Garbatella 20/20. Una mostra rende omaggio allo storico quartiere di Roma

I primi 100 anni del quartiere della Garbatella diventano una mostra, una ricognizione, un progetto di ricerca con l’Università e con l’artista Pietro Ruffo. Esplorando storia, architetture e futuro della zona.

Garbatella 20/20: un progetto per il quartiere romano
Garbatella 20/20: un progetto per il quartiere romano

La Garbatella festeggia il suo primo centenario con una mostra che ne ricostruisce la storia, il tessuto urbanistico e l’architettura, in un confronto attivo e partecipativo con le nuove generazioni. “Per il Dipartimento di Architettura di Roma Tre, Garbatella, come testimonia questa mostra, non è solo uno spazio vitale ma un laboratorio architettonico, urbanistico e sociale oggetto di studio e di ricerca per centinaia di studenti”, ha dichiarato il Rettore dell’Università Roma Tre Luca Pietromarchi.

LA GARBATELLA DAL 1920 AL 2020

Lo storico rione, caratterizzato dall’aspetto popolare, nasceva con l’intento di rispondere all’ingente domanda di alloggi, rendendolo uno dei più grandi e rappresentativi progetti di espansione residenziale promosso dall’Istituto per le Case Popolari di Roma.  La diversa estrazione sociale dei futuri abitanti aveva reso la progettazione architettonica eterogenea e sperimentale, andando incontro alle varie esigenze dei futuri inquilini. Un gruppo di giovani architetti vicini a Gustavo Giovannoni, tra cui Innocenzo Sabbatini (progettista dello spazio Bagni Pubblici nel 1927, rifunzionalizzato in hub culturale nel 2017) assieme a Plinio Marconi, Giovan Battista Trotta e Giuseppe Nicolosi, sotto la guida di Innocenzo Costantini, allora Direttore Generale e presidente del Servizio Tecnico dell’ICP, diedero vita a un quartiere che, a tutt’oggi, è esempio di una complessità architettonica direttamente connessa al tessuto urbano. Gli anni Venti del Novecento vennero quindi investiti da un senso di rinnovamento, sia culturale che progettuale, tanto che lo stesso E. Howard parlò della sua utopia urbanistica, conosciuta con il nome Garden City, ovverosia concepire nuove soluzioni abitative come strumento per eliminare i mali del presente ed essere di supporto per lo sviluppo di una società migliore. Questo concetto inglese di “città giardino” fu d’ispirazione per la nuova Garbatella dove vennero creati spazi di aggregazione e di connessione interni. I prospetti erano disegnati sulla base di apparati decorativi di diversa derivazione stilistica dalle evocazioni medioevali, alle declinazioni moderniste, dalle memorie rurali alle citazioni classiciste e barocche, dando vita ad uno stile identificativo, definito poi dalla critica come barocchetto.

GARBATELLA 20/20 – LA CITTÀ E LA MEMORIA

Garbatella 20/20 è un progetto nato dalla cooperazione di un collettivo di oltre 100 studenti, dottorandi, laureandi e dottori di ricerca del Dipartimento di Architettura di Roma Tre, coordinati dalle docenti, nonché curatrici del progetto, Francesca Romana Stabile, Elisabetta Pallottino e Paola Porretta insieme all’artista romano Pietro Ruffo. Un luogo storico a cui viene data nuovamente voce, quella della memoria, attraverso un confronto che dalla sfera individuale passa a quella collettiva. Con il Laboratorio Garbatella 20/20, svoltosi tra marzo e settembre 2019, si è potuto toccare con mano la realtà; il lavoro degli studenti è stato documentato in un video di Emiliano Martina e raccolto nei Quaderni Garbatella 20/20 (congiunzione tra documenti monografici sui lotti storici e altri che trattano di tematiche trasversali). Questa indagine è stata approfondita con una serie di interviste ai cittadini, mappe generali che costituiscono una sintesi dei 44 lotti storici del quartiere e un percorso immaginato per toccare i punti più significativi, tracciandone la storia urbana e architettonica. La mostra si trova attualmente esposta all’interno dell’hub culturale Moby Dick dove è presente anche l’opera La nuova gioventù di Pietro Ruffo, il quale attesta “Allestire la mostra in questo luogo frequentato tutta la settimana da tantissima gente, in particolare da giovani studenti, rappresenta la possibilità di mettere in relazione la storia e la memoria del quartiere con il suo presente e il suo futuro”.

-Valentina Muzi

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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.