I dischi in vinile superano il digitale nelle vendite. La controrivoluzione dell’LP parte dal Regno Unito

2,8 milioni di euro in una settimana per gli LP, rispetto a 2,5 milioni della musica digitale, secondo i dati rilasciati dall’E.R.A. (Entertainment Retailers Association)

Andy Warhol, The Velvet Underground & Nico (1967), dei Velvet Underground
Andy Warhol, The Velvet Underground & Nico (1967), dei Velvet Underground

Se parliamo di dischi LP sulla nostra testata pensate subito ad Andy Warhol con The Velvet Underground & Nico (1967), dei Velvet Underground, o a Salvador Dalí con Lonesome Echo, 1955, di Jackie Gleason, o magari a Gerard Richter con Daydream Nation, 1988, dei Sonic Youth? È normale, parliamo di alcuni dei casi più celebri di collaborazioni fra artisti visivi e musicisti, con la realizzazione di iconiche copertine passate ormai alla storia. Ma in questo caso ne parliamo per un motivo ben diverso, che attiene più al “mezzo”, alle dinamiche socio-tecno-culturali che si legano alla fruizione dell’arte, nella fattispecie della musica. Già, perché se è vero che da tempo ormai si discute del ritorno in auge del disco in vinile rispetto al digitale, finora la cosa pareva rivolta a una ristretta nicchia di nostalgici snob e romanticamente aggrappati al passato.

GIOVANISSIMI UNDER 25 ANNI
Ora invece pare proprio che si sia davanti a una realtà tutt’altro che aleatoria: tanto che dal Regno Unito, area da sempre in prima linea nelle questioni musicali, arriva la notizia che nella scorsa settimana le vendite di album in vinile hanno superato quelle dei download digitali. I numeri? 2,8 milioni di euro per gli LP, rispetto a 2,5 milioni della musica digitale, secondo i dati rilasciati dall’E.R.A. (Entertainment Retailers Association). Fra gli artisti più gettonati nel vecchio/nuovo formato, ci sono Kate Bush ed Amy Winehouse. Per cogliere il trend, lo scorso anno nello stesso periodo, il rapporto fu 1,4 milioni di euro contro i 5,1 milioni del digitale. E, cosa ancor più significativa, i dati segnalano che a guidare la storica svolta sarebbero i giovanissimi under 25 anni.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.