Danza. Yasmine Hugonnet e la vittoria sul Tempo

A Firenze per il festival La democrazia del corpo, Yasmine Hugonnet ha presentato il suo più recente lavoro coreografico, “Chro no lo gi cal / Trio”. Una contesa ricerca sulla flessione del tempo e l’emancipazione del gesto dalla cronologia.

Yasmine Hugonnet, Chronological Trio. Photo © Anne Laure Lechat
Yasmine Hugonnet, Chronological Trio. Photo © Anne Laure Lechat

Visitare Cango, il Centro Nazionale di produzione della danza diretto da Virgilio Sieni a Firenze, è sempre una esperienza composita: tra una camminata di quartiere, l’inaugurazione di una mostra fotografica (bellissima, dal titolo Non case ma città), un concerto per gli astanti, una scappata alla Palazzina dell’Indiano lungo l’Arno (PIA, centro artistico di recente acquisizione) e non senza prima aver buttato l’occhio alla ormai iconica Salumeria Sieni (diretta dal fratello Maurizio), con di fronte, sull’altro lato della strada, il bimbo/fauno di bronzo che pianta simbolicamente un albero nel quartiere Isolotto, replicando uno scatto fotografico in bianco e nero del secondo dopoguerra, e finalmente lo spettacolo in programma la sera, ecco, alla fine si ha davvero l’impressione di possedere quella segreta fede in una vita senza fine che Adorno diceva avesse Schönberg. E non era un rimprovero. Era una soluzione alla disperazione. Mai come oggi, infatti, l’intenso lavoro sul territorio, l’interesse interdisciplinare, il recupero della memoria e la riflessione sul gesto, in Sieni, sono finalmente liberi da ogni retorica o da ogni intenzione divorante. Questo cantiere sempre aperto delle arti è oggi il più compiuto progetto di sensibilizzazione per ripensare (testimoniandola) un’idea di comunità.

Yasmine Hugonnet, Chronological Trio. Photo © Anne Laure Lechat
Yasmine Hugonnet, Chronological Trio. Photo © Anne Laure Lechat

YASMINE HUGONNET

È stata ospite a Cango, per il festival La democrazia del corpo, la danzatrice e coreografa svizzera Yasmine Hugonnet (Montreux, 1979), che ha concentrato la ricerca dei suoi ultimi lavori soprattutto sui dispositivi temporali della percezione del gesto performativo. L’ultima sua coreografia, dallo scandito titolo Chro no lo gi cal / Trio, è interpretata insieme a Ruth Childs e Audrey Gaisan Doncel. La visibilità del movimento, la sua intelligibilità in una prospettiva consequenziale, in questo nuovo lavoro, qui in prima nazionale, sono messe continuamente alla prova. A partire dalla natura del dispositivo scenico: una serie di praticabili degradanti sul fondo della scena, piano inclinato del moto accelerato del tempo, secondo tre diversi livelli, come tre diverse età temporali, tre diverse possibilità di effetti della presenza, tre diverse modalità di trasmissione, e che allungano la prospettiva della visione dello spettatore scombinando di continuo i piani delle proporzioni. Così anche gli ingressi delle figure, le attese, i gesti sospesi o i corpi adagiati sono restituiti da una spazialità che contempla anche una dimensione ‘geotermica’ (spesso una sottile nuvolaglia di fumo avvolge porzioni di spazio).
Come nei precedenti, anche in questo lavoro la voce ventriloqua delle tre performer ha fin da subito una funzione primaria. Essa accompagna il gesto come per mostrarne la sua forza nascosta. Nell’iniziale coordinazione dei tre corpi a bocca chiusa e fermi sul posto, ad esempio, mentre gli arti superiori ruotano come lancette di un orologio fuori tempo, uno spazio invisibile sembra aprirsi grazie soltanto a un suono, la cui fonte di emissione resta invisibile (e infatti le voci spezzettano, ripetono e masticano la parola chronological). Ancora più in primo piano, in una sequenza dei corpi continuamente rotta o disattesa nella sua logica, prende spazio il suono di parole secondo un effetto di polverizzazione tale da eludere ogni ordine, ogni logica o ricomposizione. Altre serie vengono dissolte come quelle dei numeri o quelle di intere sentenze (anche filosofico-letterarie), ma la distonia temporale del suono emesso da una delle tre performer e la simulazione della muscolatura facciale necessaria per la sua emissione nelle altre due dislocano continuamente lo spazio del senso e lo restituiscono alla sua dimensione di altrove. Non è un mero e semplice effetto, sia chiaro: si tratta di uno smontaggio, uno spostamento, una apertura verso ciò che è inaspettato. E funziona proprio così, nella sua produttiva ricerca di inefficacia del senso.

Yasmine Hugonnet, Chronological Trio. Photo © Anne Laure Lechat
Yasmine Hugonnet, Chronological Trio. Photo © Anne Laure Lechat

RISPONDERE CON L’INAZIONE

E davvero è sorprendente questa negoziazione continua, nel parlato nascosto e nelle figure composte dai tre corpi, tra equilibrio e inerzia, fino alla posa statica o lenta in cui la misurazione di ogni spostamento della gravità sembra alludere a uno nuova vittoria sul tempo. La danza non ha più bisogno di organizzare il movimento nel tempo e nello spazio per giustificare la conservazione del mondo. L’inazione è la risposta alle costruzioni coercitive della Storia, giustificate perché sorrette dalla mano di Dio. Le tre diverse età di una donna, una nuda e le altre due in costume rinascimentale, nella loro inattiva compresenza, tra agonia, cura e desiderio di questi corpi fuori da ogni inutile cronologia, mettono già in scena l’inizio e la fine della loro autoconservazione.
Forse la performance nella sua vita progettuale e nel suo potenziale creativo non è ancora pienamente compiuta: tutte le lunghe transizioni non si dilatano, non fermano il tempo, anzi rischiano di ributtarlo nel suo dettato cronologico, fatto di vuota attesa e non di epifania. Così come i tre volti e le pose di una trasmissione intergenerazionale fuori dalla logica del tempo lineare (ma capaci di citare Epicuro e Lucrezio) possono rischiare di trasformarsi inutilmente in fin troppo docili allegorie illustrative e didascaliche.

Stefano Tomassini

https://yasminehugonnet.com/

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Stefano Tomassini
Stefano Tomassini è ricercatore presso l’Università Iuav di Venezia e insegna all’Università della Svizzera Italiana. È consulente per la danza di LuganoInScena al LAC. Nel 2008-2009 è stato Fulbright-Schuman Research Scholar; nel 2010 Scholar-in-Residence all’archivio del Jacob’s Pillow Dance Festival (Lee, Mass.) e, nel 2011, Assistant Research Scholar all’Italian Academy for Advanced Studies in America della Columbia University (NYC). Fa parte della giuria per le Giornate della Danza Svizzera 2019.