La mostra di Giuseppe Pietroniro a Bologna. Ovvero un elogio dell’errore
Punti di vista prospettici che si innestano l’uno con l’altro, fragilità, traiettorie, e casualità in una mostra che dialoga con il fruitore creando un universo di direzioni di senso
La pratica di riconfigurazione dello spazio e di sovversione delle coordinate prospettiche esprime tutta la sua complessità con …dove tu stai, anche io sarò, la mostra personale dell’artista Giuseppe Pietroniro (Toronto, 1968; vive a Roma) da LABS Gallery a Bologna. Una mostra che, tramite diversi linguaggi, restituisce tutta la potenza che l’errore può creare interagendo lo spettatore e rendendolo partecipe e attivo all’indagine delle possibili e traiettorie che il suo sguardo può compiere.

Fragilità, movimento e incertezza nella mostra di Giuseppe Pietroniro
Ad accoglierci in mostra accanto all’entrata è un piccolo volatile posto di tre quarti verso il suo riflesso, è l’opera Codirosso (2025) che presenta un uccellino impagliato davanti ad uno specchio che punta verso di esso facendo notare una direzione, creando una traiettoria. Varcando la soglia abbiamo l’impressione di uno spazio grande e aperto, l’unica opera distaccata dalle pareti è Anvil (2025), un’ancora in ceramica sopra la quale si è posata una farfalla. La delicatezza del materiale contrasta con l’oggetto rappresentato, al quale si aggiunge la fugacità della vita del fragile animale, rimandando al tempo e alla brevità del momento. Con soli questi due elementi sarebbe possibile avere una profonda e coerente suggestione degli ambiti che la mostra analizza. Gli stormi di uccelli seguono le correnti d’aria e creano immagini astratte che si sviluppano e si articolano in cielo a volte con centinaia di volatili guidati dalla casualità del vento. La stessa cosa accade con le farfalle che non solo si muovono nello spazio con traiettorie rapide e incerte ma che tramite la loro brevissima vita trasmettono la fugacità dell’attimo che stiamo vivendo. Ecco quindi espressa la volontà della mostra di produrre una suggestione visiva costante data dalla casualità della traiettoria creata dal dispositivo spaziale capace di sovvertire le classiche regole prospettiche.
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Paradossi visivi e stanze impossibili da Labs a Bologna
Partendo da questi spunti la mostra si presenta quindi all’osservatore con l’intento di creare un contatto potente e straniante, un effetto capace di sovvertire la visione nitida e chiara della realtà per rappresentarne l’essenza incerta e volubile. Questo accade sin da subito quando l’osservatore, entrando nello spazio espositivo, osserva Tutti in uno (2026), una grande opera site specific, che occupando gran parte della parete guida lo sguardo dell’osservatore in un vortice di prospettive mancate. L’utilizzo del disegno e della grafite è essenziale per creare l’immagine di piani intersecati ambientati in prospettive a prima vista realistiche ma che poi si rivelano contorte e paradossali, restituendo l’impressione di una scena che si costruisce, si distrugge e si ricrea continuamente man mano che lo spettatore attraversa la stanza. Processo analogo accade con i Moduli Pinti (2023) che, questa volta tramite il medium della pittura, trasmettono l’immagine di stanze impossibili o ancora con i tre Disegni (2025), che tramite una raffinatissima rappresentazione grafica restituiscono stratificazioni di scenari impossibili che sfondano il foglio di carta di cotone.
Tutte le potenzialità dell’errore, nella mostra di Giuseppe Pietroniro a Bologna
Ad inglobare tutte le opere come un grande abbraccio concettuale è una citazione da un testo non pubblicato dalla curatrice Giuliana Benassi, che interpretando i concetti di inafferrabilità, confusione, delicatezza e instabilità del punto di vista restituisce con la poesia un’immagine che circonda ogni opera. Con la mostra …dove tu stai, anche io sarò vi è un vero e proprio abbandono completo a tutto ciò che l’errore può creare nella mente di chi osserva, aprendo scenari, sconvolgendo i punti di vista e dando spazio al vuoto, un vuoto che si nota in diverse parti della mostra, che prende spazio e si innesta come tratto essenziale del pensiero di un artista che si è sempre relazionato allo spazio e ai suoi universi.
Samuel Tonelli
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