L’avanguardia post-Fluxus dei Marginal Consort. In concerto a Berlino

Il leggendario collettivo giapponese di musicisti e artisti visivi ha debuttato a Berlino. L’ha fatto nei giorni caldi della Biennale in corso fino a settembre, con un raro concerto di tre ore alla St. Elisabeth Kirche.

Marginal Consort - St. Elisabeth Kirche, Berlino 2016 - photo White
Marginal Consort - St. Elisabeth Kirche, Berlino 2016 - photo White

GIAPPONESI A BERLINO
Per raccontare l’indimenticabile concerto a Berlino dei Marginal Consort – a cura di Manuela Benetton in collaborazione con PAN e 3333 – non possiamo che partire dal potere evocativo dei luoghi: da quella luce bianca che filtrava dalle tre finestre dell’abside della St. Elisabeth Kirche. Una rivelazione e una presenza simbolica che hanno accompagnato la performance e la sua progressiva trasformazione. Dal giorno alla notte, dallo spazio esteriore a quello interiore, dall’iniziale e curioso percorso dell’occhio al ricercato e voluto abbandono all’ascolto. Partecipare a un concerto dei Marginal Consort significa infatti partire dalla condivisione di un luogo e di un tempo, per ritrovarsi altrove, varcando continue soglie dimensionali, in un’ottica di espansione della coscienza. I suoni che si accumulano, si sovrappongono, si isolano e si scontrano, non diventando mai musica, sono un richiamo molto forte per gli automatismi, per un viaggio della mente da e oltre il corpo: perché è proprio attraverso il suo movimento, intenzionale o accidentale, che si originano i suoni.

Marginal Consort – 6th June 2016 from Davide Luciani on Vimeo.

LIBERTÀ IN MUSICA
La materia vibra se viene toccata”, dicono loro. Alla base dell’improvvisazione collettiva c’è il libero rapporto con gli oggetti, con gli altri componenti del gruppo e con il pubblico. Gli oggetti non sono semplicemente strumenti e sintetizzatori ma anche cose, i componenti sono individui separati nello spazio e svincolati da una regia, che procedono per assoli, il pubblico è un osservatore partecipante, che può alzarsi e camminare o distendersi e ascoltare, vivendo la performance in maniera molto personale. In tre ore di concerto dove tutto accade live, l’aspetto affascinante è che all’impegno estremamente fisico di Kazuo Imai, Tomonao Koshikawa, Kei Shii e Masami Tada, corrisponde un’esperienza fluida e immersiva, che si fonda sulla scoperta e su un continuo spostamento di prospettiva. “La performance è una ricerca del cambiamento del tempo nello spazio” – spiega Imai –, “nell’ottica di un’avventura condivisa”.

Marginal Consort - St. Elisabeth Kirche, Berlino 2016 - photo White
Marginal Consort – St. Elisabeth Kirche, Berlino 2016 – photo White

MEMORIE FLUXUS
Dal 1997, anno di fondazione del gruppo, riformatosi dopo la East Bionic Symphonia, che includeva musicisti e artisti visivi tutti provenienti dalla Scuola di estetica di Tokyo e allievi di Takehisa Kosugi, i Marginal Consort si sono sempre esibiti per un solo concerto all’anno (con l’eccezione di questo 2016, anno in cui alla performance alla St. John At Hackney Church di Londra si sono aggiunti il debutto berlinese e tre appuntamenti in Giappone anziché uno), con lo scopo di rendere più porosi i confini tra sound e visual art. Del resto fu proprio Kosugi, figura leggendaria dell’avanguardia musicale giapponese e americana e profondamente allineato al movimento Fluxus, negli Anni Sessanta, a dedicarsi all’esplorazione dell’improvvisazione collettiva e degli happening multimediali, riformulando, attraverso il concetto di Music Expanded, la relazione tra suono, oggetti, tempo, ambiente e media elettronici.

Carlotta Petracci

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Sempre in bilico tra arte e comunicazione, fonda nel 2007 White, un'agenzia dal taglio editoriale, focalizzata sulla produzione di contenuti verbo-visivi, realizzando negli anni diversi progetti: dai magazine ai documentari. Parallelamente all'attività professionale svolge un lavoro di ricerca sull'immagine prestando particolare attenzione alla sua relazione con altri media e forme espressive, in primo luogo la musica. Di cui ama scrivere ma che rappresenta un elemento essenziale della sua identità di filmmaker, nei documentari quanto nelle videoinstallazioni. Appassionata di filosofia, sociologia, antropologia e, nell'accezione più ampia e nomadica, di tutte le scienze, fa convergere i suoi svariati interessi in un approccio ai contenuti, in uno sguardo e in uno stile di scrittura assolutamente cross-disciplinari.