Spalletti, De Dominicis, West. Tre grandi nomi e le loro traiettorie in mostra a Milano
A Milano tre maestri del secondo Novecento tornano a confrontarsi in un dialogo che affonda le radici a Pescara e si rinnova in un nuovo scenario espositivo
A Milano la mostra Converging Trajectories, alla galleria Vistamare, mette in relazione le opere di Ettore Spalletti, Gino De Dominicis e Franz West in confronto che supera l’accostamento formale. Se Pescara, città natale di Spalletti, è stata il luogo in cui le loro traiettorie si sono incrociate, questa mostra nella sede milanese della galleria, diventa oggi lo spazio di una nuova convergenza, capace di riattivare e ampliare quel dialogo.
L’azzurro percettivo di Spalletti alla galleria Vistamare di Milano
Entrando, lo sguardo viene catturato dal Trittico azzurro di Ettore Spalletti. Non è solo un’opera, ma un dispositivo percettivo. Davanti a questa superficie accade qualcosa di fisico: il respiro si contrae, lo sguardo rallenta. La ricerca sul colore si intreccia qui a un’idea di prospettiva che non coincide con l’illusione, ma con una presenza reale.
L’azzurro, come osservava Vasilij Kandinskij, tende al retrocedere, genera una profondità che non è costruita con artifici ottici ma con la vibrazione stessa della materia cromatica.
Da questo ambiente centrale, scandito da quattro opere di Spalletti, si articolano due direzioni distinte che strutturano l’intero percorso espositivo. Le tre sale non si configurano come compartimenti autonomi, ma come un sistema dinamico di relazioni. È proprio in questa costruzione spaziale che la convergenza prende forma concreta: non come fusione o sintesi, bensì come coesistenza calibrata di energie indipendenti che si misurano a distanza
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A Milano il confronto tra Spalletti e Franz West
Nella sala a destra Spalletti incontra Franz West in un confronto che mette in tensione rarefazione e materia. Se l’azzurro trattiene e retrocede, le forme di West introducono una presenza diretta, quasi ironica. Sembrano provvisorie, ma occupano lo spazio con decisione, riportando tutto al corpo e alla dimensione concreta dell’esperienza. Il silenzio calibrato di Spalletti si misura qui con una fisicità che non teme l’imperfezione.
L’equilibrio invisibile di De Dominicis negli spazi di Vistamare
Nella sala a sinistra, invece, il confronto è più sottile e mentale. Spalletti dialoga con Gino De Dominicis. In opere come Equilibrio, costruita con brasa, ferro e magnete, la tensione non è visivamente spettacolare ma strutturale: l’equilibrio è reale, affidato a forze invisibili che tengono insieme la materia in una stabilità precaria.
Qui la sospensione non è atmosferica come nell’azzurro di Spalletti, ma fisica, magnetica, quasi cosmica.
È un incontro che affonda anche in una storia familiare. Alcune opere appartengono alla collezione del padre di Benedetta Spalletti, titolare della galleria Vistamare. Portate da Pescara a Milano, custodiscono la radice di un percorso: lui, avvocato e amico di collezionisti e artisti, aveva intrecciato nel tempo relazioni e passioni che oggi riemergono nello spazio della galleria, trasformando la sala in un luogo in cui memoria privata e gesto espositivo tornano a dialogare.
In questa esibizione le loro energie non si fondono, si incontrano: convergono senza annullarsi, producendo un campo di tensione comune in cui ogni differenza diventa intensità che definisce la misura del loro incontro.
Maria Elena Morselli
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