Michelangelo Pistoletto porta Il Terzo Paradiso alla tv. Lunga intervista da Fabio Fazio

Domenica 29 gennaio il grande artista piemontese sbarca alla tv ospite di Fabio Fazio per una lunga intervista nella trasmissione Che tempo che fa, alle 20,15 su Rai Tre

Michelangelo Pistoletto e il simbolo del Terzo Paradiso
Michelangelo Pistoletto e il simbolo del Terzo Paradiso

Pensavate forse che, con l’annuncio che il suo Terzo Paradiso andrà nello spazio diventando logo della Stazione Spaziale Internazionale in occasione della prossima missione che vedrà protagonista anche l’astronauta italiano Paolo Nespoli, Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) avesse toccato vertici di notorietà e visibilità insuperabili? E invece vi sbagliavate: perché ora il grande artista piemontese sbarca nell’iperspazio televisivo: ospite per una lunga intervista di Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa (domenica 29 gennaio, ore 20,15, Rai Tre). Protagonista della prima ora dell’Arte Povera, ha ottenuto grande notorietà per i suoi specchi, opere che invitano l’osservatore ad entrare nel processo creativo. Ma la sua opera probabilmente più celebre resta la Venere degli stracci, del 1967, dove piazza un’icona dell’arte classica davanti a un cumulo di abiti logori.

800 MODI DIVERSI

Da Fazio è pressoché scontato che si parlerà de Il Terzo Paradiso, il progetto che ha monopolizzato l’attenzione dell’artista negli ultimi anni, una semplice simbologia che ridefinisce duplicandolo il segno dell’infinito, con implicazioni filosofiche e forti aperture al sociale. “Il progetto del Terzo Paradiso”, ha dichiarato lo stesso Pistoletto, “consiste nel condurre l’artificio, cioè la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica a restituire vita alla Terra. Terzo Paradiso significa il passaggio ad un nuovo livello di civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza”. Un nuova versione si inaugurerà il giorno successivo – lunedì 30 gennaio – all’interno dell’Arena di Verona, dove sarà visitabile fino al 28 febbraio 2017. Nuova formulazione del progetto realizzato in 800 modi diversi in altrettanti luoghi della Terra…

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3 COMMENTS

  1. A mio parere il lavoro di Michelangelo Pistoletto andrebbe ridimensionato moltissimo, possiamo dire che ha avuto la prontezza negli anni 90, di creare una fondazione artistica che attira giovani menti che in qualche modo hanno rivitalizzato, a livello di marketing, il suo lavoro artistico. Peccato che questi giovani passati da Biella siano spariti e sia rimasta solo una riga di curriculum vitae sulla loro biografia. La Fondazione attira moltissimo denaro in borse di studio e poi ne utilizza solo una minima parte sugli studenti che mangiano patate e poco più, e che come visiting professor hanno amici di Pistoletto, che passano la sera per fare due chiacchiere. Il lavoro artistico di Michelangelo Pistoletto si limita all’intuizione degli specchi e al cubo di infinito e poi poco altro, con opere in pesante ritardo rispetto, per esempio, agli artisti francesi del “Nouveau Realisme”.
    Il Terzo Paradiso invece sembra una suggestione da setta anni ’70. Una retorica che sfiora il populismo. Senza alcuna progettualità concreta se non usare l’arte contemporanea per abili e meno abili operazioni di marketing. Come per esempio Mela Rigenerata a Milano che testimonia subito quanto questo artista (non sto parlando dell’uomo) sia in questi anni sopravvalutato.

  2. Ho visto l’intervista televisiva e mi è sembrata davvero terribile.
    Incompetenti , com’è ovvio, le domande di Fazio con una sequela di luoghi comuni come quelli dell’influsso della fotografia sul ruolo tradizionale dell’arte e altre sciocchezze che ormai lasciano il tempo che trovano anche tra i non addetti.
    Disarmanti le risposte del Maestro , rozzo e semplicione e che ripete una litania mille volte sentita . Solo su un canale televisivo della Rai si può dire che uno specchio è sufficiente per entrare in colloquio con il passato e il presente, come se l’approccio alle cose fosse risolvibile con una dimostrazione di principio senza conoscenza, senza interpretazione, senza cultura.
    La tematica del terzo paradiso , con le sue installazioni banalissime da pubblicitario di serie B, è una trovata autopromozionale utile a comparire dovunque e spesso senza fare la fatica di fare opere davvero intelligenti e di più lunga gestazione, per non parlare della sua assenza di un’autentica visione politica, impraticabile per uno che ha sempre vissuto all’ombra dei potenti di casa nostra.
    Luca Rossi dice bene riguardo la Fondazione Cittadellarte che può generare solo assistenza per i disorientati che la frequentano ma nessuna nuova idea e solo la riproduzione di una consorteria di sodali , quindi più che l’infinito un cerchio chiuso e statico. Sono cose e personaggi già visti nella storia e Pistoletto potrebbe rientrare nella schiera di ciambellani e cortigiani arrivisti descritti da La Bruyere e Rochefoucauld, anche se la corte non è quella del Re Sole ma una nazione decaduta, familistica, opportunista e parolaia : Pistoletto sarebbe bene interpretato da un Gassman redivivo, anche se i suoi concetti suonano in verità fantozziani. Inoltre a sua biografia, è quella tipica della felice definizione “nonni genitori foundation”, anticipatore sicuramente almeno per questo e quindi esempio sommamente diseducativo. Un’apprendistato come restauratore in realtà esiguo, un’incapacità tecnica evidente nei primi impacciati quadri, tra Bacon e la Figurazione Esistenziale. Un’amore per la Storia Dell’Arte mai dimostrato e mai praticato , sostituito da prelievi storici fatti alla carlona, senza reale consapevolezza del contesto.
    Sarebbe però ora pure di tirare le somme di altri artisti che hanno condizionato pesantemente l’arte italiana , occupando posti nelle Accademie e generando cloni e l’arte mediocre che si vede in giro in Italia.

  3. In vicolo dell’Atleta, a Roma nel quartiere Trastevere, un gruppo di guitti sotto la guida di un cantastorie improvvisato, che indicava con una canna le varie fasi della storia dipinta su di una grande tela, quella dell’Uomo Ammaestrato, nato da un peto d’asino…e a raccontarla alla piccola folla in preda della meraviglia e dello stupore, era Michelangelo Pistoletto in persona, direttore artistico appunto de Lo Zoo, ed il più notevole straccivendolo che fosse mai passato per quella via.

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