Il saluto al grande regista e attore Giancarlo Cauteruccio, laser del teatro d’avanguardia
Cauteruccio, che aveva fondato a Firenze la compagnia Krypton, ha scritto una nuova pagina dello spettacolo e del teatro italiani. Il ricordo di Lorena Martufi
Se n’è andato come una chimera, all’improvviso, in un giorno di gennaio di un inverno estremo, come lo era il suo temperamento artistico di attore, regista e scenografo anticonvenzionale. Era nato nel 1946 a Marano Marchesato (Cosenza) Giancarlo Cauteruccio, e come tanti calabresi aveva lasciato la sua terra negli Anni Ottanta, che non bastava a contenere il suo immaginario potente, unito a una sete insaziabile di sperimentazione del linguaggio teatrale che prometteva di lasciare il segno. Fino a diventare un riferimento dell’avanguardia teatrale contemporanea.
Giancarlo Cauteruccio e Krypton
Era riuscito a emergere a Firenze, fondando la compagnia Krypton, ora guidata dal fratello Fulvio, fra le più autorevoli compagnie del teatro di ricerca italiano. Cauteruccio ha inventato sbalorditivi interventi in spazi urbani, paesaggistici e archeologici, trasformando piazze, fiumi, chiese a luoghi performativi, che hanno anticipato il teatro site-specific e immersivo contemporaneo. Trampolino di lancio la sua memorabile versione rock dell’Eneide, con le musiche dei Litfiba, accolta con entusiasmo dalla critica internazionale (anche sul New York Times) dopo la presentazione a “La Mama Theatre”, hub della sperimentazione teatrale e performativa mondiale. Centrale nella sua ricerca il teatro di Beckett (Il Trittico e L’ultimo nastro di Krapp impossibili da dimenticare). Con l’originalità e l’unicità della sua poetica, che innestava teatro, arti visive, poesia, architettura e nuove tecnologie, Cauteruccio ha scritto una nuova pagina dello spettacolo e del teatro, dove la luce si fa protagonista e la drammaturgia si scompone in un nuovo alfabeto in cui emergono cifre essenziali attraverso lo spazio, la parola, il corpo, scardinate fino all’osso. Precursore della geometria del laser sul palcoscenico, è stato anche autore di importanti spettacolarizzazioni urbane, facendosi riconoscere come innovatore sulla scena della nuova spettacolarità, “poeta della luce”.
Giancarlo Cauteruccio al Teatro Studio di Scandicci
Dal 1991 al 2015 è stato direttore artistico del Teatro Studio di Scandicci, luogo di formazione attiva per i giovani che considerava il figlio che non aveva avuto, assurto a punto di riferimento nazionale e internazionale, non solo per il teatro di innovazione e i nuovi linguaggi, ma anche per le messe in scena interpretate da lui stesso e da registi e attori di altissimo valore. Poi era arrivato il dolorosissimo taglio dei fondi dal Ministero. Un aborto annunciato sull’attività creatività di Cauteruccio, da cui erano nati i Motus, Fanny & Alexander, dove avevano dialogato Bob Wilson, Ronconi, Luzi e che era diventato il nervo dell’avanguardia teatrale contemporanea. Poi, il salto nella solitudine. Il “vuoto beckettiano”, come lo aveva definito lui stesso. Il margine in cui era stato volutamente relegato, da sentirsi costretto a tornare a casa, dove dovette reinventarsi, senza rinnegare se stesso, senza tradire il suo genio.
Giancarlo Cauteruccio e il Magna Graecia Teatro Festival
Nel 2008 duemila fu direttore artistico del Magna Graecia Teatro Festival, dove diresse Ornella Vanoni con lo spettacolo Femmina fuoco, le voci del mito. Intuizione geniale di Cauteruccio di aggiungere al teatro antico anche il festival di musica leggera e il teatro contemporaneo alla valorizzazione dei siti archeologici calabresi. Perché la sua sensibilità e intuizione gli permettevano non solo di tracciare nuove strade, scoprire nuovi talenti, ma immaginare nuovi scenari possibili. Tra gli ultimi spettacoli a sua firma ricordo La Divina Calabria, Sottoterra – Allenamento – Occhi nella Luce. Opera in divenire, un progetto per Krypton sulla Commedia dantesca in dialetto calabrese con Massimo Bevilacqua, Laura Marchianò e Anna Giusi Lufrano, all’interno di una Primavera dei Teatri, di cui è rimasta impressa una sua confessione terribile e allo stesso tempo tenerissima, avvolto in una luce da Profondo rosso: “Altro che Paradiso, simu ‘mpernu”(altro che Paradiso, siamo inferno). Era la denuncia alle piaghe della società, particolarmente complessa come quella calabrese, tradita da ingiustizie e soprusi, corruzioni, reale emergenza del presente. Un’azione artistica collettiva che invitava universalmente a tornare umani. Sempre per Primavera dei Teatri, festival contemporaneo sui nuovi linguaggi teatrali, diretto da Dario De Luca, Saverio La Ruina e Settimio Pisano, nell’edizione autunnale 2020, Cauteruccio ha realizzato l’installazione Alla luce dei fatti. Fatti di luce, meravigliose proiezioni di videoarte, illuminando con effetti di animazione e illusioni ottiche e geometriche le facciate di alcuni edifici di Castrovillari, con le musiche originali di Gianfranco De Franco.
L’eredità di Giancarlo Cauteruccio
Instancabile nelle vedute e nel pensiero, Cauteruccio stava lavorando a importanti progetti culturali che avrebbero dato lustro ancor di più alla nostra Calabria. Fra gli ultimi, Il ritorno del soldato di Saverio Strati, per il centenario del suo conterraneo, realizzato dalla Regione Calabria e da Fondazione Calabria Film Commission, rappresentato a Scandicci un anno fa. Si chiudeva un cerchio con l’ironia tragica del destino e la puntualità solita della Provvidenza. Poi, la chiamata alle arti ad artisti e intellettuali, una messa laica sulle spiagge di Cutro, indimenticabile richiamo al mito di una tragedia che graffia ancora le coscienze. Stava lavorando nella Casa della Musica di Rende, da trasformare in polo lirico internazionale, il suo ultimo grande sogno da regalare alla Calabria. Un’opera lirica su san Francesco di Paola. Sicuramente ha già restituito un racconto lucido del dolore, ma soprattutto della dignità, non solo del Sud, ma di se stesso, grazie alla sua lotta umana e artistica che restituisce al mondo il ritratto di un gigante, uomo e intellettuale, destinato all’eternità.
Lorena Martufi
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