Cina e Giappone fanno pace attraverso il teatro. Cultura come strumento diplomatico

A 45 anni dalla normalizzazione dei rapporti diplomatici fra Cina e Giappone, una performance di Crosstalk ne celebra la ricorrenza. All’interno di un dialogo fra i due Paesi per la gestione delle crisi asiatiche.

Gli attori Guo Degang (a sin.) e Yu Qian in conferenza stampa. Courtesy News.cn
Gli attori Guo Degang (a sin.) e Yu Qian in conferenza stampa. Courtesy News.cn

Il gruppo teatrale Deyun Society, di fronte a 5.000 spettatori, guidato da Guo Degang (Tinanjin, 1973) si è esibito per celebrare la fine delle tensioni diplomatiche fra Cina e Giappone, dovute ai crimini commessi dai giapponesi in Manciuria durante la Seconda Guerra Mondiale, e al riconoscimento, negli anni Cinquanta, della Repubblica di Taiwan da parte di Tokyo, considerata da Pechino “provincia ribelle”. Dal 1972, pur fra alti e bassi, la collaborazione fra i due Paesi si è rafforzata, e la cerimonia della scorsa settimana rientra nell’ambito di un’ulteriore stretta, anche alla luce di una necessaria collaborazione diplomatico-militare per meglio gestire direttamente nell’area estremo-orientale la crisi innescata dalla Corea del Nord. Su scala diversa, ma l’approccio ricorda la “diplomazia del ping-pong” sviluppata da Nixon e Kissinger negli anni Settanta. Si è trattato di una rappresentazione di genere Xiangsheng, conosciuto in Occidente come Crosstalk.

LE REAZIONI DEL PUBBLICO

Le reazioni allo spettacolo di Guo sono state entusiaste, e lo stesso artista ha dichiarato all’agenzia cinese News l’auspicio che la performance possa “rendere felice la gente” e “portare il suo piccolo contributo” alle relazioni bilaterali fra i due Paesi. La performance è stata la prima del genere ad avere luogo in Giappone, e una ragione del successo riscosso risiede nel fatto che Guo vi ha inserito anche elementi del teatro giapponese Kabuki. Puntuale anche l’effetto sul versante diplomatico, con l’ex primo ministro giapponese Yukio Hatoyama che ha inviato una lettera di congratulazioni nella quale afferma “la grande opportunità offerta al pubblico di conoscere un aspetto del teatro cinese contemporaneo“. In chiusura, riprendendo l’autentico scopo della manifestazione, ha espresso l’auspicio che possa servire a incrementare l’amicizia tra la Cina e il Giappone in chiave di mantenimento della pace in Asia, di fatto tagliando fuori gli Stati Uniti.

LE ORIGINI DEL XIANGSHENG

Nata nella tarda Era Qing (1644-1912) questa particolare forma di teatro si sviluppa generalmente in forma di dialogo fra due attori, anche se in casi più rari può essere un monologo o un atto corale. In lingua cinese è detto Xiangsheng (letteralmente “faccia e voce”) e pur nella sua scarna elaborazione scenica fonda la sua forza su un linguaggio ricco di parole ibride e allusioni, talvolta accompagnato da canti e musica. Per certi aspetti ricorda le commedie atellane della fase più antica, ma per la sua immediatezza, grazie anche all’uso della satira politica, lo Xiangsheng ha riscosso sin dalle origini un largo consenso popolare, anche perché capace di affrontare vicende sociali e politiche, motivo per cui fu bandito negli anni della Rivoluzione Culturale, per poi ricomparire alla fine degli anni Settanta. Superati gli ostracismi del dopo Tienanmen, il genere è adesso di nuovo in voga, grazie in particolare ad artisti quali Guo Degang, caposcuola della nuova corrente. Che all’occorrenza può diventare un utile strumento diplomatico.

Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.