“Cannon Fodder”: pittura e denuncia nella prima personale dell’artista Giuditta Branconi a Reggio Emilia
La prima personale di Giuditta Branconi è in uno spazio istituzionale: in mostra nuove opere e un'installazione di tele dipinte che si ispirano a cultura alta e cultura popolare
Le opere di Giuditta Branconi (Sant’Omero, 1998) travolgono, immergendo lo spettatore in un vortice pittorico, in una sorta di energia creativa che sovrasta e sorprende, perdendo il riguardante nelle trame dei mille segni che l’artista produce. Magari tentando di stabilire connessioni tra i frammenti di un processo creativo che da un punto di partenza si espande tra mille lettere, disegni e colori. Trovarsi di fronte ad una delle opere dell’artista abruzzese esposte alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia nella mostra “Cannon Fodder” equivale un po’ a questo.

Cuori, catene, volti, stelle e numeri sulle tele di Giuditta Branconi
Eppure l’aspetto sorprendente è che in questo vortice non si avverte il caos. La composizione delle opere segue un suo rigore. E più si indugia sul soggetto più lo sguardo si ritrova a riconoscere elementi distinti, parole nitide e chiare riportate in molteplici lingue differenti, simboli, stilemi. Tutto è collegato, connesso in una sorta di accumulo e di viaggio iconografico che riempie l’animo ed i pensieri. Cuori, catene, volti, stelle, numeri, talfabeti diversi: le opere di Branconi offrono una trama per tutto questo. E poi ancora scene di caccia, fiori, uccelli, scheletri, farfalle: tutti gli elementi di queste grottesche contemporanee coesistono, ibridandosi, in un immaginario eclettico, stratificato e visionario – una sorta di media-evo fantastico che si avvicina al pensiero dello storico dell’arte Jurgis Baltrušaitis sulla potente vitalità dell’arte gotica medievale.
Ed è forse anche per questo che l’artista ha scelto e deciso di potenziare il testo come elemento centrale delle sue opere, creando così una sorta di diario grazie a cui tenere il filo delle connessioni. “Nei miei dipinti tutto avviene contemporaneamente “spiega l’artista. “Non voglio direzionare lo spettatore, lo spettatore può vedere ciò che vuole. Lo sguardo è anarchico”.
La tecnica e le opere di Giuditta Branconi
Nei lavori scelti dalla Collezione Maramotti che costituiscono la prima mostra personale di Giuditta Branconi in uno spazio istituzionale, c’è tanto di lei. Nata a Teramo nel 1998, l’artista si è formata tra Milano ed Urbino, dove ha sviluppato la sua tecnica pittorica che è una combinazione di pittorica e tecnica portata su tele sottili dalla superficie levigata che sono leggibili anche nella parte posteriore, fronte e retro. Per questa mostra ha realizzato una serie di nuove opere e una grande installazione composta da un trittico di dipinti disposti nello spazio. Al centro della sala c’è anche una grande installazione composta di tele dipinte, nella quale il pubblico può fisicamente entrare. Un’opera che “si attraversa” come si attraversa un pensiero. Nostro o di qualcun altro, dell’artista in questo caso.
Il titolo scelto Cannon Fodder,(“carne da cannone”) fa riferimento a corpi sacrificabili. Il richiamo è quello ad un sistema più ampio che ci “governa” e nello slittamento dal campo militare alla dimensione visiva e simbolica, Giuditta Branconi vuole far riflettere il visitatore su un presente doloroso e violento. Fatto di guerre, di dolore. Su quanto il contesto internazionale di oggi sia opprimente.
La mostra alla Collezione Maramotti
E allora le immagini che sceglie diventano come munizioni da lanciare a sua volta come atto di denuncia contro tutto questo. Una sorta di “Esplosione” emotiva e politica. Ma non solo. Sulle tele di Branconi ci sono anche riferimenti iconografici della cultura alta e di quella popolare, estratti di letteratura, fumetti, giornali, canzoni e messaggistica istantanea, l’artista marchigiana trasforma lo spazio del quadro in un luogo pullulante e ossimorico, un labirinto semiotico in cui immagini, parole e simboli apparentemente incongruenti coesistono liberamente come in un flusso di coscienza. Ci si ritrova ad oscillare tra alfabeti, registri diversi, accostamenti e continue sovrapposizioni e si ha la sensazione di entrare in una sorta di giardino segreto, di un Eden di colori, voci e significati. Un giardino, però, che costringe a riflettere.
Francesca Galafassi
Reggio Emilia//fino all’8 novembre 2026
Cannon Fodder
Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66
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