Il Mudam di Luxembourg accoglie le opere di Tony Cragg. Un excursus espositivo che mette in luce la dettagliata riflessione sulla forma racchiusa nella sua poetica.

Alla luce di grandi vetrate, sagome non immediatamente riconoscibili sembrano danzare tra le pietre dai colori tenui del MUDAM, nella città di Luxembourg. Totem, creature, conchiglie e altri oggetti popolano l’immaginario di quella che potrebbe essere l’ispirazione da cui Tony Cragg (Liverpool, 1949) attinge per le sue opere.
Nelle sale del museo fortezza, progettato dall’architetto cinese Ieoh Ming Pei, sono esposte le creazioni che insieme scrivono la storia di questo artista. I lavori sono divisi in due grandi gruppi, in accordo con i processi utilizzati per la realizzazione: Early Forms e Rational Beings. Nel primo sono evidenti le reminiscenze derivanti dall’esperienza maturata durante gli anni in cui l’artista ha assistito da vicino ai cicli produttivi del vetro e della gomma per la fabbricazione di vasi, dove le deformazioni principali sono quelle dello stretching o della rivoluzione. Nella seconda invece sono ricorrenti gli atti della stratificazione e della sovrapposizione, in cui spesso è visibile lo spessore dei laminati prima incollati e poi modellati.

LA MOSTRA

La mostra si pone l’obiettivo di raccontare il metodo secondo il quale le forme dell’artista inglese si evolvono e arrivano a essere così come le vediamo. Tutto è incentrato sul movimento ma, come dice lo stesso Cragg, questo è un concetto assolutamente relativo per cui, citando un esempio, potremmo rimanere seduti a guardare un albero il quale ci sembrerebbe fermo nonostante l’incessante vacillamento delle sue foglie. In un’intervista con Markus Pilgram, l’artista descrive il suo concetto di creazione come un processo che nasce con la costruzione di una struttura interna capace di generare l’aspetto finale dell’opera, evitando l’accidentalità di una configurazione astratta.

Tony Cragg. Exhibition view at MUDAM, Lussemburgo 2017. Photo Erika Pisa
Tony Cragg. Exhibition view at MUDAM, Lussemburgo 2017. Photo Erika Pisa

DALLA FORMA ALLE SUPERFICI

Punto centrale dell’intera opera di Cragg è il materiale in rapporto alle forze, che hanno l’immenso potere di modificare la morfologia di un determinato oggetto e di conseguenza anche le superfici.
Nell’arco della sua lunga esperienza, iniziata come assistente di laboratorio nell’industria della gomma, egli ha sempre cercato il limite nel quale si incontrano materia e movimento. Guardando ad esempio Points of View (2015), si direbbe che quelle colonne sono continuamente tormentate da un forte vento impetuoso che, rapido, sale intorno al mantello di questi oggetti, i quali perdono la loro forma originaria per un nuovo equilibrio apparentemente instabile. In questo caso, comprendere significa immaginare ciò che chiaramente non è visibile agli occhi.
La scultura smette di essere un complesso rigido e diventa liquida, cambiando la propria densità in funzione degli agenti esterni con cui si scontra, come accade per Stroke (2014) o Early Forms (1993). Si ricerca un profilo a partire dalle modificazioni possibili, una strategia di form-finding che allontana la relatività dell’autore per conferirgli un grado maggiore di oggettività. Ciò che oggi appartiene al linguaggio dell’architettura parametrica o del disegno digitale e generativo è presente nell’opera di Tony Cragg da anni.

Tony Cragg. Exhibition view at MUDAM, Lussemburgo 2017. Photo Erika Pisa
Tony Cragg. Exhibition view at MUDAM, Lussemburgo 2017. Photo Erika Pisa

POSSIBILITÀ ILLIMITATE

Guardare il materiale dal punto di vista di ciò che potrebbe essere apre una serie illimitata di possibilità, liberando la tradizione dalla banalità delle convinzioni. Il percorso di sperimentazione firmato da Tony Cragg prova, cerca, testa, insegue, imitando quanto accade in natura, dove una serie di circostanze stabilisce le regole dell’evoluzione. Le leggi trovano la loro giusta applicazione solo quando seguono i cambiamenti dell’ambiente che ci circonda.

– Nicola Violano

Luxembourg // fino al 3 settembre 2017
Tony Cragg
MUDAM
3 Park Drai Eechelen, 1499
www.mudam.lu

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AutoreTony Cragg
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Nicola Violano
Nicola Violano (1989), laurea in architettura con massima votazione e tesi sui territori di cava e le strategie di rifunzionalizzazione di un comparto lapideo. Opera nell’ambito della progettazione architettonica e contribuisce alla didattica dei corsi di Composizione architettonica presso l’Università degli Studi G. d’Annunzio di Chieti-Pescara. Partecipa a numerosi workshop, tra cui OC International Summer School, le varie edizioni di Marmomacc-Stone Academy tenute in sedi differenti, Favelas con vista e altri. Espone alla Biennale di Venezia (2012) con un progetto sulle stratificazioni di Corinto, al Medi Stone Expo di Bari (2013) curando con Erika Pisa, Domenico Potenza e Marco Ragone la mostra su “Angelo Mangiarotti e la pietra di Apricena”, al MAC-Museo d’Arte Contemporanea di Lissone con il progetto Trita-Sapori selezionato per il Premio Lissone Design. Tra Italia e Germania, collabora con diverse testate, quali Artribune, Domus, Architettura di pietra, Archeologia Viva, AZ marmi e WOOmezzometroquadro, di cui è cofondatore. Oggetto delle ricerche attuali, guida anche per il lavoro condotto con Erika Pisa sull’installazione a Milano-Expo 2015 e i prodotti disegnati per alcune collezioni di design, è la temporaneità dall’archetipo.