40 anni fa usciva lo scabroso film Nove settimane e mezzo (dove si parlava più di arte che di erotismo)

Quasi mezzo secolo dopo la sua uscita, il film di Adrian Lyne resta un cult del cinema erotico, simbolo di stile, tensione e dinamiche di potere tra i sessi. E c’è tanta arte contemporanea

Era febbraio 1986 quando due icone, Mickey Rourke e Kim Basinger, fecero il loro ingresso sul grande schermo con 9 settimane e mezzo, diretto da Adrian Lyne. La sceneggiatura, firmata da Patricia Knop, Zalman King e Sarah Kernochan, è un adattamento dell’omonimo libro di memorie semi-autobiografiche e autolesioniste del 1978 di Ingeborg Day, pubblicato sotto lo pseudonimo di Elizabeth McNeill. A quarant’anni dalla sua uscita, il film continua a suscitare interesse e dibattito, sia per la storia che per l’impatto estetico e culturale.

Passione e ossessione: la storia dei protagonisti

9 settimane e mezzo racconta la relazione intensa e ossessiva tra Elizabeth, una gallerista di New York, e John, un uomo misterioso e affascinante. La pellicola esplora desiderio, seduzione e manipolazione emotiva, introducendo Elizabeth a giochi di potere e stimoli sensoriali. Ambientata negli Anni ’80, la città diventa sfondo sensuale di passione e tensione psicologica. Kim Basinger ha ricordato il film come un’esperienza intensa e trasformativa, sottolineando che la chimica con Rourke sul set fu costruita attraverso il silenzio iniziale tra loro. Rourke, parlando più raramente, ha definito l’esperienza come appartenente a “un’altra vita”. Entrambi concordano sull’alchimia unica dei protagonisti, elemento che ha reso il film un cult.

Nove settimane e mezzo
Nove settimane e mezzo

Costume e scenografia: un linguaggio visivo

Osservando il film con uno sguardo distaccato, emergono scelte precise di costumi e scenografia. Il film adotta una palette cromatica desaturata, dominata da grigi, neri e toni neutri, che evoca un’atmosfera sensuale e quasi ipnotica. La scenografia di spazi chiave, come l’appartamento di John — una ex fabbrica di pianoforti con vista a 360° sulla città — dissolve i confini tra intimità privata e ambiente urbano. Sale minimali, superfici neutre e luce naturale diventano strumenti narrativi per raccontare attrazione e controllo, mentre i costumi dialogano strettamente con la psicologia dei protagonisti, accentuando vulnerabilità, desiderio e dinamiche di potere.

Nove settimane e mezzo
Nove settimane e mezzo

L’arte contemporanea in “Nove settimane e mezzo”

Nel film c’è anche tanta arte contemporanea: Elizabeth è assistente in una galleria hip di SoHo, gestita dal capo Harvey (David Margulies), e si occupa dei preparativi per la mostra di uno sconosciuto “Mathew Farnsworth”, presentato con il cliché dell’artista bizzarro: dovrà persino recuperarlo in campagna poco prima dell’inaugurazione. Nelle scene in galleria, all’inizio, vediamo anche mostre di artisti autentici come George Segal e Sarah Charlesworth.

Nove settimane e mezzo
Nove settimane e mezzo

La critica e il mito di “Nove settimane e mezzo”

Alla sua uscita, la critica internazionale ha giudicato 9 settimane e mezzo in maniera mista. Il film fu riconosciuto come esteticamente audace e visivamente potente, grazie alla tensione stilistica e alla sensualità della storia, ma non unanimemente considerato profondo o coerente dal punto di vista narrativo. Col tempo, però, la pellicola è diventata un’icona di stile e un simbolo culturale degli Anni ’80, più apprezzata come opera estetica e fenomeno pop che come dramma romantico convenzionale, consolidando la sua fama di cult del cinema erotico.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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