Nasce a Bergamo il Museo del Burattino promosso da Fondazione Ravasio

Sono oltre 120 le teste di legno esposte tra le sale del Palazzo della Provincia di Bergamo. Il racconto di un’arte teatrale e di una tradizione popolare radicata nel territorio

Burattini Foto Dimitri Salvi
Burattini Foto Dimitri Salvi

È stato inaugurato a Bergamo il Museo del Burattino, che raccoglie la storia e promuove il futuro di una tradizione popolare molto sentita in questa città, che si ricollega a una pratica di teatro (seppur da sempre considerato “minore”) nonché a una tradizione artigiana. Un patrimonio che si è voluto catalogare, conservare e raccontare e che da ora è fruibile ai visitatori di tutte le età. Posto al centro della città, il museo sorge all’ultimo piano del Palazzo della Provincia di Bergamo, a dimostrazione della vicinanza tra le istituzioni e questa iniziativa legata alla cultura popolare e territoriale. 

IL MUSEO DEL BURATTINO

A capo del progetto c’è la Fondazione Ravasio, che negli ultimi anni ha raccolto le più importanti testimonianze attorno a questo tema. La collezione del museo è composta quindi dal Fondo Ravasio e dalle collezioni più significative di proprietà di famiglie bergamasche, quali Angelini, Losa, Milesi, Scuri e Cortesi, per un totale di oltre 120 teste di legno, ognuna delle quali è portatrice di tradizioni, storie e personaggi che hanno scritto la storia del teatro popolare lombardo. “Il museo nasce dall’urgenza, sempre più sentita in questi ultimi decenni, di preservare dall’oblio un patrimonio che ha necessità di essere non soltanto conservato, ma anche indagato, valorizzato e rinnovato nelle potenzialità creative e artistiche”, spiegano gli organizzatori, “in questi anni la fondazione si è impegnata in un capillare lavoro di ricerca che ha portato all’individuazione delle più significative collezioni private di burattini presenti in città e provincia. La condivisione della necessità e del desiderio di ridare visibilità a un mondo considerato “teatro minore” ha condotto naturalmente a immaginare un luogo, pubblico e centrale nella città, in cui tutti possano ammirare i burattini della tradizione bergamasca, che è tra le più importanti a livello nazionale, ma non solo”. All’attività espositiva, il museo affianca un’offerta didattica mirata a differenti fasce d’età, che sarà avviata con l’inizio del prossimo anno scolastico invitando nei suoi spazi le scuole di tutta la regione.

FONDAZIONE RAVASIO

La Fondazione Ravasio nasce nel 1990 con l’intenzione di perseguire la ricerca sulla tradizione del burattino, collaborando con l’Università di Bergamo. È stata promotrice di alcune iniziative, tra cui il festival Borghi & Burattini (attualmente in corso fino a settembre, con un ricco programma di spettacoli e iniziative sparse in tutta la provincia di Bergamo) e il premio nazionale Pina e Benedetto Ravasio. Deve il suo nome a Benedetto Ravasio, il burattinaio bergamasco che ha saputo diffondere la tradizione bergamasca in tutta Italia, in tempi in cui la sfida più difficile era distogliere l’attenzione del pubblico dalla televisione negli anni del suo boom.

  Giulia Ronchi

Museo del Burattino
Palazzo della Provincia di Bergamo
Spazio Viterbi (4° piano)
Via Tasso, 8
24121, Bergamo
[email protected]
www.museo.fondazioneravasio.it

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.