In giro per l’Italia dei mille festival, alla ricerca di qualche novità e di futuro, si possono scoprire i nuovi immaginari della danza contemporanea italiana: come la moltitudine dantesca di Michela Lucenti per Balletto Civile a Cividale del Friuli. Nel prossimo viaggio, invece, gli imbonimenti retorici sull’agonismo olimpico di Marco D’Agostin e Chiara Bersani a Sansepolcro.

Da Cividale del Friuli a Sansepolcro d’Arezzo, per l’Italia dei mille Festival si disegna, già quasi da sé, un’idea di dialogo fra i patrimoni culturali e gli immaginari disponibili: idea che racconta molto bene la vitalità della nostra danza contemporanea.
Al Mittelfest di Cividale è andato in scena il nuovo lavoro di Michela Lucenti per Balletto Civile, dal titolo Nell’aere – Inferno #5 perché ispirato al più noto canto dantesco, quello di Paolo e Francesca. Il tutto accompagnato dalle musiche originali di Mauro Pagotto eseguite ottimamente dalla Mitteleuropa Orchestra, diretta da Nicola Valentini, assai complice con i tempi e le esigenze dei corpi in movimento sulla scena. Dunque Dante nella terra di Saba e, poco più lontano, di Zanzotto, lettori entrambi non supini della sua opera. Un Dante nell’aria che prova a disattendere, in modo deciso e pure intelligente, il proverbiale e il notorio che invece oggi dilaga nella ripetizione passiva, perché scolastica, dei suoi versi. E che qui si trasformano, invece, in un’inedita scena dialogica (come in effetti l’opera di Dante soprattutto fu), in cui presenze e corpi animano nuove architetture di mondi. Ancora dando prova della sua necessità: con Dante il futuro sembra essere già qui. Come in un grande magazzino, vi si trova sempre tutto. Un teatro musicale, questo di Balletto Civile, fatto anche di parole riscritte con efficace ironia e facile humor, senza però inseguire inutili calchi, dal dramaturg della compagnia, Carlo Galiero. Un teatro musicale mescolato nei corpi combattivi di questo (in parte) rinnovato ensemble condotto senza smanie di protagonismo da Lucenti, chissà se memore anche del noto cipiglio engagé della più grande attrice dell’Ottocento, Adelaide Ristori, nata proprio qui a Cividale.

Michela Lucenti per Balletto Civile, Nell’aere – Inferno #5, Mittelfest 2017, photo Luca A. d’Agostino © Phocus Agency
Michela Lucenti per Balletto Civile, Nell’aere – Inferno #5, Mittelfest 2017, photo Luca A. d’Agostino © Phocus Agency

VINCERE SUL TEMPO

In scena vi sono abiti su vuoti manichini appesi in aria, come corpi svuotati della propria anima e che infatti, a terra, sul palco, partono nudi. Non a caso lo scenario della caduta, in Dante, è quello della Storia tutta. L’idea coreografica più funzionale ma non meno intelligente, soprattutto, è stata quella di tenere i tredici danzatori sempre in scena, in un corpo a corpo continuo con quelli dell’orchestra. Ciò ha facilitato la continua resistenza di una energia comune, l’infaticabile consistenza di un corpo unico, come se i tempi della vita di ognuno, proprio come in Dante, fossero convocati nel destino di tutti. La vittoria sul tempo che rende tutto contemporaneo, già nell’esegesi dantesca di Ezra Pound, qui porta a danzare un goffo Dante imberbe (ben prima dunque del mezzo nel cammin di vita sua) con una bellissima Marilyn Monroe, ma poi le situazioni si alternano “come nella peggiore provincia italiana”, e in “una melodia di lamenti incessanti” (secondo la presentazione), i cui protagonisti andrebbero davvero citati tutti, mentre proprio i due più noti amanti del canto in questione si cercano e si amano in tutta una nuova lingua. E se ne dicono davvero di belle. Lei, Francesca, crede di non piacere a nessuno e minaccia suicidio: “Se non lo trovo come l’ho sempre sognato, mi ammazzo. Deve essere alto, la fronte spaziosa, i capelli corti, elegante, raffinato, mi deve far innamorare con una frase sola. Deve chiudere il tappo del dentifricio! Andare d’accordo con mia mamma! Dev’essere raffinato”.

Michela Lucenti per Balletto Civile, Nell’aere – Inferno #5, Mittelfest 2017, photo Luca A. d’Agostino © Phocus Agency
Michela Lucenti per Balletto Civile, Nell’aere – Inferno #5, Mittelfest 2017, photo Luca A. d’Agostino © Phocus Agency

UNA VERA COMMEDIA

È l’universalismo antigerarchico della Commedia che, si badi, è proprio scritta nel genere commedia e non tragedia, e che ritrova nel teatrodanza di Balletto Civile, come nella musica di Pagotto, tutta la forza di una nuova agency: un’intera comunità è mobilitata, sul palco e in orchestra, in un’azione anche impersonale, quando non addirittura politica, proprio perché non individualizzata. In fondo, è davvero Dante il cantore della moltitudine, profeta assoluto di tutte le nostre piccole e grandi miserie.

Stefano Tomassini

https://mittelfest.org/

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Stefano Tomassini
Stefano Tomassini è ricercatore presso l’Università Iuav di Venezia e insegna all’Università della Svizzera Italiana. È consulente per la danza di LuganoInScena al LAC. Nel 2008-2009 è stato Fulbright-Schuman Research Scholar; nel 2010 Scholar-in-Residence all’archivio del Jacob’s Pillow Dance Festival (Lee, Mass.) e, nel 2011, Assistant Research Scholar all’Italian Academy for Advanced Studies in America della Columbia University (NYC). Fa parte della giuria per le Giornate della Danza Svizzera 2019.