Bologna accende i riflettori su Bartolomeo Cesi, pittore dei tempi della Controriforma 

Tra naturalismo e profonda spiritualità, al Museo civico medievale la mostra “Pittura del silenzio nell'età dei Carracci”, a cura di Vera Fortunati, consente di riscoprire il pittore bolognese che interpretò i temi sacri anticipando lo stile di Guido Reni

Nell’Italia della seconda metà del Cinquecento c’è una data che segna un cambio di passo cruciale: nel 1563, infatti, si chiude il Concilio di Trento e si dà progressivamente il via a quella riforma cattolica che trova espressione anche e soprattutto nelle arti visive. Ai vescovi delle singole diocesi viene infatti demandato il compito di orientare pittori e scultori a un nuovo linguaggio. In questo contesto il grande protagonista della Bologna controriformata è il cardinale Gabriele Paleotti che nel 1581 pubblica il Discorso sulle immagini sacre e profane al fine di suggerire agli artisti i temi appropriati da raffigurare e lo stile, che doveva essere chiaro, sobrio, coinvolgente e verosimile sia in termini biblici sia naturalistici.  

Un artista da riscoprire: Bartolomeo Cesi in mostra al Museo civico medievale di Bologna 

Proprio con il ritratto dell’illustre prelato, affiancato dal busto di papa Gregorio III Boncompagni, si apre la mostra dedicata a uno degli artisti privilegiati dalle committenze ecclesiastiche bolognesi tra la fine del XVI e l’inizio del XVII Secolo, Bartolomeo Cesi (Bologna, 1556-1629). Un artista oggi poco conosciuto, a cui viene finalmente restituito un profilo scientificamente corretto all’interno dello scenario felsineo del tempo, durante il quale si stavano affermando prima i Carracci e poi il “divino” Guido Reni: figure che oscurarono per secoli, con la loro fama, altri artisti pur dotati di notevole abilità. Fu solo nel 1939, con la tesi di laurea di Alberto Graziani, che Cesi cominciò a essere riscoperto e studiato, giungendo oggi alla mostra Pittura del silenzio nell’età dei Carracci, curata da Vera Fortunati, nel Museo civico medievale di Bologna. Esposizione che, grazie a una selezione di circa trenta opere, alcune delle quali restaurate per l’occasione, porta all’attenzione del grande pubblico il periodo più felice dell’attività del pittore, cioè quello tra il 1585 e il 1597 circa.  

Bartolomeo Cesi: l’alternativa bolognese ai Carracci 

L’introduzione all’opera di Cesi non può prescindere dagli artisti con cui si confrontò nei suoi anni giovanili, e in particolare Prospero Fontana, Lavinia Fontana e l’allora esordiente Ludovico Carracci, di cui si espongono alcune opere significative. Pur essendo un esponente di spicco dell’arte sacra, Bartolomeo Cesi si dedicò anche alla ritrattistica e il relativo focus in mostra evidenzia l’attenzione dell’artista per l’indagine psicologica dell’effigiato: l’apice qualitativo della sezione è l’intenso Ritratto di certosino in veste di Dioniso Cartusiano che dà modo alla curatrice di avvicinare il lavoro di Cesi all’universo ardente della spiritualità mistica di Zurbarán (un riferimento proposto anche da Francesco Arcangeli).  

Il focus sulle pale d’altare di Cesi al Museo civico medievale di Bologna 

Dopo la sezione sul disegno dal vero si incontrano le pale d’altare: qui un certo naturalismo carraccesco fa i conti con un’atmosfera religiosa meditativa, silenziosa, che si amplifica sul finale del secolo quando a Bartolomeo Cesi vengono affidate importanti imprese, tra cui spicca la pala realizzata per la famiglia Paleotti e le tele dipinte per la cappella maggiore di San Girolamo della Certosa, richiamate nell’allestimento da riproduzioni fotografiche. Opere monumentali in cui l’artista sembra peraltro anticipare la lezione di Guido Reni. La definizione di Cesi quale “artista conventuale” assume poi maggior concretezza di fronte due raffigurazioni di San Benedetto: nel dipinto recentemente riscoperto di proprietà della Città metropolitana di Bologna il santo è seduto su uno scranno, con un’iconografia insolita e solenne; mentre nel San Benedetto ascolta la celeste armonia la monumentalità della figura è debitrice della Santa Cecilia di Raffaello.  

Bartolomeo Cesi, Pittura del silenzio nell'età dei Carracci , Museo Civico Medievale, Bologna
Bartolomeo Cesi, Pittura del silenzio nell’età dei Carracci, Museo Civico Medievale, Bologna

Gli itinerari a Bologna per visitale le opere inamovibili di Bartolomeo Cesi 

Cesi fu anche un abilissimo frescante: per conoscere meglio la sua opera i visitatori sono invitati a rintracciare le opere inamovibili – o troppo grandi per essere trasportate – disseminate per la città. Una rassegna degli itinerari possibili, tra musei, palazzi civili ed edifici religiosi, è raccolta in un’agile guida. Vale la pena infine visitare le collezioni permanenti del Museo civico medievale che, nonostante la denominazione, conserva opere che giungono al Seicento, così da confrontare i lavori di Cesi con i dipinti dei suoi contemporanei. 

Marta Santacatterina 

Bartolomeo Cesi (1556-1629), Pittura del silenzio nell’età dei Carracci  
Museo Civico Medievale di Bologna  
Fino al 22 febbraio 2026 


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Marta Santacatterina

Marta Santacatterina

Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, collabora con varie testate dei settori arte e food, ricoprendo anche mansioni di caporedattrice. Scrive per “Artribune” fin dalla prima uscita della rivista, nel 2011. Lavora tanto, troppo, eppure trova sempre…

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