Come sarà la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi? Ce la racconta il regista Marco Boarino

Rifiutando la retorica dell’inclusione e l’estetica standardizzata dei grandi eventi, Boarino vuole cambiare il modo in cui raccontiamo la disabilità e il ruolo dell’arte contemporanea nello spazio collettivo. Anche per “superare la distinzione tra Olimpiadi e Paralimpiadi”

Chiuse le Olimpiadi, è tempo delle Paralimpiadi di Milano-Cortina. In apertura il prossimo 6 marzo all’Arena di Verona, i Giochi Paralimpici prenderanno il via con una grande cerimonia diretta dal regista Marco Boarino, che dal 2005 scrive, crea e dirige grandi spettacoli dal vivo. Per celebrare lo sport paralimpico, per la prima volta da dentro un monumento UNESCO, Boarino vuole compiere un ulteriore passo nel superamento di un modo vecchio e dannoso di raccontare la disabilità, compito in cui si è fatto guidare dall’arte contemporanea. Lo abbiamo intervistato.

Marco Boarino
Marco Boarino

Raccontare la disabilità nei grandi eventi. L’intervista al regista Marco Boarino

Come è cominciato il tuo percorso verso la cerimonia delle Paralimpiadi?
L’avventura è iniziata due anni fa, quando sono stato chiamato da Alfredo Accatino e Adriano Martella di Filmmaster, che produce la cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici così come quella di chiusura dei Giochi Olimpici (la scenografia è la stessa, per motivi logistici). Sono stato molto contento di questo coinvolgimento: lavorare con il mondo della disabilità mi ha permesso di superare la retorica dell’inclusione e dei messaggi in stile “siamo tutti uguali”.

La narrazione della disabilità è cambiata negli ultimi anni? E come?
Prima, soprattutto nell’ambito dello sport, la comunicazione era legata alla compassione; è seguito un ribaltamento in “superomismo”. Poi, il cambiamento: con le Paralimpiadi di Parigi il coreografo Alexander Ekman ha dato un grande la, e gli sportivi hanno avuto un racconto semplice e fresco. Il messaggio che emergeva dai partecipanti era chiaro: smettetela di chiamarci “persone disabili” o “atleti paralimpici”, siamo persone e atleti.

Quali difficoltà hai incontrato nella tua visione?
Mi sono chiesto subito io, che non ho disabilità, come avrei fatto a raccontarla. Ho studiato, imparando per esempio la nuova terminologia legata agli eventi, avvicinandomi al concetto di “persone senza disabilità” o” con disabilità”. Poi ho scelto di avere al mio fianco persone come Chiara Bersani, artista, coreografa e attivista con disabilità, che ha lavorato come consulente sul mondo della disabilità per le parti di performance: la sua presenza è stata fondamentale.

Come si manifesta questa attenzione nella cerimonia?
È stato necessario lavorare con l’ambiente, che è la principale manifestazione in cui si verificano i bias e la discriminazione: nel momento in cui possiamo pensare uno spazio per tutti, e non “anche per”, allora non c’è più distinzione. Una parte chiave della cerimonia si svolge nell’interazione con lo spazio. Ho coinvolto con il coreografo francese Yoann Bourgeois, che lavora con cadute, forza centrifuga e centripeta: la sua è una scelta non solo stilistica ma narrativa, perché senza gravità i corpi hanno le stesse interazioni con lo spazio.

Cosa vedremo alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi

Come sarà strutturata la cerimonia?
Ci saranno quattro parti: Vibes, Spaces, Loves, Together. Partendo dalla vibrazione di corpi si genera uno spazio in cui interagire in maniera nuova; uno spazio dove tutti gli amori sono benvenuti – l’idea è anche quella di ricollegarsi al concetto di Verona come città dell’amore, per Romeo e Giulietta – ; nel quadro finale, con la mitica canzone Volare, si porta in scena un coro musicisti di grande qualità da tutto il mondo, tra live e multimediale.

Vedremo volti noti?
A differenza delle cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi, non ho scelto i talent, ci sono nomi di grandi professionisti: per la musica i dj Meduza, Steward Copland, l’ex batterista dei Police, e Dardust, per me uno dei rappresentanti più autorevoli del nuovo suono italiano. Per la parte performativa ci saranno professionisti dal mondo, come le étoile del Cirque du Soleil, con profili dalla danza classica a quella contemporanea, dal circo all’acrobazia, e dei performer con disabilità come Daniele Terenzi, che si è fatto costruire la prima protesi per danza. Ci saranno anche degli studenti dell’Accademia, che beneficeranno di un’esperienza di altissimo livello portando a loro volta energia e sfrontatezza.

La cerimonia di apertura delle Paralimpiadi raccontata dal regista Marco Boarino
La cerimonia di apertura delle Paralimpiadi raccontata dal regista Marco Boarino

Come si inserisce l’arte contemporanea in questo programma?
L’arte esiste quando è compresa da tutti, e quando diventa un racconto sono convinto che possa portare al raggiungimento di grandi obiettivi. Abbiamo coinvolto tre artisti, Jago, Marina Apollonio ed Emilio Isgrò. Che, per esempio, doveva avere una partecipazione piccola, e invece ha realizzato un’opera specifica da lasciare al Comitato Paralimpico e alla Fondazione Milano Cortina. È stato molto generoso: lo vedremo anche in un video.

Quale diresti che sia l’obiettivo finale della tua cerimonia?
Il mio più grande auspicio è che possa generare un reale impatto sociale e culturale. Poi ho un obiettivo mio, personale, che è che questa possa essere l’ultima Paralimpiade: sogno un’Olimpiade unica con le categorie di uomini, donne, con e senza disabilità.

La cerimonia di apertura delle Paralimpiadi raccontata dal regista Marco Boarino
Le Paralimpiadi secondo il regista Marco Boarino

Il percorso di Marco Boarino come regista

Cosa ha influenzato la tua regia?
Mi vengono sempre in mente due episodi hanno segnato la persona che sono oggi. A sette anni mi hanno portato a Milano, al cinema Gloria, a vedere ET: ripensando a Elliot che porta ET nel cestino della bici, con la Luna gigantesca alle spalle, ho ancora i brividi. L’ho rivisto molti anni dopo, per l’esame di cinema all’università con Ezio Alberione, e ho potuto apprezzarne un discorso un po’ più stratificato sulla relazione con l’altro. L’altro è stato quando ho scoperto l’Antropologia Culturale, sempre all’università: folgorato, ho iniziato a divorare testi e ho dato un secondo esame, e a quel punto mi hanno proposto una tesi di ricerca in Etnomusicologia in Benin. Quel viaggio, il tipo di relazione con l’alterità e la connessione artistica come chiave di dialogo sono stati un’ispirazione immensa, che mi porto dietro in tutto quello che faccio.

La cerimonia di apertura delle Paralimpiadi raccontata dal regista Marco Boarino
Le Paralimpiadi secondo il regista Marco Boarino

Che cerimonie nascono da questa attenzione alla relazione con l’altro?
Gratuite, pubbliche e per tutti. L’anno scorso ho festeggiato vent’anni di carriera, e mi sono chiesto cosa voglio fare da qui in poi: voglio utilizzare quello che ho imparato per servire un bene comune più ampio dell’entertainment puro, che avvicini le persone e renda le differenze un nutrimento e una ricchezza. Oggi siamo bombardati da una cultura dell’immagine sproporzionata, e lamentiamo di non avere senso di comunità: vorrei creare più racconti e firmare creazioni insieme a qualcuno, assumendomi la responsabilità di un approccio collettivo anche con le giovani generazioni.

La cerimonia di apertura delle Paralimpiadi raccontata dal regista Marco Boarino
Marco Boarino

Qual è una cerimonia che porti nel cuore?
L’inaugurazione de L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 del 17 gennaio: non volevo fare un “bellissimo spettacolo” che lasciasse solo di stucco. Volevo dare un contributo alla città che 17 anni fa ha vissuto la distruzione della sua comunità, e che ora si sta ricostruendo. Ho creato uno spettacolo itinerante con la luce che si dipanava nella città con allestimenti quasi invisibili: invece delle 5mila persone attese ne sono arrivate 20mila, e mi hanno detto che dal terremoto non c’era mai stata così tanta gente in piazza. Non mi hanno detto “stupendo” ma “grazie”: è il tipo di impatto che spero di generare anche con questa cerimonia.

Giulia Giaume

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Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

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