Una rivoluzione in Piazza del Colosseo a Roma. Intervista a Stefano Boeri autore del progetto
Si conclude il cantiere di restauro e riqualificazione dei due ambulacri meridionali del Colosseo durato anni, preceduto da una lunga fase di indagini e ricerca. Dietro al progetto, lo studio Stefano Boeri Interiors. Ecco com’è il nuovo spazio pubblico
Quando l’Anfiteatro Flavio era in piena attività, gli ambulacri che lo circondavano avevano la funzione essenziale di convogliare gli spettatori nei settori a loro dedicati, verso le gradinate, regolando i movimenti della folla che accorreva per assistere agli spettacoli. Oggi, con la riapertura dei due ambulacri meridionali del Colosseo – sul lato dell’edificio pubblico più celebre dell’antica Roma, ai piedi del colle del Celio – si completa una lunga operazione di riscoperta e ripristino dell’assetto originale dell’Anfiteatro, iniziata nel 2009-2010 con la ripavimentazione dei settori Stern e Valadier.
Il cantiere di recupero e riallestimento degli ambulacri meridionali del Colosseo
Tra il 2021 e il 2024, grazie ai fondi compensativi legati al cantiere della Metro C – che solo qualche mese fa ha permesso di inaugurare le due archeostazioni di Colosseo e Porta Metronia – l’area dov’erano un tempo i due corridoi che correvano lungo il fianco sud dell’Anfiteatro Flavio (superficie complessiva di 1300 metri quadri) è stata sottoposta a una serie di indagini archeologiche volte a ripristinarne la leggibilità persa nel corso dei secoli a causa di spoliazioni, demolizioni e crolli. Finanziato con 4 milioni di euro, il cantiere ha permesso di rimuovere i sanpietrini poggiati nell’Ottocento e di posare sull’antica quota pavimentale, già scomparsa nel IX Secolo, una nuova pavimentazione in travertino (di Tivoli, come l’originale) realizzata tra il 2024 e il 2026, per accompagnare il pubblico verso una migliore comprensione del funzionamento del Colosseo come spazio urbano.
Perduta completamente l’ossatura dei pilastri e delle volte che coprivano gli ambulacri, gli archeologi hanno infatti lavorato sugli interri superstiti per raggiungere la quota della pavimentazione originaria in blocchi di travertino.
Stefano Boeri per il riallestimento degli ambulacri meridionali del Colosseo
Il progetto di ripristino dell’area, curato dallo studio dell’architetto Stefano Boeri (già al lavoro nel 2021 nel 2021 per il nuovo ingresso e passerella pedonale di accesso alla Domus Aurea) durante la direzione di Alfonsina Russo con Federica Rinaldi come responsabile unica del procedimento e Barbara Nazzaro come direttrice dei lavori, è stato guidato dall’idea di restituire la percezione e la visione di uno spazio “interno” corrispondente ai due ambulacri crollati, tenendo conto della originaria pavimentazione in blocchi di travertino, dei livelli di preparazione e delle infrastrutture che sono emerse durante le indagini preliminari. “Un’esperienza straordinaria, vissuta in stretto contatto con la direzione e i tecnici del Parco Archeologico” spiega ora Boeri. “La nuova pavimentazione in travertino del piazzale sud dell’Anfiteatro Flavio ha finalmente restituito la percezione della dimensione originale del monumento e della sua quota di calpestio, offrendo al contempo al pubblico la possibilità di avvicinarsi alle sue mura e di immaginare il ritmo e la sequenza degli ambulacri e dei fornici perduti nel corso del tempo. Un progetto rispettoso e insieme utile che completa la ricerca portata avanti con intelligenza e cura dagli archeologi del Parco del Colosseo. Chi da oggi camminerà sugli ambulacri” prosegue l’architetto “si sentirà dentro al monumento. E l’area diventa anche uno spazio di sosta: c’è l’idea di restituire uno spazio vivo e pubblico a contatto col monumento. Questo non significa non rispettare le preesistenze”.
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La nuova sistemazione degli ambulacri del Colosseo: le polemiche e gli obiettivi
Sull’opportunità di ricreare la pavimentazione in questione si è molto discusso nelle settimane che hanno preceduto l’inaugurazione: “Le polemiche sono un fatto bello, le ho seguite tutte” dice ad Artribune Boeri “Io penso che questa operazione vada nella direzione di democratizzare il rapporto con l’archeologia”.
Nel dibattito è intervenuto, dalle pagine del Corriere della Sera, anche il professor Andrea Carandini, rivendicando la necessità e la bontà dell’operazione: “Era fondamentale liberare il Colosseo e ridargli spicco ritrovando la quota originale, riguadagnando alla storia quello spazio ora finalmente scavato e valorizzato. Ritrovati alcuni piloni mozzati degli ambulacri asportati e lembi dei loro pavimenti si è dovuto prima di tutto ripavimentare quei luoghi in travertino. Trattandosi di spazi coperti e ormai a cielo aperto si è dovuto prevedere un pavimento con leggera pendenza verso l’esterno, non necessaria in origine. Andavano poi riproposte le due file di pilastri che reggevano gli ambulacri spoliati. Si è scelto di procedere con una ricostruzione simbolica, poggiando in corrispondenza cubi appena sollevati dal pavimento, volti a suggerire le preesistenze perdute, in continuità con identici cubi allestiti in una precedente e limitata valorizzazione, che altrimenti avrebbero dovuto essere demoliti e rifatti” spiega l’archeologo, sottolineando anche che il colore del travertino posato, oggi fin quasi abbagliante nel suo candore, si smorzerà per effetto degli agenti atmosferici, acquistando col tempo un aspetto più naturale e armonico. I lavori hanno permesso anche di scavare uno spazio dove saranno accolti una nuova biglietteria e servizi per i visitatori. E, per un tratto (tra i fornici LXVI e LXXI), le fondazioni dei due ambulacri sono state lasciate esposte, a testimonianza delle indagini archeologiche condotte e per raccontare le modalità costruttive del monumento.
Un’operazione comunque reversibile
Da un punto di vista tecnico, si è lavorato perseguendo la compatibilità dei materiali con quelli antichi e utilizzando soluzioni di nuova generazione che impiegano calce naturale esente da cemento – sviluppata appositamente – per realizzare massetti e adesivi chimicamente compatibili con i tessuti archeologici originali. E nel rispetto delle stratigrafie storiche, assicurando anche la reversibilità degli interventi, secondo i moderni principi del restauro conservativo. Non, dunque, puntando a una ricostruzione estetica della pavimentazione originale, ma contribuendo ad approfondire le conoscenze scientifiche sull’area e sulle tecniche costruttive antiche.
Le lastre in travertino che compongono la “nuova” pavimentazione, sono state posate sui massetti realizzati per proteggere le strutture archeologiche sottostanti mediante adesivi specifici a base di calce, compatibili con il materiale lapideo e pedonabili in tempi brevi.
“Da oggi visitatori e romani avranno una nuova visione del Colosseo grazie a uno spazio rinnovato nel suo aspetto che saprà accogliere il pubblico narrando il monumento in un settore particolare” sottolinea il direttore del Parco Archeologico del Colosseo, Simone Quilici “Già all’interno dell’anfiteatro o meglio del suo profilo originale, ma all’esterno”.
Intanto il pubblico mostra gradimento: una piazza che non offriva comode soluzioni per sedersi o riposarsi dopo la visita oggi si è trasformata in uno spazio pubblico più accogliente, pieno di podi dove giocare, sdraiarsi, fotografarsi o contemplare un monumento unico.
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