Di vetro e di ossa. Il Memento Mori di Jan Fabre a Venezia

Abbazia di San Gregorio, Venezia – fino al 26 novembre 2017. Una selezione di quaranta opere in vetro di Murano e ossa animali e umane racchiudono i codici espressivi e la poetica di Jan Fabre. Tra fragilità e resistenza, tra interno ed esterno, tra vita e morte, l’ultimo grande progetto dell’artista belga.

Jan Fabre, dettaglio di Greek Gods in a Body-Landscape (2011), dimensioni variabili, vetro di Murano, ossa umane, inchiostro Bic, photo Pat Verbruggen, copyright Angelos bvba
Jan Fabre, dettaglio di Greek Gods in a Body-Landscape (2011), dimensioni variabili, vetro di Murano, ossa umane, inchiostro Bic, photo Pat Verbruggen, copyright Angelos bvba

Verde come la speranza ma anche come il veleno”, al centro del chiostro dell’Abbazia di San Gregorio emerge lo scarabeo stercorario in vetro di Murano sormontato da una pianta d’alloro, ultima opera realizzata da Jan Fabre (Anversa, 1958), sintesi del ciclo naturale della vita tra metamorfosi, morte e rigenerazione. Mentre tutt’intorno, sulle mensole, si stagliano colombe blu e ratti volanti.
Sono il vetro e le ossa a fare da protagonisti nel progetto inedito che racchiude quaranta opere realizzate tra gli Anni Settanta e i giorni nostri. In questa riuscita esposizione dove confluisce tutta la poetica dell’artista, la summa concettuale e analitica che, tra orrifico e immaginifico, dalla costante dualità della rappresentazione arriva ai processi metamorfici passando per la caducità dell’esistenza. Tra altari catacombali di ossa e vetro che esibiscono una vagina e un pene, teschi blu come il momento sublime in cui l’oscurità si apre alla luce e il grottesco cimitero dei cani abbandonati che strazia l’anima.

Jan Fabre, The Catacombs of the Dead Street Dogs (2009-2017), dimensioni variabili, vetro di Murano, scheletri di cani, acciaio, photo Pat Verbruggen, copyright Angelos bvba
Jan Fabre, The Catacombs of the Dead Street Dogs (2009-2017), dimensioni variabili, vetro di Murano, scheletri di cani, acciaio, photo Pat Verbruggen, copyright Angelos bvba

TRADIZIONI A CONFRONTO

Se l’utilizzo delle ossa, come memoria della presenza dell’uomo, proviene da quella tradizione pittorica fiamminga che univa i pigmenti alle ossa animali triturate finemente, la fascinazione del vetro come medium alchemico arriva, invece, dall’infanzia di Fabre e ne segna gli esordi con The Pacifier, paradossale succhiotto in vetro e ossa, mai esposto prima, metafora della bellezza dell’arte che tanto appaga quanto ferisce, realizzato dopo aver assistito a una mostra di Beuys. Proseguendo ci si imbatte nella strepitosa, quanto mai attuale, Canoa congolese a misura naturale che assembla con maniacale accuratezza migliaia di lamelle d’osso, corredata da remi di vetro dalle estremità a forma di mani. Per passare al corridoio dove, ai teschi da cui spuntano scheletri di piccoli animali si alternano spettrali monaci ottenuti dalla sezione di ossa animali combinate a quelle umane. E ancora una teoria di globi-ovulo invasi da miriadi di spermatozoi, una croce con decorazioni vitree a pelte in cui s’insinua lo scheletro di un serpentello, citazione del peccato originale nonché omaggio al Giardino delle Delizie di Bosch e infine sfere e tartarughe disseminate sul pavimento.

Jan Fabre, Skull with squirrel, 2017
Jan Fabre, Skull with squirrel, 2017

TEMPO E PRECARIETÀ

Tra compiacimento estetico e repulsione, tra spettacolarizzazione e provocazione, attraverso i meccanismi del corpo e la spiritualità dell’anima come metafore dell’esistenza, l’artista si pone come tramite fra il mondo materiale e quello celeste. Mediante queste sculture di vetro e ossa, tanto fragili quanto dure e taglienti, tanto trasparenti e lucenti quanto opache, che tanto alludono allo scorrere del tempo e all’inevitabile precarietà dell’esistenza.

Roberta Vanali

Evento correlato
Nome eventoJan Fabre - Glass and Bone Sculptures 1977-2017
Vernissage11/05/2017 ore 11 press preview
Duratadal 11/05/2017 al 26/11/2017
AutoreJan Fabre
CuratoriGiacinto Di Pietrantonio , Katerina Koskina, Dimitri Ozerkov
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoABBAZIA DI SAN GREGORIO
IndirizzoDorsoduro 172 - Venezia - Veneto
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Roberta Vanali
Roberta Vanali è critica e curatrice d’arte contemporanea. Ha studiato Lettere Moderne con indirizzo Artistico all’Università di Cagliari. Per undici anni è stata Redattrice Capo per la rivista Exibart e dalla sua fondazione collabora con Artribune, per la quale cura due rubriche: Laboratorio Illustratori e Opera Prima. Per il portale Sardegna Soprattutto cura, invece, la rubrica Studio d’Artista. Orientata alla promozione della giovane arte con una tendenza ultima a sviluppare ambiti come illustrazione e street art, ha scritto oltre 500 articoli e curato circa 150 mostre per gallerie, musei, centri comunali e indipendenti. Tra le ultime: la doppia mostra di Carol Rama in Sardegna, L’illustrazione contemporanea in Sardegna, Archival Print. I fotografi della Magnum. Nel 2006 ha diretto la Galleria Studio 20 a Cagliari. Ha ideato e curato la galleria online Little Room Gallery (2010-13). Ha co-curato le mostre del Museo MACC (2015-17), per il quale nel 2018 è stata curatrice. Ha scritto saggi e testi critici per numerosi cataloghi e pubblicazioni. Il cinema è l’altra sua grande passione.