È Anthea Hamilton l’artista scelta per realizzare un’opera alle Duveen Galleries della Tate

Tra i finalisti del Turner Prize 2016, Anthea Hamilton riceve la prestigiosa commissione per realizzare un’opera scultorea all’interno delle Duveen Galleries della Tate

Anthea Hamilton per il Turner Prize 2016, Tate Britain - Courtesy Joe Humphrys © Tate Photography
Anthea Hamilton per il Turner Prize 2016, Tate Britain - Courtesy Joe Humphrys © Tate Photography

Anthea Hamilton (Londra, 1978) è l’artista invitata a creare un’opera per le Duveen Galleries della Tate Britain nel 2018. Già finalista al Turner Prize del 2016, è nota per la vena surrealista dei suoi video, delle sue installazioni e delle sue performance e per aver esposto al centro della mostra del Turner Prize, la scultura Project for a Door (After Gaetano Pesce), una gigantesca porta a forma di un paio di glutei, ispirata ad un modello del designer italiano. È la prima artista afro-britannica a ricevere la commissione per le Duveen Galleries che per sei mesi occupa la parte più importante della Tate Britain con una singola installazione.

LE DUVEEN GALLERIES

L’esibizione su larga scala, organizzata per la Tate Britain Commission, sostenuta e sponsorizzata da Sotheby’s, ogni anno è allestita da un artista diverso ed è ospitata nelle tre maestose sale in stile neoclassico nel cuore della Tate Britain chiamate Duveen Galleries che rappresentano le prime gallerie espositive pubbliche inglesi progettate in maniera specifica per accogliere opere scultoree. L’evento è considerato uno dei momenti più importanti della programmazione culturale annuale della Tate. Nel cuore della Tate Britain, le Duveen Galleries prendono il nome da Lord Duveen che le ha finanziate negli anni trenta e sono state aperte al pubblico nel 1937. Un imponente progetto architettonico che ha visto coinvolti gli architetti John Russell Pope, Romaine-Walker e Gilbert Jenkins. La commissione della Tate per le Duveen Galleries ha visto coinvolti alcuni dei più importanti artisti britannici viventi, a partire da Mona Hatoum nel 2000 e poi, tra gli altri, Mark Wallinger (2007), Martin Creed (2008), Fiona Banner (2010) e Phyllida Barlow (2014) e Cerith Wyn Evans (2017).

IL PROGETTO DELLA HAMILTON

I dettagli del progetto dell’artista britannica non sono ancora noti, ma il comunicato ufficiale della Tate dice che l’installazione immersiva “unirà scultura e performance“. Al centro del lavoro di Hamilton c’è un lavoro meticoloso di appropriazione ironica dell’immaginario popolare, attribuendo ad esso allusioni sessuali o riferimenti ad opere d’arte celebri. L’artista, che sostiene di essere fortemente influenzata nella sua ricerca dagli scritti del drammaturgo francese Antonin Artaud, punta a provocare un senso di straniamento in chi guarda le sue opere giocando con umorismo sull’uso di materiali e le dimensioni inaspettate. Non solo opere giocose, come potrebbe sembrare da una prima lettura superficiale, ma lavori che aprono a più chiavi interpretative e che dimostrano una conoscenza profonda della storia dell’arte. L’installazione di Hamilton sarà presentata il 21 marzo e sarà esposta fino al 7 ottobre 2018.

      Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.