La Giornata della Memoria al cinema

Da “Schindler’s List” a “La vita è bella” fino alla musica dei campi di concentramento raccontata da Francesco Lotoro in “Maestro”, il cinema al servizio della memoria. Film, tra finzione e realtà, come forma di riscatto e salvezza, come storia e come dramma, come promessa per un futuro migliore.

Mark Herman, Il bambino con il pigiama a righe (2003)
Mark Herman, Il bambino con il pigiama a righe (2003)

Raccontare, ricordare e non smettere mai. La Giornata della Memoria vista dal cinema. I film che raccontano l’Olocausto e la Shoah, la peggiore atrocità commessa dall’uomo nel secolo scorso, e non solo. Film che mostrano un lato oscuro della Storia, ma con una grandiosa forza che guarda al futuro, come necessità non di perdono o giustificazione, ma speranza. Al futuro guarda il documentario di Alexandre Valenti dal titolo Maestro, che ripercorre il lavoro di ricerca del pianista Francesco Lotoro, impegnato da anni nel reperire gli spartiti scritti nei lager dai “prigionieri”. Note a cui Lotoro vuole dare vita e musica. Musiche composte in un momento così drammatico da descrivere e raccontare in modo ancora più diretto, e “suggestivo”, il malessere, il dolore, la sofferenza provati da persone poi uccise, scomparse nei forni crematori o morte di fame. “È stata un’avventura umana profondissima, perché siamo andati a cercare là dove c’era la morte la vita”, ha affermato Vitali. In Maestro il regista segue gli incontri che Lotoro fa con i parenti più prossimi degli ebrei morti nei lager. Entra nelle loro case, piano piano nei loro ricordi e nelle “scartoffie” rimaste del passato. Un passato doloroso che conserva grandi capolavori di musica. Dalle parole di Francesco Lotoro: “Il lavoro di chi cerca, studia è diverso da chi ascolta o ne fruisce che può esserne emozionato o colpito. Chi muove la musica dall’altra parte non deve farsi agganciare dall’emotività anche se è difficile restarne del tutto estraneo”.

IL CINEMA E LA MEMORIA

La Giornata della Memoria al cinema ha da sempre un suo peso e un suo spazio, al netto del rischio di diventare un triste appuntamento esclusivamente culturale. Alcuni film che non dimenticano e tengono acceso il ricordo sono diventati grandi classici della cinematografia internazionale. Come Schindler’s List, La vita è bella e Il bambino con il pigiama a righe. Film che, insieme a grandi pagine di storia e letteratura quali le parole scritte da Primo Levi e da Anna Frank, sono indelebili e sempre vivi. Steven Spielberg prima (1993), Roberto Benigni dopo (1997) e Mark Herman (2003) a seguire hanno raccontato la storia di tre grandi eroi della Shoah: due adulti e un bambino.
Poi ci sono film più recenti che non raccontano direttamente quanto avvenuto nei campi di concentramento o l’ondata di nazismo che ha attraversato l’Europa, ma usano lo scenario della Seconda Guerra Mondiale per stimolare riflessioni molto più ampie.

Christian Petzold, Il segreto del suo volto (2014)
Christian Petzold, Il segreto del suo volto (2014)

DUE ESEMPI

Uno di questi è Il segreto del suo volto, diretto da Christian Petzold con Nina Hoss. I fantasmi del passato esistono? Berlino, 1945. Nelly Lenz, sopravvissuta al lager, torna nella grande città devastata dove è accolta dall’amica Lene, anche lei di religione ebraica. Mentre Lene prepara per entrambe il trasferimento in Israele, Nelly decide di non seguirla ma di ricostruire la sua vita iniziando dalla ricerca del marito. Nelly è salva ma con ustioni troppo evidenti sul volto e per questo Lene ha predisposto una ricostruzione plastica. Unico pensiero per Nelly resta però il marito. Peccato che Johnny, quando si trova la donna davanti, non la riconosce. Nota una somiglianza con la moglie, che lui crede defunta, e le chiede di “interpretare” la sua Nelly per recuperare l’eredità destinata ai parenti dei morti nei campi di sterminio. Petzold. Con mano ferma e cuore, tratta un tema delicato come quello dell’identità. L’identità di un popolo che non ha voluto sapere, ma che non può sottrarsi alla responsabilità. Una responsabilità collettiva.
Un altro esempio è Diplomacy – Una notte per salvare Parigi, diretto da Volker Schlöndorff con Niels Arestrup, André Dussollier, Robert Stadlober. Non è un film connesso alla Shoah se non per contesto storico, ma ha un grande messaggio da comunicare. Accade tutto in una notte, quella tra il 24 e il 25 agosto del 1944. Gli Alleati stanno per entrare a Parigi, ma il generale tedesco Dietrich von Choltiz, governatore militare al controllo della città, si prepara a eseguire gli ordini del Führer: radere al suolo Notre Dame, la Torre Eiffel, il Louvre, l’Opera, l’Arco di Trionfo e altri celebri monumenti e gli spazi simbolo della capitale francese. Poco prima che il generale possa dare il via alla distruzione, riceve una visita inaspettata, quella di Raoul Nordling – consulente della Svezia e innamorato di Parigi – che lo costringe a ripensare e riflettere sull’azione che stava per compiere. Diplomacy – Una notte per salvare Parigi è un faccia a faccia sulla Storia. Tratto da vicende vere, divenuto prima pièce teatrale, mostra come ogni scelta possa fare la differenza.

Margherita Bordino

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.