Collaborare è un valore (?). L’editoriale di Irene Sanesi

Quali caratteristiche deve avere la collaborazione per essere efficace? Prima dei contenuti e della progettualità, ciò che conta sono le persone.

Harry Truman e il motto The Buck Stops Here
Harry Truman e il motto The Buck Stops Here

Quando qualcosa non va, oppure va storto o non riesce proprio a partire, molti pensano sia colpa dell’assenza di collaborazione. E la collaborazione, si sa, non è questione di contenuti né di progetto: riguarda le persone.
Certo, a volte succede effettivamente questo: posizioni gerarchiche rigide (e qui forse dovremmo chiederci se stiamo pagando il prezzo della scomparsa delle soft skill nella formazione universitaria e post, e nel corso della vita), routine lavorative consolidate (spesso si tende a replicare il modus operandi senza cogliere le profonde, naturali differenze tra ordinario e straordinario), mancanza dei cosiddetti facilitatori nei gruppi di lavoro (un’amica sovrintendente distingue non a caso i partecipanti tra facilitatori e non facilitatori, superando i confini delle singole specializzazioni).
Altre volte è necessario usare il giusto discernimento per individuare la vera collaborazione dalla falsa: quella subdola, apparente, insidiosa, che tende a far cantar vittoria troppo presto o ingenuamente, quando invece gli esiti e le conclusioni sono lontani, finanche impossibili, lasciando in mezzo al percorso inefficienze di tempo e demotivazioni.
Diventa difficile tipizzare le situazioni o generalizzare il contesto collaborativo/non-collaborativo delle imprese culturali, ma siamo sicuri che – leggendo – ciascun operatore sta già ricollegando il concetto a fatti, persone, accadimenti, annuendo con la testa come a dire: “È proprio così, è capitato anche a me”.

Il punto è: essere chiari fin dove far proprie le idee altrui. Gli anglosassoni utilizzano l’efficace espressione “clarity about where the buck stops””.

Allora, senza voler pretendere di inanellare dei topoi comportamentali positivi o negativi, diventa utile avviare una riflessione su evidenze e coincidenze non sempre edificanti.
La collaborazione non può essere semplicemente consenso, né da una parte né dall’altra; impegna piuttosto una visione multidisciplinare del team. Non è conformismo, pena il rischio di un “pensiero unico” che non genera soluzioni creative. Collaborare a un progetto implica solo in parte adottare uno stile relazionale e accogliente, perché il punto è: essere chiari fin dove far proprie le idee altrui. Gli anglosassoni utilizzano l’efficace espressione “clarity about where the buck stops”. Voler collaborare a tutti i costi può rivelarsi un errore, così come non tutte le situazioni si prestano e vengono sopravvalutate: “Collaboration is suitable for certain tasks and unsuitable for others”.
Essere consapevoli del proprio pensiero, conoscere profondamente il senso della misura (e quando è colma), dare valore al tempo delle persone e al proprio, avere obiettivi chiari: con queste premesse la collaborazione diventa un valore.

Irene Sanesi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #39

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Irene Sanesi
Dottore commercialista e revisore legale. Socio fondatore e partner di BBS-pro Ballerini Sanesi professionisti associati e di BBS-Lombard con sedi a Prato e Milano. Opera in particolare nell’ambito dell’economia gestione e fiscalità del Terzo Settore con particolare riferimento alla cultura, settore nel quale pubblica e svolge attività di consulenza, apprendimento organizzativo e formazione per soggetti privati e pubblici. È esperta di fundraising per la cultura per cui cura campagne di raccolta fondi, occupandosi di formazione mentoring e consulenza per imprese culturali e creative ed in particolare per i musei. Fra le sue pubblicazioni: L’economia del museo (Egea, 2002), Creatività cultura creazione di valore. Incanto economy (Franco Angeli, 2011), Il valore del museo (Franco Angeli, 2014), “Il problema delle risorse: incentivi fiscali e fundraising” in Il pubblico ha sempre ragione? Presente e futuro delle politiche culturali (a cura di Filippo Cavazzoni, IBL, ottobre 2018), Buona ventura. Lezioni italiane di storia economica per imprenditori del futuro (Il Mulino, 2018). Su Artribune Magazine è presente la sua rubrica “Gestionalia”. Scrive per Il Giornale delle fondazioni e Arteconomy. Per il CNDCEC (Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) è componente del Gruppo di lavoro Economia e Cultura. Dal 2011 al 2018 ha presieduto per l’UNGDCEC (Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) la commissione Economia della Cultura. Presidente dell’Opera di Santa Croce di Firenze. Presidente della Fondazione per le arti contemporanee in Toscana (il soggetto gestore del Centro per l'arte contemporanea L. Pecci Prato). Dal 2008 al 2016 è stata vice-presidente della Fondazione Istituto Internazionale di Storia Economica F. Datini. Tesoriere economo dell’Accademia delle Arti del Disegno. Economo della Diocesi di Prato. Membro del GAV (Gruppo Auto Valutazione) Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Economia.