Il nuovo disco dei C’mon Tigre è un libro d’artista

“Racines”, il secondo disco di C’mon Tigre, contiene un libro d’arte con opere originali di nomi come Harri Peccinotti ed Ericailcane. Ne abbiamo parlato con il duo che travalica i generi musicali, circondandosi di musicisti e artisti visivi.

C'mon Tigre by Maurizio Anzeri
C'mon Tigre by Maurizio Anzeri

Qualcuno bussa due volte, scivolano i fiati dentro, irrompe la parola taste mentre la moog sub 37 raggira la melodia. Suoni: jazz-soul-black-afro-beat. Tre occhi, una sigaretta, due capezzoli, due seni… quante labbra? E un nudo, limpido, di schiena, le gambe dritte, le ginocchia che si toccano, e quella fessura che le divide e crea una geometria rotonda. Scultorea. I silenzi si fanno spazio in levare fino al climax finale, iperbole elettronica che batte il tempo delle viscere che esplodono. Balbettando.
Immersi nel felice sodalizio di suono e immagini, è facile addentrarsi e perdersi dentro Racines, secondo album dei C’mon Tigre. Le istruzioni sono già tutte contenute nella prima traccia, Guide to poison tasting, racconto sonoro di un ménage a trois accompagnato dai nudi di Harri Peccinotti.

Ericailcane per C'mon Tigre, Racines
Ericailcane per C’mon Tigre, Racines

ARTE ED EROTISMO

I nostri brani prima di essere incisi hanno sempre una cellula visiva sulla quale io e il mio socio ci sincronizziamo”, spiegano i C’Mon Tigre. “L’erotismo di Harri ha pilotato questo brano. Non avevamo un’immagine precisa di riferimento, ma sapevamo che stavamo lavorando su questo immaginario. Una volta concluso il pezzo, Harri ci ha dato la possibilità di curiosare tra i suoi archivi, vecchie pellicole polverose. Fino ad arrivare a queste sovrapposizioni di immagini realizzate in camera oscura. Con lui è andata così, altre volte finiamo un pezzo e poi pensiamo a chi potrebbe interpretarlo. In ogni caso, tutte le persone coinvolte sono a noi familiari, cerchiamo una purezza nella collaborazione”.
Nel libro-vinile d’artista Racines, infatti, ogni traccia è accompagnata da opere originali di artisti ‒ tra cui le foto reportage, tra balli, pistole e maschere, di Boogie a Kingston, Jamaica; la storia a infelice fine di un fiore nelle 6 tavole di Ericailcane; i corpi schizzati a matita di Mode 2; il primo bagno della stagione in mare nei pastelli a olio di Stefano Ricci ‒ che qui appaiono come riflesso visivo della loro capacità avvolgente e poliforme, presente a cominciare dalla partitura musicale dei pezzi, interpretati a seconda delle esigenze da una costellazione di musicisti che vorticano intorno al duo di base a Bologna ‒ tra cui, Danny Ray Barragan aka DRB, Pasquale Mirra, Beppe Scardino, Mirko Cisilino, Marco Frattini, Alessandro Rinaldi.

I VIDEOCLIP

Coerenti con questa formula, già presente nel primo album e qui ampliata e consolidata, grazie anche all’aiuto di Giorgio de Mitri e al sostegno di BDC (Bonanni Del Rio Catalog), gli stessi videoclip della band sono affidati agli artisti.
Il singolo di esordio Behold the man, vincitore di vari premi come il Queen Palm International Film Festival, è un’animazione 3D di Sic Est che prende spunto da un romanzo di finzione del 1969 di Michael Moorcock: come in un Petri Dish della disco dance, embrioni tutti uguali di uomini e donne prendono coscienza del proprio essere ballando senza tregua, tra scontri e deformazioni plasticose, lisergiche, fino a evolversi in una versione 2.0 di se stessi, arricchita di lucide, fragili placche protettive innestate sul corpo. “In questo pezzo ci interessava che alla musica seguisse la metafora del ballo, che diventa poi metafora della libertà: il corpo in movimento, senza freni, il sudore, fino a quando la libertà individuale non si scontra con la libertà dell’altro”, continuano i C’Mon Tigre.
Di tutt’altro tenore il prossimo videoclip ancora in produzione, un’animazione originale di Gianluigi Toccafondo sulle note di Underground Lovers, del quale i C’Mon Tigre ci anticipano temi e tenore. “È un pezzo molto cinematografico, è nato così, e vuole affrontare in maniera leggera degli archetipi, come la morte, la libertà e il possesso”. Dopo un incalzante pattern elettronico, mantrico come le sirene della polizia, analogico-nerd grazie all’uso di strumenti vintage, quali Elka Wilgamat o Tr 808, alternato dagli allunghi epici dei fiati suonati da Jessica Lurie, Amy Denio e Tina Richerson, arriva l’incursione vocale del rapper Mick Jenkins a marcare la cadenza delle azioni: “Un uomo in una notte di eccessi, dopo un rapporto sessuale, uccide involontariamente la propria compagna. Il brano è il racconto dello sgomento che si trova nella sua testa quando si risveglia e la trova morta”. Nelle tavole di Toccafondo presenti nel vinile, “un vero e proprio storyboard del film di animazione che sarà”, si intravede l’immaginario di Nobuyoshi Araki misto a un’estetica più cruda e underground, rimando alla violenza nel sesso in Giappone.

Veronica Santi

www.cmontigre.com

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Veronica Santi
Laureata in Scienze Politiche e in Storia dell’Arte, Veronica Santi è critico d’arte, curatrice, scrittrice, autrice e regista di film documentari. Nel 2014 ha fondato Off Site Art, un'associazione di arte pubblica con sede all'Aquila. È Program Director per ArtBridge, New York. "I am not alone anyway" è il suo primo feature film sulla figura di Francesca Alinovi. Scrive recensioni per riviste di arte contemporanea e collabora con Artribune dal 2013. Vive e lavora tra l’Italia e New York.