La maledizione di Diabolik? Il film dei Manetti Bros al cinema

Arriva al cinema il primo film di una serie dedicata a Diabolik e diretta dai Manetti Bros. Dopo Ammore e malavita, Marco e Antonio Manetti tornano dietro la macchina da presa per il cinema per portare sullo schermo un’icona del fumetto italiano, nato dalla creatività di due donne, le sorelle Giussani

DIABOLIK - L. Marinelli - Photo Credit Davide Pippo
DIABOLIK - L. Marinelli - Photo Credit Davide Pippo

C’era una volta e sempre ci sarà… la “maledizione” di Diabolik. Ebbene sì, finalmente il film dei Manetti Bros, adattamento dell’omonimo fumetto 3 creato dalle sorelle Giussani a inizio anni ’60, è stato presentato alla stampa e dal 16 dicembre è nelle sale cinematografiche italiane in oltre 500 copie con 01Distribution. Senza troppi giri di parole: questo nuovo adattamento di Diabolik è spento e per nulla eccitante. Già nel 1968 Mario Bava aveva provato nell’impresa di portare la storia di questo cattivo sul grande grande schermo e seppur non del tutto apprezzato aveva, a suo modo, trovato una chiave divertente e interessante. Il Diabolik dei Manetti Bros ha un grandissimo pregio, essere maniacale nei dettagli, finendo nell’essere troppo anni ’60. Sono vintage la luce, le interpretazioni, il mood totale del film. Anche se un dubbio c’è: è realmente così o sarà che a causa del Covid e dei continui slittamenti di uscita in sala il film ha involontariamente assunto un sapore “vecchio”?

LA SINOSSI UFFICIALE DEL FILM

Il film, seguendo appunto il fumento numero 3, non ha una vera e propria introduzione del personaggio e catapulta lo spettatore nel buio della notte, delle tenebre di Clerville. Nella città – costruita da più combinazioni che riguardano tra le altre Roma, Milano e Trieste -, Diabolik (Luca Marinelli), ladro privo di scrupoli e di cui nessuno conosce la vera identità, ha portato a segno un altro colpo, sfuggendo anche questa volta con i suoi abili trucchi agli agguati della polizia. Intanto a Clerville c’è grande attesa per l’arrivo di Lady Kant (Miriam Leone), affascinante ereditiera che porta con sé un famoso diamante rosa. Il gioiello, dal valore inestimabile, non sfugge all’attenzione di Diabolik che, nel tentativo di impadronirsene, rimane però ammaliato dal fascino irresistibile della donna. Ma ora è la vita stessa del Re del Terrore a essere in pericolo: l’ispettore Ginko (Valerio Mastandrea) e la sua squadra hanno trovato finalmente il modo di stanarlo e questa volta Diabolik non potrà salvarsi da solo. Inizia così la storia oscuramente romantica tra Diabolik ed Eva Kant. Un sodalizio e un amore che faranno da sfondo a mille pericolose avventure.

DIABOLIK - A.Manetti, V.Mastandrea, M.Leone, M.Manetti - Photo Credit Antonello&Montesi
DIABOLIK – A.Manetti, V.Mastandrea, M.Leone, M.Manetti – Photo Credit Antonello&Montesi

ALLA DIABOLIK O ALLA MANETTI BROS?

Diabolik rientrava i sogni nel cassetto dei Manetti Bros e di loro (e in loro) si ha sempre fiducia. “Ci ricordiamo adolescenti, aspiranti filmmaker, a discutere di come avremmo fatto il film di Diabolik”, scrivono nelle note di regia. “La strada che a noi sembrava ovvia, e che nessuno sembrava voler intraprendere, era la fedeltà alle suggestioni e ai temi offerti da questo straordinario e amato fumetto. Nel corso della nostra carriera, nel nostro linguaggio, il termine ‘alla Diabolik’ è sempre stato un modo di impostare alcune scene, la scelta di un certo tipo di location o alcuni espedienti narrativi. I nostri film, i nostri telefilm e persino i nostri video musicali sono pieni di queste suggestioni. Potrebbe essere divertente riguardare tutto quello che abbiamo fatto negli anni cercando le volte che ci siamo ispirati a Diabolik”.

LA COSTRUZIONE DEL FILM

Una cosa che abbiamo appreso facendo questo film, è che la fedeltà ha un aspetto decisamente, inevitabilmente e involontariamente soggettivo”, continuano scrivendo nelle note i Manetti Bros. “Questo film è Diabolik come lo vediamo noi e come lo amiamo da quando, bambini, abbiamo iniziato a leggerlo. Nessun tentativo di rivoluzionarlo o di aggiornarlo. Semplicemente la trasposizione in cinema delle vicende, e delle emozioni che abbiamo letto nel fumetto attraverso la nostra interpretazione ed il nostro stile naturale. Nient’altro. Un film che vuole essere cinematografico e non fumettistico (perché il fumetto esiste già ed è bellissimo) ma che vuole anche essere, semplicemente, il film di Diabolik. Abbiamo cercato di portare al cinema le storie noir e avvincenti scritte dalle sorelle Giussani e da Mario Gomboli. Di ricostruire le atmosfere cupe della città di Clerville. Di dare un volto, aiutati da un cast straordinario, ai protagonisti disegnati da grandi autori del fumetto come Enzo Facciolo e Sergio Zaniboni. Di portare al cinema l’impeccabile eleganza minimalista di questo fumetto, attraverso scenografie, costumi e uso delle luci fortemente ispirati agli albi. Tutto aggiunto alla sfida di ambientare tutto non in epoca contemporanea ma, come dice la scritta con cui si apre il film: “verso la fine degli anni 60”. Tuttavia, solo guardando il film, e non con le parole, si potrà giudicare quello che abbiamo fatto”.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.