Castello Ujazdowski, Varsavia – fino al 6 agosto 2017. Oltre cento lavori, più di cinquanta artisti, due curatori, e una mostra che non c’è. Al CSW di Varsavia ci si interroga sull’identità nazionale, con l’ennesimo progetto sugli artisti polacchi dalla fine della dittatura a oggi.

Sono ormai diversi anni che l’arte polacca si interroga sulle definizioni dell’identità nazionale a partire dagli Anni Novanta, ovvero dalla caduta del regime comunista. E in questi anni di mostre su cosa voglia dire “essere polacco”, e su come specialmente sia cambiata la cultura nazionale dopo la caduta del Muro, se ne sono viste molte, sia in gallerie private che in luoghi istituzionali, sia in Polonia che all’estero. Tra le più importanti realizzate in casa si ricordino British British Polish Polish, l’ambiziosa collettiva del 2013 al Castello Ujazdowski, ancora sotto la direzione di Cavallucci (mostra giocata sul vis-à-vis tra gli YBA e gli artisti polacchi degli Anni ’90), o la recente Money to Burn presso la Galleria Nazionale Zacheta (dove il taglio curatoriale era basato sulla percezione/ostentazione della ricchezza in Polonia, a partire dal crollo del regime comunista).
A queste si sommino le numerose esposizioni realizzate all’estero, Italia compresa, con la solita, corposa, meritevole, sacrosanta, schiera di artisti posti e riproposti in collettive spesso poco audaci, ma che comunque avevano un obiettivo: (ri)scoprire l’arte polacca e rileggerne cambiamenti ed evoluzioni sulla lunga distanza, a trent’anni dalla fine della dittatura.
E quindi? Ecco, Late Polishness è solo un’altra mostra che ripercorre, senza coraggio, la stessa strada.

Artur Żmijewski, Holy Mass, 2012
Artur Żmijewski, Holy Mass, 2012

GLI ARTISTI

Il progetto, in corso presso gli spazi del Castello Ujazdowski di Varsavia, raccoglie oltre cento lavori realizzati da più di cinquanta artisti contemporanei polacchi, ognuno dei quali impegnato in campi differenti, dalla pittura alla scultura al cinema al teatro. Per queste ragioni la mostra assume la forma di un grande contenitore visuale che, stando alle scelte di Ewa Gorządek e Stach Szabłowski, curatori del progetto, rappresenta la cultura nazionale e le sue evoluzioni negli ultimi trenta anni.
Artisti provenienti da varie generazioni sono stati invitati a prender parte al progetto. Tra questi figurano autori contemporanei già ben storicizzati, tra i quali Krzysztof Wodiczko e Krzysztof Bednarski, a cui si affiancano gli immancabili Artur Żmijewski, Paweł Althamer e Wilhelm Sasnal, fino a una schiera di nuovi arrivati, artisti che hanno compiuto il loro debutto sulla scena di recente, e che hanno per lo meno il merito di portare alla mostra un pizzico di novità; tra loro Honorata Martin, Daniel Rycharski, Bartosz Zaskórski e Katarzyna Przezwańska.

Late Polishness. Exhibition view at CSW, Varsavia 2017
Late Polishness. Exhibition view at CSW, Varsavia 2017

LE OPERE

Al di là dell’assenza di un impianto curatoriale stuzzicante – diverso da quanto non sia stato già visto in mostre affini – i lavori esposti sono tanti, tantissimi, e purtroppo spesso organizzati nello spazio in modo apparentemente sbrigativo.
Voluto o meno che sia, l’aspetto caotico della distribuzione dei lavori toglie luce e spazio ad alcune opere: tra le diverse soffocate e penalizzate dall’allestimento confuso, sicuramente “l’oggetto impossibile” (dal titolo, Impossible Objects), la bellissima riproduzione della cripta funeraria dove venne sepolto il maresciallo Józef Piłsudski, presentata alla Biennale di Venezia nel 2014.
A questa si affiancano altre opere, notevolissime, ma l’una sovrapposta all’altra, e senza per di più una descrizione introduttiva al lavoro, quanto mai necessaria: si calcoli infatti che tutte le opere sono strettamente connesse al contesto polacco, a eventi storici o dettagli della cultura locale che, se non illustrati a dovere (da un catalogo, da un pamphlet bilingue o almeno da una didascalia), perdono gran parte del valore, a maggior ragione agli occhi di un osservatore straniero, estraneo ai riferimenti culturali ampiamente citati in ogni opera esposta.
Più meritevole è invece la sezione dedicata al teatro e alle sperimentazioni cinematografiche, ambito in cui la Polonia può effettivamente vantare risultati eccellenti. La sezione, curata da Jakub Majmurek e Tomasz Plata, propone i lavori più interessanti e spesso inediti in mostra, pagando il giusto tributo alle avanguardie cinematografiche e teatrali, considerate storicamente una parte importante della cultura nazionale.

Late Polishness. Exhibition view at CSW, Varsavia 2017
Late Polishness. Exhibition view at CSW, Varsavia 2017

I LIMITI CURATORIALI

Ma al di là di questo, la mostra è nel complesso un facile – e ahimè debole – tentativo di far leva ancora una volta, e senza un taglio teorico accattivante, su un argomento già abbondantemente studiato.
Ciò che manca, dunque, non sono i lavori da osservare – gli artisti bravi esistono ovunque – ma la capacità di proporli con un piglio nuovo, e soprattutto con la voglia di mettersi in gioco, da parte di una delle istituzioni più importanti nel Paese. Perché Late Polishness una cosa fa, bene e in modo puntuale, in questo periodo storico in Polonia: dimostrare quello che è probabilmente il difetto principale della cultura nazionale: l’incapacità di reinventarsi e il coraggio di abbandonare il tavolo dove si giocano i giochi facili, per rischiare e fare un passo oltre, cercando la scintilla che crea il nuovo.

Alex Urso

Varsavia // fino al 6 agosto 2017
Late Polishness – Forms of national identity after 1989
CASTELLO UJAZDOWSKI
Jazdów 2
www.csw.art.pl

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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania). Tra le istituzioni con cui ha collaborato in questi anni: Zacheta - National Gallery of Art di Varsavia, Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, Padiglione Polacco - 16. Mostra Internazionale di Architettura Biennale di Venezia, Fondazione Benetton (catalogo “Imagus Mundi”), Adam Mickiewicz Institute. Nel 2017 è stato curatore della “Biennale de La Biche”. Dal 2014 scrive di arte per Artribune. Sempre per Artribune cura “Fantagraphic”, la rubrica di fumetti del sito. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali.