In Cina un museo riscrive la storia dell’età del bronzo. E racconta una civiltà sconosciuta 

Maschere senza precedenti, animali in bronzo e alberi sacri. Il Museo di Sanxingdui, nel Sichuan, è ricco manufatti che aprono un varco sulla storia della Cina antica. Ci siamo stati e ve lo raccontiamo

Il primo impatto con il nuovo Museo di Sanxingdui, inaugurato nel luglio 2023, progettato dallo studio China Southwest Architecture Design and Research Institute (CSWADI), è già di per sé un’esperienza. La sua architettura sembra fare parte del paesaggio, sorge naturalmente dalla pianura del Sichuan come una grande collina organica, con curve morbide e fessure che filtrano la luce. Sostituisce il precedente museo del 1997, diventato troppo piccolo per contenere l’ondata di scoperte degli ultimi anni. Questo nuovo spazio è un contenitore ma anche un vero e proprio portale verso un mondo dimenticato. 

Museo di Sanxingdui, Cina. Photo Jade Vlietstra
Museo di Sanxingdui, Cina. Photo Jade Vlietstra

Oltre la soglia, il tempo si deforma 

Varcato l’ingresso, l’atmosfera cambia radicalmente. Un’aria fresca e solenne avvolge il visitatore, mentre i primi pannelli raccontano una storia che sembra uscita da un romanzo d’avventura: il ritrovamento casuale del 1929 da parte di contadini, le prime indagini sistematiche del 1934, e poi la grande svolta tra il 1980 e il 1986, con la scoperta delle due Fosse Sacrificali N.1 e N.2 che hanno rivelato al mondo l’esistenza di una civiltà fino ad allora sconosciuta. Le datazioni scientifiche ci dicono che questo popolo fiorì tra il 1600 a.C. e il 1100 a.C., contemporaneamente alla potente Dinastia Shang della Cina centrale. Ma qui finiscono i parallelismi, perché ciò che emerge dalle teche di Sanxingdui non assomiglia a nulla di ciò che conosciamo dell’antica Cina. È come se avessimo scoperto un pianeta parallelo della storia umana. 

Figure in bronzo, Museo di Sanxingdui, Cina. Photo Jade Vlietstra
Figure in bronzo, Museo di Sanxingdui, Cina. Photo Jade Vlietstra

Le maschere di Sanxingdui  

Il cuore del museo si trova nelle sale principali, dove un’illuminazione studiata crea un’atmosfera ipnotica. Ed è qui che si incontrano loro: le maschere di Sanxingdui. Sono volti non proprio umani, ma visioni. Possiedono occhi a cilindro che sporgono come cannocchiali, strumenti ottici per scrutare dimensioni a noi precluse. Hanno orecchie smisurate a forma d’ali, forse create per captare frequenze ultraterrene. Le loro acconciature sono architetture sacre: trecce intrecciate finemente, chignon e copricapi a volute che trasformano il capo in un tempio in miniatura. 

Uccello in bronzo, Museo di Sanxingdui, Cina. Photo Jade Vlietstra
Uccello in bronzo, Museo di Sanxingdui, Cina. Photo Jade Vlietstra

La mitologia in bronzo di Sanxingdui 

Mentre lo sguardo vuoto delle maschere di bronzo ti segue nelle sale, è un altro regno a prendere forma: un intero pantheon animale che popola la mitologia di Sanxingdui. Prima ancora di capirne il significato, si viene travolti dalla sua presenza costante: uccelli sacri sui rami di un albero cosmico, draghi-serpenti attorcigliati al suo tronco, tigri di giada in agguato. Un linguaggio simbolico perfetto, qui la natura non è decorazione ma un alfabeto sacro, un linguaggio simbolico per dialogare con il divino. 

Ruota in bronzo, Museo di Sanxingdui, Cina. Photo Jade Vlietstra
Ruota in bronzo, Museo di Sanxingdui, Cina. Photo Jade Vlietstra

La rivoluzione delle nuove scoperte 

Se il museo già di per sé lascia senza fiato, la sezione dedicata alle nuove fosse scoperte tra il 2019 e il 2022 rappresenta una seconda ondata di meraviglia. Qui si possono ammirare dal vero tesori di cui si è tanto parlato: la Grande Maschera d’Oro, sottile come una foglia, e l’imponente mascherone di bronzo della Fossa N.3, largo oltre un metro e fuso in un unico getto. Ma la vera rivoluzione è scientifica. I pannelli esplicativi rivelano come le nuove datazioni al carbonio-14 suggeriscano una cronologia ancora più antica: la padronanza del bronzo a Sanxingdui potrebbe essere iniziata già dal 1800-1700 a. C.. Questa scoperta ha implicazioni enormi: significa che questa civiltà sviluppò la metallurgia del bronzo in modo parallelo e indipendente rispetto alla Dinastia Shang. Non era una provincia periferica, ma un centro autonomo di innovazione tecnologica e spirituale. 

Museo di Sanxingdui, Cina, veduta interna. Photo Jade Vlietstra
Museo di Sanxingdui, Cina, veduta interna. Photo Jade Vlietstra

Sanxingdui. Un’eredità che interroga il presente  

Uscendo dal museo, la luce naturale del Sichuan sembra quasi banale dopo aver incrociato quegli sguardi oblunghi di bronzo. Sanxingdui lascia un’impronta profonda perché sfida le nostre categorie consolidate. Qui non troviamo armi, né iscrizioni di conquiste, né monumenti al potere temporale. Troviamo solo strumenti per il dialogo con l’assoluto. Mentre altre civiltà contemporanee forgiavano spade, a Sanxingdui si fondevano preghiere. Questa è forse la lezione più preziosa che questo luogo offre: la storia umana non è un racconto unico e lineare, ma una costellazione di esperienze diverse, di vie alternative esplorate e poi abbandonate. Sanxingdui ci ricorda che esistono modi diversi di essere civiltà, di concepire il sacro, di immaginare il rapporto tra umano e divino. Per chi si appresta a studiare archeologia o semplicemente ad esplorare le radici della nostra storia comune, Sanxingdui non è solo un museo da visitare. È un invito a mantenere la mente aperta, a cercare non solo ciò che conferma ciò che già sappiamo, ma soprattutto ciò che lo mette in discussione. Perché è nelle domande senza risposta, nei misteri irrisolti, che spesso si nascondono le verità più profonde sul nostro passato – e forse anche sul nostro futuro. 

Jade Vlietstra 

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