Il programma di mostre 2026 della Reggia di Venaria a Torino. Dai costumi delle regine del cinema alla rivoluzione estetica del Novecento

Due mostre scandiscono il 2026 della residenza sabauda alle porte di Torino, prossima a festeggiare i vent’anni di attività. Si parte in primavera con le “Regine in scena”; in autunno, la collaborazione con il Musée des Beaux-Arts di Lione porta i dipinti di grandi maestri del Novecento

Nel 2027, la Reggia di Venaria compirà vent’anni. Non certo quelli che definiscono la lunga storia della residenza sabauda, costruita alle porte di Torino nella seconda metà del Seicento su impulso del duca Carlo Emanuele II di Savoia (e poi ampliata dall’architetto di corte Filippo Juvarra). La data di riferimento ci riporta, invece, al 2007, quando si concludeva uno dei più ambiziosi cantieri di restauro della storia europea: un nuovo inizio per risanare la grave condizione di abbandono in cui il complesso versava fino alla metà degli Anni Novanta. 

Vent’anni di Reggia di Venaria

Da allora, la Reggia di Venaria è uno dei siti culturali più visitati d’Italia. Nel 2025, per il secondo anno consecutivo, ha superato il mezzo milione di presenze paganti (570mila i biglietti emessi). E la programmazione espositiva del 2026 punta a traghettare il complesso museale verso le celebrazioni per il ventennale mantenendo il trend positivo. Due sono le mostre organizzate in continuità con il 2025 e propedeutiche alle tematiche previste nel 2027.

mostra REGINE IN SCENA (dettaglio) Costume di Massimo Cantini Parrini, Sartoria Tirelli 2024, indossato da Mélanie Laurent, film Le Déluge. Gli ultimi giorni di Maria Antonietta, di Gianluca Jodice 2024
mostra REGINE IN SCENA (dettaglio) Costume di Massimo Cantini Parrini, Sartoria Tirelli 2024, indossato da Mélanie Laurent, film Le Déluge. Gli ultimi giorni di Maria Antonietta, di Gianluca Jodice 2024

“Regine in scena”: la mostra sui costumi del cinema

Regine in scena. Mito, storia e fantasia, dal 17 aprile al 6 settembre, tratterà il tema della rappresentazione della regalità nel cinema dal punto di vista femminile, mettendo al centro il costume cinematografico. Curata da Massimo Cantini Parrini, apprezzato costumista italiano, la mostra proporrà dunque una selezione di abiti che nella storia del cinema hanno saputo costruire l’immagine delle regine, spesso al di là della verità storica, come simbolo di potere, autorità e fascino, tra mito e fantasia. Ci sarà spazio per la Marie Antoinette interpretata da Kirsten Dunst per la regia di Sofia Coppola (2006, costumi di Milena Canonero), e per la Medea/Maria Callas di Pasolini (1969, costumi di Piero Tosi); ma anche per le regine delle fiabe e del fantasy, come la Regina di Selvascura da Il racconto dei racconti (2015) di Garrone, interpretata da Salma Hayek, che indossò abiti disegnati proprio da Cantini Parrini, o la regina impersonata da Monica Bellucci nel film I fratelli Grimm e l’incantevole strega (Gilliam, 2005), con abito realizzato da Gabriella Pescucci per la Sartoria Tirelli.
I costumi esposti sono infatti opera di storici atelier sartoriali che da decenni sostengono il grande cinema. E alla Reggia entreranno in dialogo con le architetture e gli ambienti della residenza. Il racconto della sovranità femminile sarà anche un modo per tornare alla nascita della Venaria Reale, in cui ebbero un ruolo centrale le duchesse Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours.

“Les Modernes. Da Matisse a Bacon” nell’autunno 2026

L’autunno 2026 vedrà invece il debutto del progetto realizzato in collaborazione con il Musée des Beaux-Arts di Lione. Dall’8 ottobre al 14 febbraio 2027, la Reggia accoglierà la mostra Les Modernes. Da Matisse a Bacon, a cura di Sylvie Ramond. Il percorso esplorerà l’evoluzione dell’arte moderna europea attraverso la pittura del Novecento di grandi maestri come Henri Matisse, Pablo Picasso, André Derain, Jean Dubuffet, Wifredo Lam, Hans Hartung, Simon Hantaï, Francis Bacon e molti altri. Spaziando dalla ricerca della purezza delle forme e del colore alle tensioni drammatiche dell’Espressionismo e dell’arte figurativa postbellica. Con l’intento di evidenziare la libertà creativa e la rivoluzione estetica che hanno segnato l’arte del Novecento. 

La mostra rinnova il sodalizio della Reggia con il circuito delle istituzioni culturali francesi, già strategico per il progetto su Ferdinand Léger, ora in chiusura: “Il 2026 sarà un anno chiave per quanto concerne la programmazione delle mostre per la Reggia di Venaria” spiega in proposito Michele Briamonte, Presidente del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude “in quanto potrà consolidare il carattere internazionale della nostra produzione culturale”. Puntando, al contempo, ad attrarre pubblici molteplici e diversi: approccio che ha, sin qui, ripagato.

Livia Montagnoli

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati