A Milano c’è una nuova associazione di collezionisti d’arte anonimi. L’intervista
S’ispira alla scrittrice Madame Colette il nome dell’associazione madamecollecte fondata nel 2024, dopo otto anni di collezionismo attivo da Elena Cassin, giornalista e appassionata d’arte contemporanea, nella città di Milano. Il tutto parte da un profilo su Instagram e dallo scambio con la storica dell’arte Valentina Casacchia, per poi diventare un gruppo attivo di persone […]
S’ispira alla scrittrice Madame Colette il nome dell’associazione madamecollecte fondata nel 2024, dopo otto anni di collezionismo attivo da Elena Cassin, giornalista e appassionata d’arte contemporanea, nella città di Milano. Il tutto parte da un profilo su Instagram e dallo scambio con la storica dell’arte Valentina Casacchia, per poi diventare un gruppo attivo di persone che si confrontano, comprano e condividono una visione. E soprattutto che partecipano, senza voler essere un circolo esclusivo o elitario e senza distinzioni. Nemmeno di genere nonostante il nome evochi chiaramente un ritratto di signora e nonostante Cassin evidenzi quanto in Italia siano ancora molto poche le donne a collezionare in modo libero e indipendente. Abbiamo parlato con lei di questo e altro in questa intervista.
Intervista a Elena Cassin di madamecollecte
Come nasce madamecollecte?
madamecollecte nasce come mio nick name su Instagram durante le lunghe e quotidiane conversazioni sul collezionismo e l’arte che in periodo Covid avevo con la storica dell’arte Valentina Casacchia (poi diventata socia fondatrice dell’associazione). L’idea era quella di condividere la mia esperienza di neofita nel mondo dell’arte, mettendo in luce il lato meno scintillante e più genuino del collezionismo, ma anche mostrando senza vergogna le mie difficoltà, i dubbi, gli errori e le ingenuità che si fanno agli inizi. Solo dopo esserci rese conto che molti appassionati ‘nascosti’ si identificavano nel mio percorso e nutrivano la voglia di condividere la loro passione e conoscere altri addicted, nel 2024 abbiamo fondato l’omonima associazione culturale.
Perché questo nome? Il collezionismo è donna?
Nel mio mondo ideale il collezionismo non dovrebbe avere un genere, ma in Italia purtroppo le donne che collezionano in modo libero e indipendente dalla propria famiglia sono ancora molto poche, per questo nella scelta del nome ho voluto porre l’accento sul mio essere madame. Collecte invece, oltre all’evidente richiamo al collezionismo, si pronuncia in modo molto simile a Colette, che non era soltanto una delle mie scrittrici preferite, ma anche una personalità emancipata e anticonformista.
Non vieni dal mondo del collezionismo, ma hai sentito a un certo punto della tua vita l’impulso ad avviare una collezione. Che risposte hai trovato nell’arte?
Per me collezionare arte è uno strumento di conoscenza, non solo del mondo che ci circonda, ma soprattutto di me stessa. Ci sono moltissime opere che mi piacciono, eppure sento il desiderio di possedere soltanto quelle che in qualche modo parlano di me e dei lati del mio carattere inesplorati, che suscitano le domande a cui non so rispondere o che non capisco, ma anche che mi disturbano fino quasi a respingermi.
Raccontaci un po’ la tua collezione….
La mia collezione è composta principalmente da arte contemporanea (con qualche eccezione dovuta a quei colpi di fulmine, come per esempio è stato per Leonor Fini) e artistə italianə e stranierə senza distinzione. Apparentemente non seguo un filone e compro esclusivamente ciò che mi piace senza preoccuparmi né di dove lo collocherò in casa né tanto meno se crescerà di valore; tuttavia, ora che sono arrivata ad avere cento opere mi sono resa conto che il vero fil rouge della mia collezione sono io, in tutte le mie sfaccettature. Chi la guarda da fuori si rende conto che nelle mie opere c’è molto spesso il blu, l’acqua e il femminile. Oltre alle tele e ai disegni, ho una passione particolare per la scultura e le installazioni da muro, mentre faccio più fatica a comprare fotografie, che acquisto raramente e spesso più per il desiderio di sostenere un progetto.

E video ne hai?
Al momento no, ma non lo escludo. Non perché non mi piacciano bensì per la difficoltà nella loro fruizione; infatti, a me piace essere sempre circondata dalle mie opere e non riesco a pensare di averne una chiusa in una chiavetta, motivo per il quale uno dei miei sogni nel cassetto è disporre di una stanza/cinema dove poter proiettare proprio questo tipo di lavori. Avendo studiato e praticato teatro quando ero ragazza ho una buona affinità con le performance, un tipo di arte che mi affascina moltissimo proprio per la sua natura effimera e impossibile da catturare e, anche se è estremamente difficile trovare artisti bravi in questo campo, se individuo un progetto significativo sono felice di sostenerlo.
Non ti sei poi fermata e hai coinvolto un gruppo di persone nella città di Milano per condividere questa passione….
Il collezionismo per me è una vera e propria addiction non solo non riesco a fermarmi, ma faccio fatica a contenere la voglia di condividere questa passione, ormai sono diventata a tutti gli effetti giornalista per hobby e collezionista di professione. Ogni giorno mi stupisco di come sia riuscita ad attrarre un gruppo di persone così sinceramente interessate, con la mia stessa voglia di conoscere e lasciarsi commuovere dal lato più umano di questo mondo, che spesso risulta elitario e chiuso. Quando ho iniziato non avevo idea di cosa sarebbe successo e credo che sia questa la forza della nostra associazione: l’aver creato un gruppo vivo che si autorigenera ogni giorno trasformandosi e crescendo in modi tanto inaspettati quanto soddisfacenti. Ed è vero che gli incontri e la sede sono a Milano, ma alcuni dei nostri soci arrivano anche da altre città (Venezia, Treviso e Genova) soltanto per partecipare alle serate dei #collezionistianonimi.
Cosa implica iscriversi a madamecollecte e come si fa a partecipare?
Il cuore dell’associazione sono le serate dei #collezionistianonimi che si tengono una volta al mese e durante le quali partecipa sempre un artista, che di solito fa parte della mia collezione anche se non è una regola. Si tratta di incontri informali riservati soltanto agli associati, ai quali si può aggiungere qualche ospite per creare sempre nuove possibilità di confronto. Sono al contrario banditi gli addetti ai lavori come galleristi, advisor, giornalisti e curatori per mantenere un ambiente protetto da inevitabili conflitti d’interesse. Per accedere bisogna essere invitati perché la sede dell’associazione è l’appartamento privato dove tengo parte della mia collezione, ed è necessario versare una piccola quota annuale che ha l’obiettivo di creare continuità e, allo stesso tempo, ed evitare che la selezione sia fatta in base al potere economico.
Quali attività portate avanti insieme?
Uno dei primi obiettivi è quello di sostenerci tra collezionisti e trovare una comunità di persone di cui ci si possa fidare, con le quali scambiarsi consigli e condividere dubbi e domande. Accanto a questo sosteniamo gli artisti che troviamo meritevoli, in alcuni casi economicamente in altri semplicemente dandogli visibilità. A questo proposito ci tengo a specificare che, come associazione, non vendiamo e non facciamo attività di advisoring, ma semplicemente creiamo connessioni.
Spesso vi riunite per parlare d’arte in serate a tema. Cosa emerge da questi incontri? Cosa vorreste che il mondo dell’arte facesse e invece non fa. E cosa invece pensate che vada bene così e non debba cambiare
Ogni serata è una sorpresa, si parte col racconto dell’artista ospite ma poi si aprono ragionamenti e discorsi che toccano un po’ tutti gli aspetti del mondo dell’arte. Tra i temi più dibattuti c’è sicuramente quello della difficoltà degli artisti italiani a trovare supporto da parte delle istituzioni, di quanto alcune gallerie siano ostili nei confronti dei nuovi collezionisti e poco interessate a coinvolgere persone giovani o alle prime armi, e ancora della difficoltà di donare opere ai musei o di rendere visibili al pubblico le collezioni dei privati. Per quanto riguarda ciò che non andrebbe cambiato c’è all’unanimità l’iva al 5%!
C’è un progetto che ti piacerebbe avviare con madamecollecte che ancora non sei riuscita a realizzare?
Sono tantissimi ma ne svelerò soltanto uno, mi piacerebbe istituire un premio finalizzato a sostenere la produzione di un lavoro site specific all’interno del condominio dell’associazione.
Santa Nastro
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