Il legame fra l’arte del gioiello e quella contemporanea è ben più radicato di quanto si possa pensare. Dai materiali ai rimandi all’attualità, ecco l’identikit del gioiello contemporaneo.

In un braccialetto realizzato con una cannula di caoutchouc nero da Otto Künzli è nascosta una sfera d’oro. Così nascosto, l’oro non attrae e non abbaglia più. Manfred Bischoff, invece, esalta la luminosa resa plastica dell’oro in una spilla che ha i tratti di Andy Warhol. Giampaolo Babetto, a differenza dei primi due, mantiene la naturalità di questo materiale prezioso forgiando un anello che, però, perde la naturalità della forma circolare ma non il suo uso. Alcuni frammenti di colli di bottiglia di vetro danno vita a una collana, un modo per riutilizzare il materiale di scarto da parte di Bernhard Schobinger. E ancora, Monica Cecchi, per i suoi gioielli, utilizza le policrome scatole di latta che, piega dopo piega, diventano collane e bracciali. Mentre la resina, coloratissima, assume le più eclettiche, futuribili forme nei sovradimensionati bracciali di Peter Cheng. Ma anche la carta ritagliata a spirale diviene una collana con David Watkins.
Il gioiello contemporaneo, però, non si misura soltanto per la varietà dei tanti materiali diversi, ma anche per la relazione che riesce a stabilire con la realtà. Per il collettivo israeliano The Inyanim (fondato da Deganit Stern Schocken), anelli, bracciali e orecchini sono un modo per affrontare i problemi sociali, culturali e politici nel tormentato Medio Oriente (una loro mostra sarebbe auspicabile).
Quanto abbiamo fin qui descritto è difficilmente attribuibile alla tradizionale oreficeria e alle sue consolidate sembianze. Il gioiello contemporaneo, infatti, è da considerarsi come una delle possibili espressioni dell’arte contemporanea e non della gioielleria.
Il monile contemporaneo è versatile, sfaccettato, ibrido e per comprenderlo appieno è necessario far piazza pulita di molti di quei caratteri con cui genericamente pensiamo ad anelli, collane, bracciali e orecchini.
Da buttare immediatamente è l’idea del gioiello come oggetto esclusivamente ornamentale. Così come il pensarlo strettamente legato a uno dei momenti rituali della nostra vita: fidanzamenti, matrimoni, comunioni o altro. E poi, via l’equazione che lo vuole caro per i materiali, gemme, pietre e metalli preziosi, con cui nella storia è stato normalmente realizzato. Quello che conta è l’idea, il progetto, non il valore venale.
Il gioiello contemporaneo “non condivide più il potere dell’oro”, come scriveva Roland Barthes a proposito della bigiotteria, altro settore che, insieme a quell’esplosione di creatività da bricolage recuperabile sulle bancarelle, nulla ha a che fare con questa diversa propensione alla contemporaneità. E ancora, il gioiello contemporaneo rompe con la tradizione che vuole il gioiello ostentato dalla sola donna. Questi diversi gioielli esigono un rapporto differente in chi lo crea e in chi lo indossa. Non sono più sinonimi di solo ornamento o di malizia femminile perché si offrono al vasto pubblico come espressione di una scelta culturale responsabile e coraggiosa. Si tratta di un diverso modo di affermare la propria personalità e presenza fisica. Infatti, non essendo più vissuto come un accessorio da indossare, diventa un frammento di architettura corporale.

Giò Pomodoro, 1995. Realized by Arca, Arezzo
Giò Pomodoro, 1995. Realized by Arca, Arezzo

OREFICERIA, ARTE CONTEMPORANEA E DESIGN

A questo punto del discorso porre la domanda diretta su cosa è il gioiello contemporaneo sarebbe d’obbligo. Ma la riposta non potrebbe mai trovare un punto di sintesi condiviso tra le molte posizioni, per cui è più logico proporre al suo posto una tregua, ovvero uno spazio della contrattazione dove non si cancellano i conflitti e nemmeno si fa un bilancio. Un luogo in cui si apre una negoziazione tra le sue molte anime. Infatti, il gioiello contemporaneo è un campo aperto dove sono armoniosamente coltivati l’oreficeria, l’arte contemporanea e il design. È un cerbero a tre teste che presidia un labirinto in cui chi si avventura sfida direttamente il concetto di oreficeria, amplia la scena delle arti del presente e ripensa la cultura del progetto; un modo per creare una cesura rispetto al passato, per allontanarsi dalle forme e funzioni più tradizionali del gioiello per continuare, però, a definire ancora un oggetto come gioiello.
Negli Anni Cinquanta del secolo scorso, quando il gioiello era per lo più di origine industriale, una nuova generazione di orefici, tra cui il tedesco Hermann Junger, lo svedese Sigurd Perrson e l’italiano Mario Pinton, riprende l’idea del “fare gioiello” come “fare arte” che era stata delle Avanguardie storiche e dà inizio a questo nuovo percorso. Chi viene dopo di loro, un nutrito numero di loro allievi, continua la rivoluzione formale a partire dalla contestazione del ruolo del gioiello nella società. Negli Anni Sessanta e Settanta, quando si rifiutava ogni convenzione esistente, si sperimentano non soltanto i confini tra gioiello e scultura ma anche tra gioiello, performance e installazione, trasformando il bijou da semplice ornamento a un vero e proprio mezzo di sperimentazione. Il gioiello contemporaneo sta, infatti, addentro all’Arte programmata, alla Body Art, ma è anche espressione dell’arte concettuale oltre che di quella minimal. Quell’idea che investe le riviste, i libri, i dischi, che da semplici portatori di messaggi si trasformano in opera d’arte, investe contemporaneamente anche il gioiello: anche per questo si tratta di continuare a saldare in maniera stretta contenuto e forma, idea e materia. Proprio per questo motivo non sempre, anzi quasi mai, la riduzione in scala di una scultura rientra nel gioiello contemporaneo, soprattutto quando la sua realizzazione è affidata a un gioielliere. Sarebbe come annoverare un libro illustrato tra i più concettuali artist book.

Giampaolo Babetto, Anello, 1991
Giampaolo Babetto, Anello, 1991

TRADIZIONE E INNOVAZIONE

Eppure, pur nella sua novità, il gioiello non rinuncia alla sua natura. Se con un piede sta nell’innovazione con l’altro affonda nella tradizione, non foss’altro in quella delle forme, perché un anello è da e per sempre un cerchio da infilare in un dito così come una collana è da e per sempre una serie di elementi posti a circolo intorno al collo. Sono, però, forme epurate da ogni decorativismo e legate alla loro funzione con una semplicità evidente. Ma, più in generale, questo tipo di bijou esplora i propri limiti, si mette in scena attraverso performance e installazioni. Ancora una volta si deve sottolineare il loro stare dentro all’arte contemporanea. Perché il gioiello contemporaneo è un luogo in cui si manifestano e si rivendicano in tutta libertà le espressioni individuali, sia quelle del creatore sia quelle di chi lo indossa.
Potremmo dire che il gioiello contemporaneo ci costringe a cercare il bello nelle cose. La bellezza nel gioiello non consiste nel fulgore momentaneo dell’oro o del rubino, ma è qualcosa che va cercato con pazienza.
Quella del gioiello contemporaneo è una storia ancora tutta da scrivere, soprattutto in Italia; una storia che è fatta di artisti, galleristi, mostre e fiere. Un’avventura che può narrare di quella bellezza che troppo spesso si ritiene essere estranea all’arte contemporanea. Anzi, il gioiello contemporaneo è sicuramente la possibilità che l’arte contemporanea ha per dimostrare la sua sprezzante bellezza.

Marco Bazzini

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Marco Bazzini
Marco Bazzini, storico e critico d’arte, vive in campagna. Ha svolto un’intensa attività didattica presso accademie e università come insegnante in numerosi master e corsi di specializzazione. Ha curato mostre e cataloghi per spazi pubblici e privati in Italia e all’estero, sia di arte sia di design. Ha collaborato con diverse testate di settore e fatto consulenze sull’arte contemporanea per diverse istituzioni pubbliche tra cui la Regione Toscana. Dal 2007 al 2013 è stato Direttore artistico del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Attualmente è Presidente dell’Istituto Superiore Industrie Artistiche di Firenze (ISIA Firenze) ed è impegnato in progetti di sviluppo ed evoluzione sociale attraverso percorsi culturali.

3 COMMENTS

  1. che bello!! Finalmente qualcuno che ne parla! Dobbiamo diffondere il più possibile questo fantastico mondo <3

  2. Fa piacere constatare che studiosi e critici d’arte contemporanea cominciano ad interessarsi del gioiello come forma d’arte, e a cogliere l’intima relazione che esiste tra questa, il design e l’artigianato. Nel 2015 questo era il concept della mostra: https://www.preziosa.org/preziosa-2015/
    Da anni, con l’evento PREZIOSA Contemporary Jewellery ci prodighiamo per diffondere la cultura del gioiello, presentando il lavoro dei più importanti artisti della ricerca contemporanea nel gioiello, dagli anni 70 dello scorso secolo ai giorni nostri, ospitando anche molti artisti mai visti prima in Italia. Nel 2011 avevamo proposto al Museo Pecci di ospitare la mostra, ma allora i tempi non erano ancora maturi, e per questo apprezziamo ancor di più l’interesse di Marco Bazzini: benvenuto!!

  3. Per l’ottava edizione del concorso “Gioielli in Fermento”, abbiamo invitato ad intervenire e ad “osservarci” da vicino Angela Madesani – critica e docente di arte contemporanea, spesso presente sulle vostre pagine.
    https://gioiellinfermento.com/2018/11/17/il-gioiello-e-arte/

    Dal 2011 con il supporto dell’Associazione Gioiello Contemporaneo (AGC), di sostenitori privati e ove possibile, delle Amministrazioni locali, cerchiamo di proporre il gioiello di ricerca legato ad atmosfere conviviali e temi di cultura mediterranea.
    Un cammino fatto di piccoli passi, un trekking ostinato…

Comments are closed.