Hanno trovato una domus imperiale romana in Molise. Ecco cosa c’è nel Parco archeologico di Sepino

Le indagini condotte negli scorsi anni a Saepinum, uno dei più suggestivi parchi archeologici d'Italia, ci restituiscono la storia dell'antica città romana (che da marzo è ad accesso gratuito)

Non è tra i più famosi parchi archeologici d’Italia, ma è sicuramente suggestivo il parco di Sepino, in provincia di Campobasso, costruito attorno all’antica città di Saepinum. Qui, nel corso degli ultimi anni, sono state condotte delle importanti indagini che ci restituiscono un’immagine sempre più articolata e dinamica dell’antica città, situata nella località di Altilia.

Il parco archeologico di Sepino

Per accedere all’antica cittadina di impianto romano si entra da una delle quattro porte di accesso: a Sepino convivono i resti del primo insediamento sannita risalenti al IV Secolo a.C. e le testimonianze medievali, un bellissimo teatro romano (che supporta le case che i contadini costruirono nel XVIII Secolo) e gli spazi espositivi novecenteschi che conservano i reperti archeologici. Vista la chiusura di alcune aree per lavori PNRR volti a migliorare l’accessibilità del sito, da marzo 2026 l’ingresso al Parco Sepino è peraltro gratuito.

Le nuove indagini al parco archeologico di Sepino

Gli ultimi scavi, effettuati tra il 2023 e il 2025 con i fondi di Sviluppo e Coesione e i finanziamenti della Direzione generale Musei, si sono concentrati principalmente sul settore urbano di Porta Bojano. Le nuove ricerche hanno permesso di riportare alla luce una domus di eccezionale rilievo con un ingresso monumentale affacciato sul decumano. L’edificio documenta una lunga continuità di vita, dalla prima età imperiale fino al VI Secolo d.C. “Le recenti campagne di scavo stanno restituendo risultati di grande rilievo scientifico, permettendo di approfondire la conoscenza della città antica e delle sue trasformazioni nel lungo periodo“, ha detto Enrico Rinaldi, direttore del Parco archeologico di Sepino. “Le nuove scoperte confermano il ruolo centrale di Saepinum nella rete urbana dell’Italia romana e aprono nuove prospettive per lo studio e la valorizzazione del sito”. A conferma del legame privilegiato tra Saepinum e l’amministrazione centrale dell’Impero sono stati trovati anche dei frammenti architettonici in marmo e di un’importante iscrizione onoraria risalente al 139 d.C. (durante il regno di Antonino Pio).

La domus imperiale molisana

Le fasi più antiche del complesso sono documentate da antefisse architettoniche e ceramiche di età augustea e tiberiana, che indicano l’alto livello della residenza nel I Secolo d.C. Nella piena età imperiale e fino al III Secolo d.C. prevalgono invece ceramiche comuni e sigillate africane di importazione, dato che conferma l’inserimento di Saepinum nei circuiti commerciali del Mediterraneo. Nella tarda antichità, tra IV e VI Secolo d.C., i materiali segnalano un nuovo uso degli ambienti per attività produttive o di stoccaggio. 

La vita quotidiana dell’antica Sepino

Le nuove evidenze consentono non solo di acquisire dati inediti sulla storia della città, ma anche di restituire aspetti concreti della vita quotidiana e delle trasformazioni del paesaggio urbano nel corso dei secoli, ha sottolineato Massimo Osanna, Direttore generale Musei. E infatti il repertorio degli oggetti trovati ci dà uno spaccato concreto della vita del tempo: ci sono, oltre alle monete, lucerne in terracotta, un raro bruciaprofumi in terracotta, piccoli contenitori ceramici e oggetti personali in bronzo come anelli e una piccola chiave di scrigno. Importante, infine, un grande contenitore in piombo, decorato in rilievo con motivi solari stilizzati e teste di Gorgone, che faceva parte di un sofisticato sistema per il riscaldamento dell’acqua, che ora rappresenta una rara testimonianza delle tecnologie idrauliche del tempo. 

Le prossime indagini a Sepino

La dimora testimonia quindi l’adozione di modelli abitativi di alto livello, analoghi a quelli documentati nelle principali città romane dell’Italia centrale. Il settore della domus – i cui limiti si estendono oltre l’attuale area di scavo, confermando le dimensioni monumentali – sarà oggetto di ulteriori indagini nella prossima campagna di scavo, con l’obiettivo di definire con maggiore precisione l’estensione della dimora e la sua organizzazione.

Sono poi ripresi, dopo oltre 20 anni, gli scavi nel Foro dietro il cosiddetto Arco dei Neraz, con lo studio tridimensionale di circa 400 blocchi lapidei, e si sta ripristinando l’accessibilità del cardo massimo presso Porta Terravecchia, documentando la continuità d’uso anche nelle fasi successive alla fine dell’età antica (anche grazie a un tesoretto di monete risalente alla fase di occupazione bizantina). Le ricerche stanno infine facendo luce sul passaggio dall’insediamento sannitico di età ellenistica (II-I Secolo a.C.) alla progressiva formazione della città romana. 

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Redazione

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