Una collezione di cartoline per viaggiare rimanendo in Biennale. Parola al curatore del Padiglione Spagna

Le cartoline di Oriol Vilanova tappezzeranno le pareti del padiglione del suo paese in un progetto a cura di Carles Guerra che in questa intervista spiega la ricerca dell’artista, la loro collaborazione e il progetto per la Biennale

Si intitola Los restos – I resti il progetto espositivo dell’artista Oriol Vilanova (Manresa, 1980) per il Padiglione Spagna alla sessantunesima Biennale di Venezia, a cura di Carles Guerra. È la prima volta che lo storico padiglione ai Giardini – che dal 1922 ha ospitato più di cento artisti, da Chillida a Tàpies, da Barceló e Santiago Sierra, fino ai recenti Ignasi Aballì (2022) e la peruviana Sandra Gamarra (2024) – presenta l’opera di un artista nato e cresciuto dopo il 1975, ossia dopo la fine della dittatura e l’epoca della Transizione.  

Oriol Vilanova. Mudos, 2020, Kotaro Nukaga, Tokyo. Courtesy of the artist Carles Guerra
Oriol Vilanova. Mudos, 2020, Kotaro Nukaga, Tokyo. Courtesy of the artist

La pratica artistica di Oriol Vilanova 

Oriol Vilanova, catalano che vive a Bruxelles, è un artista difficile da classificare, che si muove tra il collezionismo come pratica rituale, la performance e la scrittura con una marcata componente teatrale. La materia prima del suo lavoro sono le cartoline illustrate, un mezzo di corrispondenza privata oggi del tutto desueto, passato di moda nell’era di WhatsApp e delle reti sociali. Di Oriol Vilanova, della sua filosofia creativa e del progetto alla Biennale di Venezia ci parla Carles Guerra (Amposta, 1965), curator indipendente, con ampia esperienza all’interno di importanti istituzioni culturali di Barcellona, come La Virreina, il Macba e il Museo Tàpies.   

Curator Carles Guerra, Ph Adriana López Sanfeliu
Curator Carles Guerra, Ph Adriana López Sanfeliu

Intervista al curatore Carles Guerra 

Chi è Oriol Vilanova e dove vive? 
Oriol appartiene alla generazione post-franchista, ma si è formato nell’epoca pre-internet, a metà strada fra l’analogico e il digitale. È architetto e nel mondo dell’arte esordisce come amateur, frequentando il mercato domenicale di Sant Antoni a Barcellona. Risiede a Bruxelles perché è una città ricca di mercatini delle pulci, con una forte tradizione di collezionismo vintage. Oriol si reca ogni mattina, di buon’ora, nella piazza di Jeu de Balle per immergersi tra le bancarelle alla ricerca di immagini formato cartolina, libri vecchi e pubblicazioni rare. La visita quotidiana al mercato è una sorta di rito: l’artista ascolta le conversazioni fra venditori e acquirenti a caccia di affari e condivide i “codici” della libera contrattazione, anche se gli oggetti che acquista non richiedono certo grandi investimenti. Il mercato delle pulci è il suo spazio di lavoro e di ispirazione, come un museo fittizio alternativo, fatto di oggetti modesti, ma interessanti per sviluppare il suo discorso critico e creativo.  

Oriol Vilanova. Photo Ingrid Sala Carles Guerra
Oriol Vilanova. Photo Ingrid Sala

Perché l’artista colleziona proprio cartoline? 
La sua è una collezione di collezioni, atemporale e in continua crescita. Riordina giorno per giorno le cartoline acquistate, classificandole in innumerevoli categorie per soggetto, tipo o epoca. L’ossessione per le cartoline rasenta il feticismo, ma il suo interesse non è per il messaggio scritto sul retro, quanto per l’immagine fotografica o disegnata sul verso. La cartolina è un oggetto vintage della cultura di massa, che illustra personaggi, monumenti e paesaggi che oggi forse non hanno più fascino. Si tratta poi di materiale “elastico”, che si può comprimere o espandere: si può conservare dentro scatole, in un libro o in un raccoglitore; oppure esporre a una parete, come un museo domestico. Le cartoline sono copie di copie, che spesso si ripetono, ma proprio per questo interessano all’artista, attratto anche dal contesto sociale in cui vengono vendute. Per Vilanova, la collezione è un accumulo di immagini non diverso da quello a cui siamo tutti sottoposti nel mondo digitale odierno.  

Come si esprime creativamente Oriol Vilanova? 
La pratica artistica di Oriol è costante, monotona e routinaria: la sua compulsione collezionistica produce una reiterazione dell’azione creativa. Le cartoline ispirano sia le installazioni sia la scrittura, che spesso si traduce in teatro performativo, dai toni semiseri. Oriol ha composto alcuni testi come Ellos no pueden morir (2011) i cui protagonisti sono Dalí, Disney e Lenin che, si dice, si siano fatti imbalsamare per essere eterni, ma che, per un errore nel processo di conservazione, si siano risvegliati riscoprendo di non essere affatto immortali. Nell’opera dialogo Adiós (2012-14), invece, si immagina che a una distruzione totale del Louvre sopravvivano solo i souvenir del bookshop, suscitando una riflessione tra originale e replica di un’opera d’arte. Per l’artista anche la copia è un’originale, dato oggi siamo immersi tra le copie, siano esse analogiche o digitali.  Prossimamente è in uscita, invece, Poemas económicos, un testo che raccoglie le conversazioni del mercato e si preannuncia già come il romanzo dell’anno! 

Cosa la unisce a Oriol Vilanova e come nasce l’idea per il padiglione?  
Abbiamo uno sguardo simile sulla storia dell’arte recente e il progetto per il padiglione è nato nel corso delle nostre frequenti conversazioni, in maniera del tutto naturale. A mio giudizio, l’etica di Oriol è perfettamente in linea con il tema della Biennale Arte 2026, In Minor Keys (In tonalità minori), proposto dalla curatrice africana Koyo Kouoh (1967-2025) prima della sua prematura scomparsa. La pratica artistica di Oriol resta sempre ai margini del sistema culturale ed entra nelle grandi questioni del nostro tempo attraverso una porta secondaria.  

Com’è strutturato l’allestimento? 
Le cartoline tappezzeranno le pareti dei diversi ambienti del padiglione. Non sveliamo né la quantità, né l’ordine o il raggruppamento per categorie. Diciamo solo che saranno tutte appese in verticale, a prescindere dal senso dell’immagine che ritraggono. La provenienza è diversissima e di epoche comprese fra la fine dell’Ottocento e l’attualità. Il padiglione rappresenta il fotofinish di un progetto in continua crescita, è solo una parte della collezione, che è work in progress. La sequenza delle sei stanze produce un dialogo fra le diverse immagini pensato per generare nello sguardo del visitatore una narrativa inaspettata e infinitamente variabile. Oriol vuole offrire una pluralità di visioni del mondo e non l’immagine di un solo Paese (la Spagna, appunto). 

Cos’altro comprende il progetto spagnolo per Venezia 2026? 
Alla sovraesposizione di immagini all’interno del padiglione corrisponde una performance più discreta – non annunciata e senza orari prestabiliti – che si terrà all’esterno del recinto, durante tutto il periodo della biennale. Si intitola Il fantasma della libertà (da un frammento di un film di Buñuel) ed è un incontro visivo con una sola cartolina, senza mediazione linguistica. Il catalogo dell’opera di Oriol Vilanova (venduto nel bookshop della Biennale ndr.) è infine concepito come un concentrato della collezione, un modo per “portarsi a casa” l’esperienza del padiglione, in un’edizione speciale disegnata da Zak Kyes.  

Federica Lonati 

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Federica Lonati

Federica Lonati

Federica Lonati (Milano, 1967), giornalista professionista italiana, dal 2005 vive a Madrid. Diploma al Liceo Classico di Varese e laurea in Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Milano, si è formata professionalmente alla Prealpina, quotidiano di Varese, scrivendo di cronaca,…

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