Al Museion si danza. Intervista al coreografo Rachid Ouramdane

La 32esima edizione del Festival Bolzano Danza presenta in esclusiva due progetti del neo direttore del Centre Chorégraphique National di Grenoble. L’abbiamo intervistato.

TORDRE, Centre Chorégraphique National di Grenoble - photo Patrick Imbert
TORDRE, Centre Chorégraphique National di Grenoble - photo Patrick Imbert

Museion, il Museo d’arte moderna e contemporanea di Bolzano, rinnova la collaborazione con il Festival Bolzano Danza, in programma dal 14 al 30 luglio, per una co-produzione inedita tra l’artista visivo Mehdi Meddaci e il coreografo Rachid Ouramdane. Les yeux tournent autour du soleil (Gli occhi girano intorno al sole) è il titolo del progetto che vedrà protagoniste Marie Fonte e Lora Juodkaite, due delle principali interpreti del Centre Chorégraphique National di Grenoble, di cui Ouramdane è co-direttore. La performance è articolata in tre momenti diversi, il 14, 21 e 28 luglio. In occasione del primo appuntamento si svolgerà una conversazione con gli artisti, con Emanuele Masi (Direttore Artistico di Bolzano Danza) e con Frida Carazzato (Museion, curatrice della rassegna). Inoltre Rachid Ouramdane, dopo il successo di Tenir le temps, presentato la scorsa edizione, metterà in scena a Bolzano Danza 2016 TORDRE: creato nel 2014, è la fusione di due assoli femminili e di due personalità, le danzatrici storiche di Ouramdane Annie Hanauer e Lora Joudkaite.

Il Museion – Museo d’arte contemporanea di Bolzano accoglierà Les yeux tournent autour du soleil, video-performance da te realizzata con Mehdi Meddaci. Come è nata la collaborazione fra voi?
Un’amica giornalista, che conosceva bene sia il lavoro di Mehdi che il mio, ha individuato analoghe “preoccupazioni”, nelle nostre opere. E ci ha messi in contatto. Sono andato a vedere i suoi lavori e lui è venuto ai miei spettacoli. Non ci abbiamo messo molto a scoprire il comune interesse per determinati temi: l’esilio, i migranti, gli stranieri. Ci siamo anche riconosciuti grazie a una comune, forte attenzione formale.

TORDRE, Centre Chorégraphique National di Grenoble - photo Patrick Imbert
TORDRE, Centre Chorégraphique National di Grenoble – photo Patrick Imbert

Per questo lavoro siete stati chiamati a confrontarvi sul tema dell’identità culturale. In che modo lo avete declinato?
Le opere contemporanee, sia che si tratti di arte visiva che di arte della scena, mi sembrano troppo eurocentriche, poco attente a considerare una parte importante dell’immaginario delle nostre popolazioni, che in larga misura stanno costruendo l’Europa di oggi e le cui culture sono sottorappresentate. Produrre opere che racchiudano segnali di culture “altre” e che arrivino da lontano mi sembra necessario per relazionarsi con un pubblico europeo la cui stratificazione culturale è sempre più complessa.

Quali elementi di novità ha portato, rispetto al tuo percorso, Les yeux tournent autour du soleil?
Non ho mai trattato temi religiosi. Lo faccio per la prima volta con il site specific per Bolzano Danza e Museion Les yeux tournent autour du soleil. Ho deciso di cominciare dalla questione che il corpo femminile musulmano pone allo sguardo occidentale.

E quali segni di continuità?
La questione del tempo è fondamentale in molti miei lavori. Sovente costruisco sulla scena uno “stiramento”, una dilatazione del tempo: ciò mi permette di immergere lo spettatore in un’esperienza di cui posso sondare tutte le sfumature. Con Les yeux tournent autour du soleil, trattandosi di una performance in un museo, non ho alcun dominio sul tempo che lo spettatore si prenderà per guardare ciò che gli si propone. Mehdi e io abbiamo deciso di fondere elementi che funzionano in ogni momento insieme: la lettura di questo assemblaggio si approfondirà in funzione del tempo che vorrà dedicargli lo spettatore.

TORDRE, Centre Chorégraphique National di Grenoble - photo Patrick Imbert
TORDRE, Centre Chorégraphique National di Grenoble – photo Patrick Imbert

Al Festival Bolzano Danza presenterai anche, in prima italiana, lo spettacolo TORDRE. Come è nato?
Lavoro con Lora Juodkaite e Annie Hanauer da molti anni. Ho incontrato Annie nella Compagnia Candoco, nella quale la metà dei membri ha un handicap. Anche Annie porta una protesi che prolunga un suo braccio. Lora Joudkaite gira su se stessa sin dalla sua infanzia: è un’azione che l’appaga. Quando le ho viste danzare, Annie a Londra e Lora a Mosca, sono stato stupefatto dalla loro intensità, come raramente mi era accaduto prima. Ho chiesto loro di unirsi alla mia Compagnia e, negli anni, abbiamo realizzato diversi progetti. Si trattava di lavori dove sovente indagavo persone portatrici di una certa forma di “differenza”. Dopo tutto questo tempo passato insieme, con la complicità che si è creata, ho pensato che fosse giunto il momento di dedicare un intero lavoro a loro due, alla loro unicità. È nato TORDRE.

Che tipo di richieste hai fatto alle due interpreti?
Abbiamo portato avanti un lavoro che non saprei descrivere a parole. Ma posso dire che in TORDRE abbiamo voluto far emergere, nei gesti, un importante “carico” intimo. Mi rendo conto che può sembrare astratto, ma penso che chi assisterà allo spettacolo capirà cosa voglio dire.

TORDRE, Centre Chorégraphique National di Grenoble - photo Patrick Imbert
TORDRE, Centre Chorégraphique National di Grenoble – photo Patrick Imbert

Quale bellezza cerchi, in questo lavoro?
Siamo tutti più grandi di quanto pensiamo. Trovo che Lora e Annie riescano a farcene prendere coscienza.

Dopo Bolzano, TORDRE sarà ospite alla Biennale della Danza di Lione e al Festival d’Automne di Parigi. Per quali caratteristiche il tuo lavoro è così apprezzato a livello internazionale, secondo te?
Non saprei. Mi considero un artista senza frontiere, con un gusto per “l’altrove”. Lavoro con persone provenienti da luoghi diversi del mondo e mi interesso a temi che credo tocchino le popolazioni in differenti luoghi. Immagino che i direttori artistici che mi invitano siano interessati a questo.

Michele Pascarella

www.bolzanodanza.it

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Michele Pascarella
Dal 1992 si occupa di teatro contemporaneo e tecniche di narrazione sotto la guida di noti maestri ravennati. Dal 2010 è studioso di arti performative, interessandosi in particolare delle rivoluzioni del Novecento e delle contaminazioni fra le diverse pratiche artistiche.