A Roma una mostra racconta la storia della scienza come pratica condivisa
Non un’esposizione di contenuti scientifici, ma un vero e proprio ambiente in cui il sapere è una pratica condivisa. Partendo da Archimede, il percorso segue lo sviluppo della scienza. E vengono alla mente forti legami con la storia dell’arte
Letta attraverso la storia dell’arte, la mostra Agorà si configura come un dispositivo espositivo di natura concettuale, più vicino a una pratica artistica che a una tradizionale mostra scientifica. Il suo centro non è l’oggetto, ma lo spazio del pensiero: uno spazio attraversabile, attivabile, condiviso. L’idea stessa di agorà rimanda a una lunga genealogia che attraversa l’arte del Novecento, a partire dalla nozione di scultura sociale di Joseph Beuys, in cui il sapere non è mai neutro né individuale, ma nasce dal confronto, dalla parola, dalla responsabilità collettiva. In questa prospettiva, la mostra funziona come un ambiente relazionale, secondo una logica che richiama le pratiche descritte da Nicolas Bourriaud: il valore dell’esperienza non risiede in ciò che si osserva, ma in ciò che accade tra i visitatori, tra le idee, tra i tempi.
La mostra “Agorà” tra arte e scienza
Il rigore geometrico e matematico che struttura il percorso dialoga idealmente con una tradizione visiva che va da Piero della Francesca – dove la matematica diventa fondamento etico oltre che formale – fino alle pratiche concettuali e minimaliste del secondo Novecento. Le strutture primarie di Sol LeWitt, basate su sistemi logici e combinatori, trovano qui un antecedente lontanissimo: la geometria antica come atto mentale prima che come rappresentazione. In questo senso, Agorà riattiva una continuità spesso dimenticata: quella tra arte e scienza come linguaggi paralleli di conoscenza, entrambi fondati su misura, proporzione, astrazione. La matematica non viene spettacolarizzata, ma resa visibile come struttura del pensiero, così come accadeva nel Rinascimento, quando prospettiva e numero erano strumenti per comprendere il mondo, non per dominarlo. La mostra si colloca, dunque, in una zona di confine estremamente fertile: non arte che illustra la scienza, né scienza che utilizza l’arte come semplice supporto comunicativo, ma un territorio condiviso in cui il sapere viene messo in forma, reso esperienza, restituito alla sua dimensione pubblica e politica. Come nell’agorà originaria, ciò che conta non è la risposta, ma la possibilità di porre domande insieme.
1 / 6
2 / 6
3 / 6
4 / 6
5 / 6
6 / 6
La conoscenza crea relazioni
Ci sono mostre che raccontano dei contenuti. E poi ce ne sono altre che ricostruiscono un’idea di mondo. Agorà – Scienza e matematica dal Mediterraneo antico, ospitata al Casale di Santa Maria Nova nel Parco Archeologico dell’Appia Antica, appartiene a questa seconda categoria. Non si limita a esporre teorie, nomi, scoperte: rimette in scena lo spazio in cui la scienza è nata, quando il sapere non era ancora disciplina, ma gesto collettivo, discussione pubblica, necessità quotidiana. L’agorà, nella Grecia antica, non era solo una piazza. Era il luogo in cui il pensiero prendeva forma attraverso il confronto: tra filosofi, artigiani, matematici, cittadini. Era uno spazio politico, economico, teatrale e scientifico allo stesso tempo. Un luogo in cui la conoscenza non era separata dalla vita. La mostra parte da qui. E da qui costruisce un percorso che attraversa il Mediterraneo come se fosse una grande mappa mentale: Grecia, Libia, Egitto, Anatolia, Italia. Porti, città, scuole di pensiero. Non confini, ma connessioni.
La scienza secondo “Agorà”
Agorà non racconta la scienza come sistema chiuso, ma come risposta a un problema. Ogni sezione del percorso espone una scoperta non come astrazione, ma come soluzione concreta a una necessità del tempo: misurare la terra, calcolare le distanze celesti, comprendere il movimento dei corpi, costruire, difendere, orientarsi. Le venti postazioni interattive non hanno il tono del museo didattico tradizionale. Funzionano piuttosto come dispositivi di esperienza: il visitatore non osserva soltanto, ma sperimenta, verifica, intuisce. La matematica torna a essere gesto, la geometria torna a essere spazio, l’astronomia torna a essere sguardo. In questo senso, la mostra restituisce alla scienza una dimensione oggi spesso dimenticata: quella artigianale e intuitiva, fatta di tentativi, errori, immaginazione.
1 / 7
2 / 7
3 / 7
4 / 7
5 / 7
6 / 7
7 / 7
Archimede come figura fondativa al Parco Archeologico dell’Appia Antica
La prima area è dedicata ad Archimede, non come icona scolastica, ma come figura-limite: scienziato, inventore, teorico e costruttore. Il suo lavoro diventa paradigma di un sapere che non distingue tra pensiero e applicazione. Archimede è il punto di partenza ideale, perché incarna la scienza mediterranea nel suo momento di massima sintesi: matematica, fisica, ingegneria, osservazione della natura. Attorno a lui, la mostra costruisce un racconto che non è celebrativo, ma strutturale: mostra come nasce un metodo.
Oltre Archimede: una costellazione di menti
La seconda area, Il Mediterraneo oltre Archimede, apre il campo a una vera e propria costellazione di figure: Pitagora, Euclide, Platone, Aristotele, Eratostene, Apollonio di Perga, Erone, Ipazia. Non sono presentati come monumenti del passato, ma come nodi di una rete. Le loro idee dialogano, si contraddicono, si completano. La matematica incontra la filosofia, l’astronomia incontra la politica, la geometria incontra l’etica. Particolarmente significativa è la presenza di Ipazia, figura che rompe la linearità maschile del racconto scientifico antico e restituisce alla storia una complessità spesso rimossa.
“Agorà”: una mostra che lavora sullo spazio
Il valore più forte di Agorà sta forse nella sua architettura concettuale. Il Casale di Santa Maria Nova non è un semplice contenitore, ma parte integrante del progetto: un luogo storico che ospita una riflessione sul tempo lungo del sapere. La mostra non cerca effetti spettacolari. Lavora invece su un equilibrio sottile tra rigore scientifico e chiarezza visiva, tra interazione e contemplazione. È una mostra che invita a sostare, a discutere, a tornare indietro. Come in un’agorà, appunto.
Con la mostra “Agorà” a Roma il presente interroga l’origine
Agorà non è una mostra sul passato. È una mostra sul modo in cui scegliamo di costruire il sapere oggi. In un’epoca in cui la scienza è spesso percepita come distante, specialistica, inaccessibile, il progetto curato dall’Unità Relazioni con il Pubblico e Comunicazione Integrata del CNR restituisce alla conoscenza una dimensione pubblica, condivisa, attraversabile. La mostra suggerisce che la scienza non nasce nei laboratori isolati, ma negli spazi comuni. E che forse, per immaginare il futuro, occorre tornare a frequentare quelle piazze originarie in cui il pensiero era prima di tutto un atto collettivo.
Michele Luca Nero
Roma // fino all’11 gennaio
Agorà – Scienza e matematica dal Mediterraneo antico
CASALE DI SANTA MARIA NOVA PRESSO IL PARCO ARCHEOLOGICO DELL’APPIA ANTICA
Scopri di più
(Grazie all'affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati