Dall’Archivio Viafarini. Intervista con Mati Jhurry

Nell’ambito del progetto “Portfolio Review Re-enactment”, svolto in collaborazione con Viafarini, Progetto /77 intervista alcuni degli artisti incontrati riguardo a un’opera presente all’interno del loro portfolio. Si comincia con Mati Jhurry e il suo “Like pools on a tropical island”.

Mati Jhurry, Like Pools on a Tropical Island, 2015 - still da video - courtesy of the artist
Mati Jhurry, Like Pools on a Tropical Island, 2015 - still da video - courtesy of the artist

Il campo di ricerca e l’esperienza di vita di Mati Jhurry, nata nel 1993 in Italia ma cresciuta a Mauritius, si dipanano fra due capi del mondo. Nel suo ultimo lavoro video Like pools on a tropical island, Jhurry racconta per interposta persona la propria condizione di artista emergente che proviene da un luogo lontano, in cui non si è ancora sviluppato un sistema dell’arte contemporanea. Davanti agli occhi scorrono le immagini delle piscine deserte di Mauritius e in sottofondo le voci degli artisti locali raccontano della vita sull’isola. Mati Jhurry ha appena concluso un periodo di residenza insieme a Isabella Benshimol presso /77 e qui racconta il suo lavoro.

Tutti gli artisti a cui dai voce nel video riflettono sull’isola e sulla piscina senza mai riferirsi a Mauritius nello specifico, ma raccontando queste due entità quasi come degli archetipi. Cosa intendi quando associ la tua condizione a un’immagine come la piscina su un’isola tropicale?
L’anno scorso, per la prima volta, Mauritius ha partecipato alla Biennale di Venezia con il proprio padiglione, in più sull’isola si stanno sviluppando centri per l’arte e alcuni festival. Essendo incuriosita da tutto ciò, sono tornata per poter verificare con i miei occhi, ma, nonostante l’apparente fermento, non ho potuto fare a meno di notare che le acque erano rimaste piuttosto stagnanti. Come artista, in quel momento ho finito per sentirmi proprio “like a pool on an island” e per quanto questa condizione possa apparire una similitudine poetica, io la vedo più come un’osservazione della Mauritius odierna: etichettata come un esempio “africano di successo”, che cresce e che ambisce sempre di più a un’immagine di lusso. Ho interpretato la piscina come simbolo di questa aspirazione, come elemento onnipresente nella sua posizione silenziosa all’interno della società. Perciò, il mio intervento è consistito nella giustapposizione di piscine ad artisti, raccogliendo immagini di piscine e testimonianze di artisti mauriziani attivi sull’isola. Come avete sottolineato, Mauritius non viene mai esplicitamente menzionata all’interno del video; ho voluto giocare con l’ambivalenza dei punti di vista che oscillano fra una visione dall’interno dell’isola e uno sguardo stereotipato impartito dall’esterno.

Mati Jhurry, Like Pools on a Tropical Island, 2015 - still da video - courtesy of the artist
Mati Jhurry, Like Pools on a Tropical Island, 2015 – still da video – courtesy of the artist

Avendo seguito l’ultimo anno della tua produzione, abbiamo l’impressione che in Like pools on a tropical island tu abbia cambiato approccio: se nei lavori precedenti ti sei messa spesso in gioco come performer, in questo caso ti sei posta quasi come documentarista. Sei d’accordo?
Nei miei lavori utilizzo spesso il video e il corpo per compiere delle azioni precise o per descrivere una condizione in cui il movimento assume una dimensione più coreografica.
In questo caso ho effettivamente adottato un approccio più documentaristico, muovendomi, collezionando informazioni, incontrando diverse personalità, intervistandole ecc. Essendo il mio un ritratto non convenzionale dell’isola, l’immagine complessiva che ho voluto ricreare non necessitava della mia presenza; le piscine diventano le protagoniste e le voci fuoricampo costruiscono il filo narrativo. Credo infatti che il mio intervento più rilevante nell’intero video sia stato a livello di montaggio audio, come se questo potesse assumere una dimensione coreografica. Inizialmente ho avuto varie conversazioni informali con gli artisti, riguardo ai loro lavori, la loro pratica e il loro ruolo nell’isola. Infine ho filtrato e ricomposto il materiale come un unico flusso di coscienza collettivo.

Mati Jhurry, Like Pools on a Tropical Island, 2015 - still da video - courtesy of the artist
Mati Jhurry, Like Pools on a Tropical Island, 2015 – still da video – courtesy of the artist

L’acqua delle piscine e quella del mare non si toccano mai. Nonostante sulla carta tu faccia lo stesso lavoro delle persone che intervisti, irrimediabilmente si percepisce la distanza che vi separa. Durante tutti i tuoi dialoghi con questi artisti sei mai arrivata a identificarti con loro? In cosa invece ti senti più diversa?
Certamente, in quanto artista di origini mauriziane, questo lavoro è nato già con un coinvolgimento tale per cui mi ha portato ad approfondire e indagare questa realtà. L’incontro con gli artisti ha ulteriormente amplificato questo senso di appartenenza ed è stato interessante notare che i sistemi dell’arte presenti sull’isola si muovono con una dinamica tutta loro, che prosegue indipendentemente da quello che succede “fuori”. Arrivare da questo esterno mi ha fatto percepire la situazione in un altro modo, sottolineando la continua tensione tra il legame e il distacco che ho dall’isola e da tutto quello che ne scaturisce.

/77

www.viafarini.org
http://progetto77.tumblr.com

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/77
/77 è un collettivo di artisti composto da Giulia Ratti, Alessandro Moroni, Nicole Colombo e Luca Loreti. L'intento del collettivo è di realizzare collaborazioni e progetti che coinvolgano giovani artisti, senza esperienze espositive importanti alle spalle. Il nostro interesse principale è quello di stimolare un dibattito collettivo sul lavoro e la ricerca dei singoli artisti anche e soprattutto al di fuori dell’ambito espositivo. /77 si propone di essere il miglior contesto possibile in cui mostrare, documentare, progettare, confrontarsi e discutere del proprio lavoro. Il nostro interesse principale sono la sperimentazione e la ricerca. Lo spazio fisico diviene un luogo in cui le opere sono ancora in potenza, un laboratorio dove le idee sono in fase di sviluppo. Con il nostro lavoro stiamo creando un network fra artisti, opere, nonché istituzioni che mantengano sempre vivo il dibattito sull’arte contemporanea e sull’attualità. La nostra pratica consiste nel comprendere ed andare incontro alle esigenze dei giovani artisti offrendo loro la possibilità di sviluppare progetti che gli permettano di approfondire in modo significativo la loro ricerca.