Pane, vino e pesce. Tutta l’archeologia del cibo racconta che vita si faceva a Ercolano: l’itinerario gratuito

Il viaggio parte dalle strade della città, dove si incontrano i thermopolia, piccoli locali affacciati sulla via con banconi in muratura e orci in terracotta incassati nel piano di servizio

Nell’antica Ercolano il cibo era estremamente centrale nella vita quotidiana dei cittadini. E oggi il Parco Archeologico di Ercolano lo racconta attraverso l’itinerario tematico I luoghi del cibo a Ercolano, un percorso che attraversa botteghe, case e laboratori per ricostruire la cultura gastronomica della città distrutta insieme a Pompei durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C..

L’itinerario dedicato al cibo nell’antica Ercolano

Il viaggio (le visite sono in programma per i prossimi 3 aprile, 17 aprile e 1 maggio 2026 a ingresso gratuito, ma solo dopo aver pagato il ticket generale per l’accesso al Parco) parte dalle strade della città, dove si incontrano i thermopolia, piccoli locali affacciati sulla via con banconi in muratura e orci in terracotta incassati nel piano di servizio. Qui si consumavano pasti veloci – zuppe di legumi, cereali o pesce – in una formula che ricorda sorprendentemente lo street food contemporaneo. Accanto a queste botteghe esistevano anche locali specializzati nella vendita di vino, segnalati da insegne dipinte con brocche colorate che indicavano qualità e prezzo della bevanda.

L’importanza del pane nell’antica Ercolano

Il percorso tocca poi uno dei luoghi simbolo della produzione alimentare cittadina: il forno del panettiere Sextus Patulcius Felix. Qui è possibile ricostruire l’intera filiera del pane, dalla macinazione del grano con macine in pietra lavica fino alla cottura nei forni. Proprio questo tipo di lavorazione ha lasciato tracce sui denti degli abitanti, come rivelano le analisi antropologiche condotte sugli scheletri rinvenuti sull’antica spiaggia.

Le domus e la dieta degli ercolanesi

Le ricerche hanno restituito anche un quadro dettagliato della dieta degli ercolanesi: pesce e frutti di mare, legumi, cereali, olive, fichi e noci, con una presenza significativa di zuccheri naturali che spiega le numerose carie riscontrate nei resti umani. E se la strada racconta il volto popolare della città, le domus rivelano invece la dimensione conviviale del cibo. Nelle case più ricche, come la Casa dei Cervi, il banchetto diventava un rituale sociale. Nel triclinium – talvolta affacciato sul giardino e sul mare – si svolgevano cene articolate tra antipasti, piatti principali e frutta, spesso accompagnate da musica e conversazione. Ma il racconto prosegue anche fuori dal sito archeologico con la mostra allestita nella Villa Campolieto, dove reperti e materiali organici conservati dall’eruzione ampliano la narrazione sulla civiltà del cibo nella città vesuviana.

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Redazione

Redazione

Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.

Scopri di più