La galleria Emanuel Layr di Vienna apre a Roma. Dopo il test con un temporary space, arriva una sede a Trastevere

Il quartiere già abitato da Gavin Brown, T293, Frutta, si arricchisce di un nuovo spazio internazionale, mentre in città cominciano ad essere già cinque le gallerie straniere che trovano interessante la scena contemporanea romana

Niklas Lichti, Nonfiction 9, 2016
Niklas Lichti, Nonfiction 9, 2016

Si, all’inizio è stato un periodo di prova, in Via del Vantaggio, poi ho deciso di prolungarlo perché.. mi piaceva stare lì! Adesso abbiamo invece creato una ‘vera’ galleria, non più uno spazio temporaneo, in Via dei Salumi. Le ragioni risiedono nel favoloso contesto romano che offre un ambiente davvero interessante per artisti e curatori. È un perfetto ‘anti white cube’. La scena dell’arte italiana è molto intrigante, molto diversa, ed è fantastico il modo in cui le persone si confrontano con il contemporaneo”. Così il gallerista viennese Emanuel Layr, che in Austria ha uno spazio nel centro storico di Vienna, racconta con entusiasmo ad Artribune la sua esperienza romana, ma soprattutto la grande novità: il 19 gennaio inaugura infatti il suo nuovo spazio nella Capitale, non più una galleria popup, ma una galleria permanente in zona Trastevere, che grazie alla compresenza di spazi come Frutta Gallery di James Gardner, trasferitosi nel quartiere (e nella stessa strada) lo scorso settembre, Gavin Brown e T293, si conferma una delle aree più interessanti per l’arte nella Capitale.

DALL’AUSTRIA A ROMA
L’entusiasmo di Layr per la scena romana è travolgente: “ci sono un sacco di iniziative di grande spessore, collezioni importanti, riviste, gallerie che fanno un ottimo lavoro. Inoltre l’approccio è molto diverso, meno saturo e più ‘classico’. Dall’altro lato Roma è un luogo fantastico per avere ospiti internazionali. Non c’è nessuno che viaggia per Roma senza avere l’arte per la testa. E questo è un buon inizio per incontrarsi in un ambiente contemporaneo. Inoltre la situazione a Trastevere sembra promettente”, continua Layr. E con i vicini di casa? “James di Frutta è un buon amico, che conosco da molto tempo. Anche Marco di T293 è un grande gallerista, internazionale, con cui ho fatto moltissime fiere e con il quale ho condiviso la sezione giovani durante lo scorso miart. Gavin Brown ha un grande team, li conosco bene. Insomma mi sono sentito benvenuto da tutti e spero che potrò aggiungere qualcosa al quartiere in maniera differente”. La prima mostra, Year of the Monkey, l’anno della scimmia, sarà una collettiva che metterà in mostra un gruppo di interessanti artisti provenienti da Vienna, New York e Berlino, tutti ben connessi anche se con ricerche eterogenee. I nomi? Juliette Blightman, Lena Henke, Benjamin Hirte, Niklas Lichti, Matthias Noggler.

Santa Nastro

www.emanuellayr.com

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.

4 COMMENTS

  1. Si è vero le uniche gallerie che riescono a lavorare a roma sono quelle che parlano altre lingue o hanno le loro sedi principali fuori. È un metodo di colonizzazione alternativo che ai “collezionisti” romani piace tanto. Prendono i pochi clienti romani che cascano ai loro piedi di fronte a una pronuncia anglofona del romanaccio e se li portano all’estero a comprare i loro artisti e non pagare l’iva italiana, e noi felici come una pasqua. Ogni tanto poi mettono in mezzo qualche artista italiano per far vedere che sono li a fare ricerca. Sveglia!!

    • well, don’t blame it onto international galleries working in rome and opening up spaces – maybe its also a bit of a “roman” problem? too much institutional bureaucracy? where are all those italian artists you are speaking of? rather in milano or elsewhere…but maybe its a chance for rome waking up – as you said…

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