La Dalloul Art Foundation realizzerà il Beirut Arab Art Museum nel 2020

La Ramzi and Saeda Dalloul Art Foundation si prepara a donare alla città un museo itinerante dedicato all’arte araba. Andrà ad aggiungersi al composito panorama culturale che negli ultimi anni ha conosciuto una rapida dilatazione.

Basel Dalloul con alcune opere della collezione di famiglia (Photo courtesy of Basel Dalloul)
Basel Dalloul con alcune opere della collezione di famiglia (Photo courtesy of Basel Dalloul)

Non conosce pause l’espansione culturale di Beirut, con numerosi musei dedicati all’arte nelle sue numerose declinazioni. Quella araba è al centro di una rapida escalation: dopo le aperture degli ultimi anni, fra cui la Aïshti Foundation, che promuove artisti contemporanei, o la Fondation Dar el Nimer, che ospita l’arte islamica antica, si aggiungerà presto il Beirut Arab Art Museum, che con i suoi 15.000 metri quadrati di superficie, sarà il più grande della città e si aggiungerà al Beirut City Museum, progettato da Renzo Piano ma non ancora edificato, nonostante il finanziamento governativo.

Renzo Piano
Renzo Piano

UN PROGETTO AMBIZIOSO

L’area dove sorgerà l’edificio non è ancora stata individuata, ma già si sa che lì troveranno posizione le 4.000 opere della collezione della Ramzi and Saeda Dalloul Art Foundation. Oltre alla permanente, sono previste mostre temporanee da allestire in appositi spazi, tutte, come il museo, a ingresso gratuito. La Fondazione già vanta collaborazioni internazionali, ma c’è la volontà di aumentarle, intercettando realtà come l’Ermitage di San Pietroburgo, il Solomon Guggenheim Museum di New York, il Centre Pompidou di Parigi e il British Museum di Londra.

Beirut Arab Art Museum
Beirut Arab Art Museum

UNA FONDAZIONE DINAMICA

Per acquisire sempre nuove opere d’arte, legata alla produzione araba moderna e contemporanea, la Fondazione spende una media di 5 milioni di dollari l’anno, e la collezione è considerata una delle più grandi del Medio Oriente. Ma la vocazione è di quella di un respiro globale, attraverso rapporti di collaborazione con istituzioni culturali di tutto il mondo; ad esempio nel gennaio 2017 quattro opere di Dia Al-Azzawi sono state prestare per una mostra al museo Mathaf in Qatar, mentre per il 2018 sono già programmati i prestiti previsti per le mostre al Museum of Contemporary Art di Chicago, al Reina Sofia di Madrid e alla Tate Modern di Londra. In attesa delle nuove partnership. La collezione è nata circa quaranta anni fa, quando l’uomo d’affari palestinese Ramzi Dalloul, ha iniziato a raccogliere opere d’arte araba con l’intenzione di costruire un patrimonio documentario, e salvarne le radici culturali. Basel Dalloul, figlio di Ramzi, custodisce oggi l’eredità paterna: “Da anni, le persone hanno sentito solo storie su morte e distruzione provenienti dal mondo arabo e dimenticare che è la culla della civiltà. Vorremmo mostrare una faccia migliore di questa parte del pianeta“.

Beirut
Beirut

LE OPERE IN COLLEZIONE

Le opere raccolte coprono un arco temporale di circa un secolo e mezzo, con prevalenza di dipinti, cui sono affiancate sculture, ceramiche, fotografie, e una sezione dedicata alle istallazioni. Fra gli artisti in collezione, l’egiziano Mahmoud Saïd e i libanesi Saliba Douaihy e Etel Adnan, l’iracheno Dia Al-Azzawi. In concomitanza con l’inaugurazione del nuovo museo, la Fondazione ha in progetto di mettere a disposizione online l’intera collezione digitalizzata, mentre, già nel corso del 2018, si vorrebbero organizzare mostre temporanee in giro per la città. Così Basel Dalloul sintetizza il suo entusiasmo: “La nostra collezione è abbastanza unica nel suo genere. Vogliamo creare le condizioni per motivare a venire da noi visitatori non solo dalla regione, ma da tutto il mondo“.

UNA CITTÀ CULTURALMENTE VIVA

Dagli ultimi dieci anni, Beirut è al centro di una grande crescita culturale, inserita all’interno di un più ampio piano di ricostruzione della città, dopo la lunga guerra civile, e i disordini del 2005-2006. Alle aperture di nuovi musei, ha fatto seguito, dal 2010, la Beirut Art Fair, che ogni anno in settembre riunisce in città artisti e gallerie d’arte, presso il Beirut International Exhibition & Leisure Center. Un appuntamento che in pochi anni ha assunto notevole importanza in tutto il Medio Oriente e non solo. Inoltre, dal 20 al 24 settembre prossimi inaugurerà la prima edizione della Beirut Design Fair, che si è affiancato all’altro appuntamento legato al design, la Beirut Design Week (tenutasi dal 19 al 26 maggio). In fatto di musei, nel 2020, oltre al Beirut Arab Art Museum, la città avrà anche il BeMA – Beirut Museum of Art, progettato dallo studio HW architecture, guidato dalla progettista franco libanese Hala Wardé. Il museo sarà un polo multidisciplinare, focalizzato sulla scena artistica e culturale libanese e mediorientale, e alla collezione permanente affiancherà mostre temporanee.

Niccolò Lucarelli

 

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.