Il tempo e il sacro. A Padova dialogano due importanti collezioni d’arte contemporanea

Da Hermann Nitsch a Nari Ward, da Alberto Garutti ad Arcangelo Sassolino. La nuova mostra della Fondazione Alberto Peruzzo, con il prezioso contributo della collezione di Anna e Giorgio Fasol, ci interroga sui temi più ancestrali dell’esperienza umana

La Chiesa di Sant’Agnese a Padova, a pochi passi da Porta Molino, è stata sconsacrata nel 1949, dopo essere stata parzialmente distrutta dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Oggi è l’arte a restituirle una dimensione sacrale, con la mostra Qui e Ora. Due collezioni nello spirito del tempo, che – come rivela il titolo – prende corpo dall’unione di due importanti collezioni: quella di Alberto Peruzzo (che è di casa, dato che dal 2023 l’ex Chiesa di Sant’Agnese è sede della Fondazione Alberto Peruzzo) e la Collezione AGIVERONA (formatasi nel corso degli anni a partire dagli acquisti dei coniugi Anna e Giorgio Fasol), con il testo critico di Marco Meneguzzo e in partnership con Fineco.  

Le collezioni AGIVERONA e Alberto Peruzzo in mostra a Padova 

Due collezioni diverse, a partire dal dato anagrafico degli artisti che ne fanno parte, che la mostra suddivide nei due ambienti di cui si compone: se Peruzzo colleziona maggiormente lavori di artisti già storicizzati e appartenenti al secolo scorso (allestiti in quella che era la sagrestia), sono invece gli emergenti, i giovani e giovanissimi, a catturare l’attenzione dei coniugi Fasol – la cui collezione trova spazio nella navata.  

Qui e Ora, Fondazione Peruzzo. Ph: Ugo Carmeni, 2025
Qui e Ora, Fondazione Peruzzo. Ph: Ugo Carmeni, 2025

L’indagine del tempo nella mostra “Qui e Ora” a Padova 

E proprio dalla navata comincia la visita, con il video di Ivan Moudov, che performa la soggettività del tempo, spostando in autonomia le lancette di un orologio per una durata di 24 ore. Emerge sin da subito, dunque, la centralità del tempo come colonna portante della mostra, richiamata anche dall’opera del cubano Diango Hernández: un segnale di stop “seduto” su una sedia – a ricordarci che il tempo, a volte, necessita di essere fermato, come fermo pare essere per lo pneumatico compresso (e sempre sul punto di esplodere) dell’opera I.U.B.P. di Arcangelo Sassolino nell’ambiente successivo. Per non parlare dell’eternità evocata dai tre Orizzonti di Alberto Garutti.  

Il sacro in mostra alla Fondazione Alberto Peruzzo  

Ancor più evidente è la traccia del sacro, all’interno delle opere selezionate: dalla grande installazione di Nari Ward (una sorta di altare universale dei desideri) fino alla violenza rituale della pittura di Hermann Nitsch; dagli archi di Giovanni Ozzola, così radicati nella tradizione luminaria del Sud Italia, alla scultura Senza titolo di Jannis Kounellis – opera permanente della Fondazione Alberto Peruzzo – che nella banalità di una trave lignea verticale, un sacco di juta e un coltello condensa tutta l’immanenza della Passione, e in particolare della Crocifissione, che trova eco nel poco distante Révolution ou Porteur de la croix di Chagall. Impossibile limitare il sacro alla sola esperienza cristiana: e infatti il tema si apre a forme spirituali meno caratterizzate, approdando nell’astrazione di Paul Jenkins, di Sam Francis, o di Serena Vestrucci, che all’acrilico o all’olio preferisce l’ombretto. 

Una nota a margine 

Proprio la qualità della selezione rispetto ai temi indagati evidenzia quanto la suddivisione delle collezioni (e delle generazioni) nei due ambienti della Fondazione risulti forzata. Le opere si chiamano, superano distanze geografiche, temporali e collezionistiche: sarebbe stato interessante sottolineare queste tensioni. Più che la linea netta che nei vetri di Garutti separa il bianco dal nero, sarebbe stato curioso ritrovare nell’allestimento della mostra la corrispondenza – così incredibilmente poetica nella sua semplicità – della luna e della ciotola dipinte da Felice Casorati, o l’armonia cercata dai sette piccoli pianoforti monocorde nell’installazione di Jacopo Mazzonelli. Ma è davvero l’unico neo di una mostra che ha il pregio di accostare due importanti collezioni, in un luogo di altrettanto pregio.

Alberto Villa 

Libri consigliati:
(Grazie all'affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Alberto Villa

Alberto Villa

Nato in provincia di Milano sul finire del 2000, è critico e curatore indipendente. Si laurea in Economia e Management per l'Arte all'Università Bocconi con una tesi sulle produzioni in vetro di Josef Albers (relatore Marco De Michelis) e attualmente…

Scopri di più