La Fondazione Carit apre al pubblico la sua collezione d’arte. La mostra a Terni
Ospitato a Palazzo Montani Leoni, il progetto espositivo attraversa sei secoli di storia dell’arte, passando dai maestri del Rinascimento ai protagonisti del contemporaneo. Le immagini
La Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni presenta: Collezione d’arte. Da Signorelli a Burri, la mostra che rende visibile per la prima volta una parte della ricca raccolta composta da oltre 1100 opere. Ospitato negli spazi di Palazzo Montani Leoni a Terni, il progetto espositivo attraversa sei secoli di arte italiana ed europea, passando dai maestri del Rinascimento ai protagonisti del contemporaneo, sotto la direzione curatoriale di Anna Ciccarelli, direttrice della Fondazione (e visibile sino al primo marzo 2026).
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La mostra della collezione d’arte di Fondazione Carit a Palazzo Montani Leoni a Terni
Organizzato secondo un criterio cronologico, il percorso mette in dialogo epoche e linguaggi diversi, restituendo una visione completa dell’evoluzione della pittura e della scultura dal Trecento ai nostri giorni. Si passa dalle prime testimonianze medievali della cerchia di Taddeo Gaddi alle sperimentazioni dei maestri rinascimentali, dove spicca la presenza di Luca Signorelli, ponte ideale tra la tradizione umbra e quella toscana.
Capolavori del Rinascimento e dell’Impressionismo a Terni
La seconda parte dell’esposizione attraversa il Seicento e il Settecento, tra barocco, caravaggismo e paesaggismo fiammingo. Dipinti di Artemisia Gentileschi, Antiveduto Gramatica, Mattia Preti e Sebastian Vrancx si fanno portavoce della ricchezza delle esperienze artistiche tra luce e colore. Il percorso prosegue poi con le atmosfere veneziane di Francesco Guardi, che aprono alla sezione dedicata ai maestri europei del paesaggio come Vernet, Verstappen e van Bloemen, autori delle celebri vedute della Cascata delle Marmore. Si passa poi all’Ottocento e il primo Novecento, dalle inquietudini romantiche al realismo, fino al lirismo impressionista, rappresentato dalle opere di Alfred Sisley e Camille Pissarro.

Fondazione Carit e la valorizzazione degli arti umbri
La parte conclusiva del percorso è dedicata agli artisti del secondo Novecento e ai protagonisti umbri che hanno contribuito allo sviluppo culturale del territorio, tra cui Alberto Burri e Agostino Bonalumi, testimonianza della continua ricerca materica e formale del periodo. Una sezione speciale è riservata ai maestri legati a Terni e alla regione, tra cui Piero Gauli, Ardengo Soffici, Ugo Castellani, Umberto Prencipe, Amerigo Bartoli, Orneore Metelli e Aurelio De Felice. Completano la mostra una galleria di ritratti, le sculture di Vincenzo Gemito, un prezioso orologio in bronzo Luigi XVI e un’opera ceramica di Gauli, creando un ideale “Museo della memoria artistica” che unisce tradizione e contemporaneità.
In questo contesto si inseriscono anche le acquisizioni più recenti della Fondazione, tra cui il rilevante fondo Guido Mirimao, composto da oltre novecento opere donate nel 2015 e oggi parte integrante del patrimonio culturale esposto a Palazzo Montani Leoni.
La mostra di Fondazione Carit a Terni: restituire alla comunità la propria collezione d’arte
“Questa mostra nasce dal desiderio della Fondazione Carit di ‘restituire’ alla comunità la propria Collezione d’arte che negli ultimi anni si è arricchita di molte nuove opere grazie alle acquisizioni dirette effettuate dal Consiglio di Amministrazione e a generose donazioni di privati”, spiega ad Artribune la curatrice Anna Ciccarelli. “Quarantacinque opere, delle oltre mille della raccolta, sono esposte a palazzo Montani Leoni in un viaggio completo nella storia dell’arte, in un percorso che rivela l’evoluzione dei linguaggi artistici e il continuo dialogo tra territori. Dalle testimonianze del Trecento e del Quattrocento, ai grandi maestri del Cinquecento come Luca Signorelli, passando per le opere manieriste, barocche e fiamminghe, con Mattia Preti, Artemisia Gentileschi e Sebastian Vrancx, fino al vedutismo di Francesco Guardi e alle esperienze dei plenaristi, per approdare infine agli impressioni Pissarro e Sisley e alle ricerche contemporanee di Burri e Bonalumi. La mostra chiude con i maestri “locali” del Novecento come Orneore Metelli, Amerigo Bartoli, Ugo Castellani e Aurelio De Felice. Una mostra, conclude la curatrice, che racconta la genesi di una Collezione artistica di una fondazione bancaria in oltre trenta anni di formazione ed evoluzione”.
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