Il restauro o l’arte di rinunciare all’arte

Il restauro è una disciplina che prevede la conoscenza dell’arte, una conoscenza più tecnica costitutiva che semantica. Prevede la convivenza con l’arte, prevede l’interpretazione dell’arte ma esclude categoricamente l’espressione artistica. Il rapporto fra arte e restauro è al centro delle riflessioni che seguono.

Arte e restauro. Dettagli
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In diverse occasioni è emersa l’assenza di “percezione” dei professionisti del restauro e della categoria dei restauratori. Mancanza di percezione o percezione impropria piuttosto diffusa trasversalmente dai non addetti ai lavori sino ad alcuni apparati della burocrazia e della politica Italiana. Una mancanza di percezione che a dire il vero si estende in modo assolutamente equanime a gran parte del mondo dell’arte, generando luoghi comuni o preconoscenze dai risvolti a loro modo “performanti”.
Così, per tentare di ridurre le distanze percettive della realtà del restauro e di tutti i suoi addetti, vorrei approfondire un aspetto di questa disciplina: la relazione tra arte e restauro.
Il tema non è dei più semplici, infatti è opinione diffusa che il restauro si occupi di arte e in parte è vero. Il restauro, in ogni sua forma e specializzazione, si occupa spesso di arte, ma non sempre, è più appropriato dire che si occupi di manufatti di interesse storico artistico. Gli oggetti del restauro sono spesso sottoposti a vincolo di tutela per i beni storici artistici ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. L’oggetto del restauro può avere un palese o intrinseco valore artistico, annesso a questo vi è frequentemente il valore storico. Ma può anche accadere che l’oggetto sottoposto a tutela e oggetto di restauro abbia solo un valore storico, nulla di artistico. I casi forse più evidenti riguardano i beni archivistici o le essenze naturali. Per beni archivistici non si intendono i codici miniati dal palese valore artistico, bensì i libri contabili o gli archivi comunali con più di settant’anni. Anch’essi tutelati e oggetto di restauro pur essendo privi di valore artistico, ma con innegabile valore storico e documentale. Per essenza naturale intendo la quercia o la sequoia vincolata perché elemento naturale di una ragguardevole età e caratterizzante un dato paesaggio o testimone di un dato evento storico o ancora citata in letteratura storica. Dato per assodato che la natura crea opere d’arte ed è la principale fonte d’ispirazione per gli uomini dediti all’arte, tuttavia un albero non ha il valore artistico per come formalmente inteso.
Infine è del tutto probabile che possa verificarsi l’ipotesi esattamente contraria: l’oggetto del restauro può avere una spiccata connotazione artistica ma essere privo di valore storico, come nel caso degli oggetti di arte contemporanea molto recente.
Premesse le variabili combinazioni tra valore storico e valore artistico, prendiamo in considerazione solamente i casi in cui i restauratori abbiano a che fare con oggetti dalla spiccata valenza artistica al fine di analizzare il rapporto tra arte e restauro.

Arte e restauro. Dettagli
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LA CONOSCENZA DELL’ARTE

Ipotizziamo il caso in cui il restauratore si trovi ad affrontare un oggetto dallo spiccato valore storico artistico. Il restauratore, poste le ovvie differenze e propensioni culturali che intercorrono tra i soggetti di ogni categoria, deve conoscere l’arte. Non nell’accezione tipica degli storici dell’arte, ma sotto un profilo materiale. La conoscenza dell’arte, quella utile alla conservazione delle opere d’arte, deve necessariamente passare attraverso la conoscenza approfondita della materia che compone l’opera stessa.
Per essere più concreti, pensiamo a un antico dipinto su tela. Il restauratore dovrà innanzitutto documentarsi sull’opera in questione e reperire quanto vi è tra scritti storici, documenti tecnici, immagini, indagini diagnostiche e quant’altro. Il secondo passo, quello che più caratterizza la disciplina del restauro, è conoscere la materia partendo da ciò che subito appare sino a quel che ipoteticamente si cela al di sotto. In una sorta di stratigrafia archeologica dell’opera d’arte; in prima istanza apparirà la vernice protettiva, che potrà essere originale (assai improbabile a dire il vero) oppure frutto di un restauro antico o recente. Al di sotto dello strato o più strati di vernice vi è solitamente la pellicola pittorica, il dipinto vero e proprio. In questo punto della nostra stratigrafia virtuale saper riconoscere se si tratti di colore a olio, tempera o altra tecnica è di fondamentale importanza per impostare un giusto approccio conservativo dell’opera. La pellicola pittorica potrà avere spessori variabili a seconda della tecnica pittorica peculiare del pittore. La pellicola pittorica sarà presumibilmente composta da pigmenti legati da un medium, olio di papavero, lino, ecc. La pellicola pittorica sarà presumibilmente composta da vari colori e non è detto che ogni colore non presenti condizioni di conservazione, coesione o adesione al supporto diversi tra loro. Allo stesso livello della pellicola pittorica potranno esserci eventuali interventi di ritocco di antichi restauri. Al di sotto della pellicola pittorica vi sarà molto probabilmente una mestica preparatoria, uno strato (spesso composto da una polvere inerte e sottile, tipo solfato di calcio e colletta animale) posto sulla superficie della tela realizzata appositamente per accogliere il colore e ogni scuola, ogni pittore lavorava accuratamente la mestica a seconda del risultato a cui mirava. Sotto alla mestica vi sarà una prima imprimitura blanda della tela oppure direttamente la tela, che potrà essere di lino, iuta o cotone, avrà una trama peculiare e potrà essere in unica pezza oppure composta, a seconda delle dimensioni dei telai antichi. Sotto alla tela vi sono ottime probabilità di trovare una tela o fodera di un vecchio restauro. La tela infine sarà fissata lungo il perimetro di un telaio, probabilmente di legno con angoli regolabili e anche il telaio potrà avere una serie di caratteristiche peculiari.
Per ognuno dei dettagli sopra elencati il restauratore dovrà analizzare la materia, comprenderne lo stato di conservazione e le cause dell’eventuale degrado.
Per ognuno dei dettagli che compongono la materia di un opera d’arte vi sono una miriade di fattori la cui conoscenza potrà determinare la migliore conservazione dell’opera. Ad esempio conoscere che una certa scuola era solita utilizzare mestiche pigmentate dalla caratteristica più o meno fragile sarà di fondamentale importanza. Sapere che in certi periodi storici certe scuole usavano mescolare bitume alle velature finali del dipinto consentirà di non scambiare tali pennellate per interventi sovrammessi. Chiaramente la diagnostica della materia dell’arte può dare molte risposte agli eventuali dubbi, ma la diagnostica fornisce risultati migliori se in prima istanza si pone un quesito preciso. Ovvero porre al chimico o tecnico dei beni culturali il dubbio che vi sia questo o quel materiale, questo o quel pigmento, consentirà a quest’ultimo di condurre una analisi più mirata e realistica.

LA CONVIVENZA CON L’ARTE

Premessa la conoscenza dell’arte sotto il profilo tecnico e materiale, la disciplina del restauro prevede una convivenza con l’arte. Nel senso che un intervento di restauro non si può condurre se non in diretto contatto con l’opera ed è forse l’aspetto più coinvolgente ed emozionante. L’opera durante le operazioni di restauro viene osservata, toccata, vissuta. Se si tratta di un dipinto si passano giorni e mesi in strettissimo contatto, se di affreschi in una chiesa vi si vive all’interno. E questa convivenza con l’opera consente spesso di comprendere a fondo i dettagli tecnici e scoprirne i segreti.

Arte e restauro. Dettagli
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L’INTERPRETAZIONE DELL’ARTE

La disciplina del restauro prevede l’interpretazione dell’arte e questo aspetto è forse il più delicato, complesso e variabile. Variabile nel tempo a seconda del variare del gusto e variabile a seconda dei casi specifici di restauro. Complesso perché è demandato alla sensibilità dell’operatore e della direzione lavori. Per interpretazione non si intende certo la riproduzione sotto forma di falso storico ma poniamo un esempio: nel momento in cui un opera è stata sottoposta alle prime fasi conservative, emerge il problema del reintegro pittorico delle lacune e delle piccole mancanze. Ciò al fine di renderla fruibile e godibile sotto il profilo estetico. In questo momento il ritocco eseguito dal restauratore non andrà certo a ricostruire una mano mancante ma dovrà interpretare, comprendere, il colore esatto con cui integrare, abbassare di tono o far sparire quella macchia, quella lacuna, per far sì che l’occhio scorra agevole lungo le forme autentiche dell’opera. Parimenti su una statua in bronzo dovrà capire a che punto fermare la pulitura al fine di non rimuovere le patine e far emergere la lega metallica nella sua scintillante crudezza. Sostanzialmente l’interpretazione dell’arte nel restauro è fondamentale per far scomparire l’intervento di restauro e far emergere ciò che vi è di autentico dell’opera.

L’ASSENZA DI INTERPRETAZIONE ARTISTICA

La finalità di far emergere ciò che di autentico vi sia in un opera d’arte è uno dei motivi per cui il restauro non prevede assolutamente una forma di espressione artistica, nell’accezione di affermazione estetica della creatività personale. L’ispirazione e l’estro artistico sono assolutamente proscritti. Anche se il restauratore che sa dipingere avrà più facilità nel ritocco, la sua personalità dovrà mettersi in disparte per mettere in mostra l’opera oggetto di restauro. Potrà inventarsi artistiche soluzioni per fissare il colore o innovative modalità di tensione della tela sul telaio, ma mai potrà far emergere la propria personalità sotto il profilo artistico, poiché questo vorrebbe dire porsi al pari dell’opera restaurata o peggio sovrastarla. Forse il migliore restauro è quello che sa applicare l’arte di rinunciare all’arte come espressione, per mettere in risalto l’espressione artistica dei beni culturali oggetto delle sue cure.

Silvia Conti

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Silvia Conti
Laurea in conservazione dei Beni Culturali presso l’Università Ca' Foscari di Venezia e ventennale esperienza in cantieri di restauro, in rapporto diretto con le soprintendenze competenti per opere ad affresco, stucchi, intonaci, dipinti su tela, materiali lapidei, sculture policrome. Si lavora per le pubbliche amministrazioni, enti ecclesiastici e committenza privata. CTU presso il Tribunale di Brescia.