jim Dine. House of Words. Exhibition view at Accademia Nazionale di San Luca, Roma 2017-18. Photo Andrea Veneri

L’IMPORTANZA DELL’IMMAGINE

Questa esposizione inaugura l’elezione di Dine nella classe degli accademici stranieri e sedimenta ancora una volta il misunderstanding che lo ha portato a essere definito un pop artist, mostrando un rapporto con le immagini più complesso. “Mi interessano le immagini personali, fare quadri sul mio studio, sulla mia esperienza di pittore, sullo stesso dipingere, la scala dei colori, la tavolozza, gli stessi elementi del paesaggio reale – ma usati diversamente”, dichiara già nel ‘63 in un’intervista di G.R. Swenson pubblicata su Art News. L’intento è chiaro: comprendere se stesso per mezzo della sua opera.

Donatella Giordano

Evento correlato
Nome eventoJim Dine - House of words
Vernissage26/10/2017 su invito
Duratadal 26/10/2017 al 05/03/2018
AutoreJim Dine
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoACCADEMIA NAZIONALE DI SAN LUCA - PALAZZO CARPEGNA
IndirizzoPiazza Dell'accademia Di San Luca 77 - Roma - Lazio
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Donatella Giordano
Nata in Sicilia, vive a Roma dal 2001. Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove nel 2006 ha conseguito il diploma di laurea con una tesi che approfondiva la nascita dei primi happening e delle azioni performative viennesi degli anni Sessanta, fino alle controverse ricerche della Body Art degli anni Novanta. Un lavoro che ha poi portato avanti con integrazioni o interviste pubblicate, come quelle rilasciate da Stelarc, Orlan e Franko B. Dopo aver conseguito l'abilitazione, dal 2008 insegna Storia dell'Arte e Disegno in una scuola pubblica. Nell'ambito del progetto 100% Periferia ha curato mostre al Palazzo delle Esposizioni di Roma, Scuderie Aldobrandini di Frascati, Farm Cultural Park di Favara, Metropoliz di Roma. Nel 2012 ha curato la prima edizione del Digital Live della Fondazione Romaeuropa, inaugurando la sezione "Talks". Nel 2013 è stata Assistant Curator per il progetto "Joan of Art: Towards a Free Education" presso il Macro di Roma e la Gervasuti Foundation di Venezia. Ha pubblicato il catalogo “Quadratonomade, opere d’arte in scatola per un museo itinerante” edito da Gangemi. Nel 2020 ha co-curato una mostra al Museo Carlo Bilotti di Roma. Scrive per Artribune dal 2014, dove dal mese di aprile 2020 ha inaugurato la sezione Podcast con la rubrica "Monologhi al Telefono".