La prima retrospettiva italiana dedicata alla grande artista Helen Chadwick è a Firenze 

Al Museo del Novecento di Firenze sbocciano le opere dell’artista inglese che con la sua pratica, scomoda e fuori dagli schemi, ha aperto un filone di ricerca politico ed eco femminista essenziale per tutta l’arte degli anni successivi

Non ho mai provato imbarazzo o vergogna per il corpo” afferma Helen Chadwick (Londra 1953 – 1996) che, sull’amore per il corpo, essenziale per amare l’arte, il mondo e la vita, ha fondato la sua poetica. E se, come ha dichiarato, “gran parte del mio lavoro riguarda il sesso… L’arte è un modo per esplorare questa sinestesia dell’esperienza”; la mostra Life Pleasures al Museo del Novecento di Firenze prima retrospettiva a lei dedicata in Italia – rivela come effettivamente come tutte le sue opere siano estremante sensuali, non solo per l’erotismo spiccato ma per l’esser rivolte al coinvolgimento di tutti i sensi.

Helen Chadwick: il percorso espositivo 

Coinvolgimento che nell’incisivo percorso fiorentino, a cura di Sergio Risaliti, Stefania Rispoli e Laura Smith, è massimo, offrendo un’esaustiva panoramica della breve ma a dir poco intensa parabola artistica di Helen Chadwick, apprezzata e riconosciuta in vita ma dimenticata dopo la prematura scomparsa, pur avendo influenzato in maniera determinante le generazioni successive a partire dai The Young British Artists, tra cui Tracey Emin.  

Helen Chadwick: una vita all’insegna della sperimentazione e della curiosità 

Tutta la vita e la ricerca artistica, fortemente politica ed eco femminista, di Chadwick sono state connotate da una non comune attenzione per il corpo, indagato con rigore scientifico, sempre più a fondo, senza palliativi o edulcoranti; dall’apparenza esteriore alla fisiologia; fino ad arrivare all’analisi di cellule e virus.  

Installation Views, Helen Chadwick, Life Pleasures, courtesy Museo Novecento, 2025 ph Elisa Norcini
Installation Views, Helen Chadwick, Life Pleasures, courtesy Museo Novecento, 2025 ph Elisa Norcini

Questa dirompente curiosità nella pratica artistica si è tradotta in una volontà costante e continua di sperimentazione, che l’ha portata a misurarsi, sin dagli esordi, nonostante la laurea in scultura, con le tecniche e i materiali più disparati: video, foto performance, cucito; strumenti tecnici, luci, animali.  

La mostra di Helen Chadwick al Museo del Novecento di Firenze  

La mostra, articolata secondo un allestimento tematico, si apre con The Oval Court (1984–86), installazione realizzata con fotocopie, che nell’impianto riprende parodicamente una fontana rococò; qui, nel liquido, costituito dalle stesse lacrime dell’artista versate da mascheroni che la ritraggono al di sopra dell’allegorica vasca, nuotano altre sue autorappresentazioni; che, evocando capolavori della storia dell’arte, come in un rito di liberazione dionisiaco, emancipano il corpo femminile la cui rappresentazione è stata per secoli appannaggio maschile, ponendolo in una connessione panica con la natura. Di fronte, la serie Lofos Nymfon (1992-1993), ispirata alla madre greca, segna quel legame con le origini mediterranee sempre presente nel suo lavoro, confermandone l’interesse per il femminile, la maternità e la connessione con la natura. Unione che ritorna con l’introduzione nelle opere di elementi tratti dal mondo animale e vegetale. Autentiche pellicce – che oggi non sarebbero concepibili – sono il fulcro di Glossolalia, 1933, opera sul linguaggio, dalla struttura floreale; elemento che Chadwick assurge a simbolo per il suo contenere in sé, spesso contemporaneamente, le funzioni riproduttive femminili e maschili. Fiore che ritorna con la serie Wreath to pleasure, 1992-93 e con le note Piss Flowers, 1991-92. Sculture in bronzo realizzate adoperando le urine sue e del compagno David Notarius a basse temperature che, dalla cappella, “fioriscono” nel museo, sorprendendo i visitatori anche nelle sale dedicate alla collezione permanente.  

Le opere punk e dissacranti di Helen Chadwick a Firenze 

Nella cappella, Ruin, 1988, suo autoritratto a figura nuda intera campeggia sull’altare. Opera che, pur andandosi a sostituire al tradizionale crocifisso, non ha nulla di volgare riallacciandosi in chiave ironica ma colta alla tradizione dei mementi mori.  

Installation Views, Helen Chadwick, Life Pleasures, courtesy Museo Novecento, 2025 ph Elisa Norcini
Installation Views, Helen Chadwick, Life Pleasures, courtesy Museo Novecento, 2025 ph Elisa Norcini

Notevole la sala che evoca l’allestimento della Biennale di Venezia 1988 con le foto di In the Kitchen 1977, performance in cui vestendo straordinari abiti scultura a guisa di elettrodomestici, mette sarcasticamente in discussione il ruolo della donna come angelo del focolare; in video altre performance che ne documentano l’attenzione ante litteram per i diritti queer. Nella stessa sala, emblematica Ego Geometria, 1983 -84, in cui Chadwick si ritrae, nelle diverse fasi di crescita come un solido del suo stesso identico volume, creando un contrasto tra la fredda perfezione del dato oggettivo, con la soggettività del ricordo, la cui memoria è selettiva.  

Installation Views, Helen Chadwick, Life Pleasures, courtesy Museo Novecento, 2025 ph Elisa Norcini
Installation Views, Helen Chadwick, Life Pleasures, courtesy Museo Novecento, 2025 ph Elisa Norcini

Helen Chadwick al Museo del Novecento, una mostra doverosa e necessaria 

Un’esposizione da cui emerge come, per quanto punk e provocatoria, l’arte della Chadwick non è mai ribelle in modo sterile, fine a se stesso. E se disturbante non lo è per edonistico virtuosismo ma per rispondere, con cognizione di causa e in maniera sempre costruttiva, a quell’incontenibile urgenza creativa che la contraddistingue, cruda, diretta, senza peli sulla lingua, come letteralmente esemplifica Agape, 1989.  

E in un momento in cui imperversa una tendenza al “politicamente corretto” che a tratti sfiora il bizzarro, una mostra maleducata come questa non solo era doverosa ma necessaria, per restituire alla Chadwick, in linea con la programmazione del Museo, l’adeguata posizione nel panorama artistico internazionale. Significativa e appropriata anche la scelta di inaugurare il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, in cui il museo ha ospitato anche il talk La violenza delle parole, tra Santa Nastro, critica d’arte e giornalista, Silvia Motroni, giornalista e Mario De Maglie, psicologo, psicoterapeuta e formatore del Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti. 

Ludovica Palmieri 

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Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

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