Una nuova inattesa pavimentazione esterna al Colosseo. Si recupera l’aspetto originale degli accessi all’Anfiteatro
Il cantiere di restauro e riqualificazione dei due ambulacri meridionali del Colosseo è durato anni, preceduto da una lunga fase di indagini e ricerca per garantire l’utilizzo di materiali e tecniche compatibili con l’antichità. Il nuovo percorso pedonale sarà presto fruibile, ma fa discutere
In quello che è uno dei più ambiziosi cantieri di riqualificazione della Roma archeologica avviato negli ultimi anni, proseguono i lavori per la realizzazione del Grande raccordo anulare ciclabile che, nell’area dei Fori e del Palatino, assecondando una rientranza prevista nel progetto globale del Grab, permetterà di muoversi in bici in totale sicurezza. Dopo il primo tratto realizzato su via di San Gregorio, fino al 31 marzo i lavori interessano via Celio Vibenna, mentre si procede anche alla realizzazione del tratto su via dei Fori Imperiali, che sorgerà a complemento della nuova passeggiata urbana work in progress, finanziata nell’ambito del progetto Carme.
Il restauro degli ambulacri meridionali del Colosseo. La nuova pavimentazione in travertino
Intanto, però, anche il Colosseo è interessato più direttamente da un intervento archeologico e di restauro dedicato agli ambulacri meridionali – i due corridoi che un tempo correvano lungo il fianco sul dell’Anfiteatro Flavio – per ripristinarne la leggibilità persa nel corso dei secoli, tra spoliazioni, demolizioni, crolli che hanno interessato l’area.
L’intervento, che si concretizza nella posa di una nuova pavimentazione in travertino, è stato preceduto da una lunga fase di indagini avviate nel 2022, ed è finalizzato ad aprire al pubblico una porzione di “piazza” pedonale finora non fruibile, ampliando i percorsi di visita del Colosseo, e restituendo al monumento l’originaria geometria.

Lo studio archeologico su materiali, tecniche costruttive e aspetto degli ambulacri del Colosseo
Il crollo dei due corridoi avvenne a seguito di demolizioni e terremoti già a partire dal VI-VII secolo e con continuità nei secoli a seguire. Perduta completamente l’ossatura dei pilastri e delle volte che coprivano gli ambulacri, gli archeologi hanno lavorato sugli interri superstiti per raggiungere la quota della pavimentazione originaria in blocchi di travertino. Sono dunque stati rimossi i sanpietrini (moderni) che insistevano su tutta l’estensione dell’area, per restituire, invece, la percezione e visione di uno spazio “interno” corrispondente ai due ambulacri crollati, tenendo conto della originaria pavimentazione in blocchi di travertino, dei livelli di preparazione e delle infrastrutture che sono emerse durante le indagini preliminari.

Un restauro che fa discutere
Finanziato dal Ministero della Cultura nell’ambito degli “Interventi di tutela di Piazza del Colosseo” coordinati dal Parco Archeologico del Colosseo, ora il cantiere ripristina il volto “inedito” di uno spazio che presto potrà essere goduto da romani e turisti. Si è lavorato perseguendo la compatibilità dei materiali con quelli antichi e utilizzando soluzioni di nuova generazione che impiegano calce naturale esente da cemento – sviluppata appositamente – per realizzare massetti e adesivi chimicamente compatibili con i tessuti archeologici originali. E nel rispetto delle stratigrafie storiche, assicurando anche la reversibilità degli interventi, secondo i moderni principi del restauro conservativo. Non, dunque, puntando a una ricostruzione estetica della pavimentazione originale, ma contribuendo ad approfondire le conoscenze scientifiche sull’area e sulle tecniche costruttive antiche.
Le lastre in travertino che compongono la “nuova” pavimentazione, sono state posate sui massetti realizzati per proteggere le strutture archeologiche sottostanti mediante adesivi specifici a base di calce, compatibili con il materiale lapideo e pedonabili in tempi brevi. I massetti dovranno anche sostenere il peso dei milioni di visitatori che ogni anno transiteranno nell’area, dove è in corso anche la posa di blocchi in travertino che fungeranno da sedute. La scelta adottata, però, sta già facendo discutere: sarebbe stato più opportuno lasciare a vista le strutture sottostanti, realizzando solo un percorso calpestabile perimetrale, meno impattante sotto il profilo visivo?
Livia Montagnoli
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