Un podcast racconta cinquant’anni di sperimentazioni critiche di Enrico Crispolti
Dieci episodi, dal 28 settembre al 30 novembre, ripercorrono le esperienze che hanno segnato la ricerca del critico sull’arte come pratica partecipativa e strumento di trasformazione dello spazio sociale. A Roma, fino al 25 settembre, la mostra all’Archivio Enrico Crispolti ne ricostruisce le vicende attraverso documenti e materiali d’archivio
Che cosa può fare l’arte quando esce dai luoghi deputati alla sua esposizione e incontra la città? È una domanda che attraversa buona parte della ricerca di Enrico Crispolti (Roma, 1933 – 2018) e che oggi torna al centro di un progetto dell’Archivio a lui intitolato.
Enrico Crispolti. L’Arte nella città. Dalla partecipazione all’ambiente come sociale è infatti il titolo di un podcast in dieci episodi che, dal 28 settembre al 30 novembre 2026, ripercorrerà alcune delle esperienze più significative elaborate dal critico romano dagli Anni Settanta fino agli inizi del nuovo millennio.
Il progetto nasce in continuità con l’omonima mostra attualmente allestita presso l’Archivio Enrico Crispolti di Roma e curata da Anna Mazzanti in collaborazione con l’Archivio.

Enrico Crispolti e l’arte fuori dal museo
Pubblicato con cadenza settimanale sul canale Archivio Enrico Crispolti di Spotify, il podcast attraversa dieci esperienze che restituiscono la progressiva elaborazione del pensiero del critico sull’intervento artistico nello spazio urbano. Non una semplice cronologia di mostre e progetti, ma un racconto di pratiche nelle quali l’opera tende a perdere la propria autonomia per entrare in relazione con il contesto, con chi lo abita e con le trasformazioni della città. Si parte da Volterra 73, il progetto del 1973 curato da Crispolti che trasformò una manifestazione dedicata all’artigianato dell’alabastro in un laboratorio a cielo aperto. Qui gli interventi degli artisti non vengono semplicemente collocati nello spazio urbano, ma nascono dal confronto con la storia e l’identità del territorio e dal coinvolgimento della cittadinanza. Un modello destinato a riverberarsi nelle esperienze successive: da Operazione Arcevia – comunità esistenziale, pensata come progetto interdisciplinare di un villaggio ideale, a Operazione Roma Eterna, che nel 1974 immaginava interventi capaci di confrontarsi direttamente con le realtà sociali della capitale. Il percorso del podcast arriva quindi alla Casa del Popolo di Ponticelli, al Gruppo Salerno 75 e alla Cooperativa Alzaia, esperienze accomunate dal tentativo di superare il rapporto verticale tra artista e pubblico e di costruire forme di partecipazione più orizzontali. Al centro emerge una concezione dell’artista come “co-operatore”, chiamato a lavorare insieme alle comunità anziché semplicemente rappresentarle. Un passaggio che trova una sintesi fondamentale nella sezione Ambiente come sociale della Biennale di Venezia del 1976, dove Crispolti porta sul piano internazionale una riflessione maturata negli anni precedenti. Il viaggio prosegue poi verso Campo del Sole, complesso di colonne-sculture realizzato tra il 1985 e il 1989 sulle rive del Lago Trasimeno, dove arte, paesaggio e memoria si incontrano in una dimensione permanente, fino ad arrivare al Concorso di idee per Piazza Augusto Imperatore del 2001. A distanza di quasi trent’anni dalle prime sperimentazioni, il rapporto tra arte, architettura e città torna così a essere terreno di confronto collettivo.

Dalla partecipazione all’ambiente come sociale
A tenere insieme esperienze tanto diverse è una questione ancora attuale: come può l’arte contribuire alla costruzione di una dimensione più umana della città? Per Crispolti, la risposta passa attraverso il superamento dell’idea dell’opera come oggetto autonomo e attraverso la ricerca di modalità capaci di coinvolgere direttamente il territorio. È già evidente nella Dissuasione manifesta – Operazione 24 fogli, del 1973, dove il manifesto pubblicitario viene sottratto alla sua consueta funzione persuasiva e trasformato dagli artisti in uno strumento di comunicazione alternativa nello spazio urbano. Ed è altrettanto evidente nei progetti partecipativi sviluppati negli anni successivi, dove il pubblico non è più soltanto destinatario, ma parte attiva del processo. Il podcast segue proprio questa trasformazione: dalla partecipazione come pratica di avvicinamento tra arte e comunità all’idea dell’ambiente come sociale, inteso da Crispolti come contesto umano e luogo di intervento non gerarchico. La città diventa così non soltanto lo sfondo dell’opera, ma il luogo nel quale l’opera può contribuire a produrre identità, memoria e nuove forme di relazione. Una prospettiva che, riletta oggi, permette di guardare con occhi diversi anche molte delle pratiche artistiche contemporanee che lavorano sulla rigenerazione urbana, sulle periferie e sulla dimensione pubblica dell’arte.

La mostra all’Archivio Enrico Crispolti
Il podcast si inserisce nel percorso della mostra Enrico Crispolti. L’Arte nella città. Dalla partecipazione all’ambiente come sociale, visitabile a Roma presso l’Archivio Enrico Crispolti in Via Livenza 2, fino al 25 settembre 2026. Curata da Anna Mazzanti in collaborazione con l’Archivio, l’esposizione nasce da un lungo lavoro di ricerca sulle fonti conservate nell’archivio del critico: appunti, corrispondenze, fotografie, libri, materiali audio e video, molti dei quali inediti, permettono di ricostruire le diverse fasi di una ricerca sviluppatasi nell’arco di oltre trent’anni. La mostra e il podcast diventano così due modalità complementari di avvicinarsi allo stesso patrimonio.
Parola alla curatrice Anna Mazzanti
“Quante immagini nel fondo fotografico dell’Archivio di Enrico Crispolti lo ritraggono con a tracolla la macchina fotografica se non accanto ad un registratore di audiocassette! Erano i suoi strumenti di lavoro forse più efficaci e insostituibili. Restituiscono infatti un ritratto personale e metodologico della visione di Crispolti e della sua pratica di critica d’arte ‘in atto’, mosso dalla necessità di imparare ‘sul campo’, cioè direttamente dagli artisti”, spiega la curatrice Anna Mazzanti. “Oltre mille audiocassette registrate dalla fine degli anni ‘60 del Novecento al 2018 conservano oggi un patrimonio prezioso, come spesso Crispolti ribadiva nel suo noto volume metodologico ‘Come studiare l’arte contemporanea’ (1997, 2005, 2010). Nel quale riconosceva anche di aver imparato dal rapporto diretto con gli artisti più di quanto avesse imparato dai libri. Il Fondo audio Enrico Crispolti, costituisce dunque una peculiarità eccezionale che conserva, infatti, la presa diretta con la storia dell’arte recente e costituisce una nuova fonte diretta utile a comprendere un sistema dell’arte non avulso dalla società. Fonti sonore che oggi l’Archivio Crispolti presenta con il podcast l’Arte nella città dalla partecipazione all’ambiente come sociale, seconda tappa di un progetto più ampio che è partito da una mostra di documenti all’interno degli spazi dell’Archivio e che si concluderà con la pubblicazione di un volume nel 2027. Ecco che quindi l’arte e la storia dell’arte si fanno strumenti di comprensione di un tempo, anche grazie al dialogo diretto con la contemporaneità. Con rara lucidità Crispolti concepiva il proprio archivio/biblioteca non solo come strumento di lavoro, ma come giacimento da lasciare alle future generazioni, quale eredità storica fondante del proprio tempo”.
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