Reportage da Bruges, la cosmopolita

Se la vostra meta sono le Fiandre, non potete mancare una visita a Bruges. Sarete rapiti dalle sue atmosfere senza tempo, ma anche da una rete di musei invidiabili.

Se la dinastia dei duchi di Borgogna individuò in Bruges la propria città d’elezione, un motivo c’è. Inclusa nelle Fiandre per via di intricate unioni matrimoniali, Bruges si trasformò ben presto in un centro culturale di tutto rispetto, scelto da artisti del calibro di Jan van Eyck e Hans Memling come luogo dove trascorrere l’esistenza e lasciar fluire il genio creativo. Del resto, sin dal Medioevo la città era stata crocevia di incontri commerciali, facendosi conoscere ben oltre i propri confini e assumendo una frizzante identità cosmopolita.

IL MUSEO GRUUTHUSE

La vitalità di Bruges non è certo stata scalfita dal tempo. Basti pensare, se ci limitiamo all’universo delle arti, alla rete di musei che innerva le sue vie. Cominciamo dal Museo Gruuthuse [1], che lo scorso maggio ha riaperto le porte al pubblico dopo cinque anni di restauri. Intitolato al suo “inquilino” più illustre, Lodewijk van Gruuthuse ‒ uomo d’affari e mecenate quattrocentesco che deteneva il monopolio del gruut, un mix di spezie usato all’epoca per insaporire la birra –, il museo oggi si presenta con una nuova veste, e una nuova ala, dove rivive la grandeur fiamminga e dove è racchiusa una spettacolare collezione di arazzi, ceramiche, strumenti musicali, merletti e dipinti.
Il lungo restauro ha anche tramutato il cortile in una hall che accoglie il pubblico e anticipa l’offerta dei musei civici di Bruges, sempre più attivi nell’accrescere l’offerta culturale della città.

Mappa di Bruges (c) Artribune Magazine

Mappa di Bruges (c) Artribune Magazine

DAL GROENINGE AL MEMLING

Se volete davvero conoscere tutta la storia della pittura fiamminga, il Museo Groeninge [2] è ciò che fa per voi. Fra le sue sale trovano dimora capolavori come la Madonna con il Canonico van der Paele di Jan van Eyck e il Trittico Moreel di Hans Memling, capisaldi dei Primitivi fiamminghi, per poi passare al Manierismo, al Barocco, su su fino al Neoclassicismo, al Surrealismo e all’arte contemporanea in senso stretto.
A poca distanza dai musei Groeninge e Gruuthuse c’è il Museo Memling – Sint-Janshospitaal [3], ricavato dal più antico ospedale d’Europa. Ovviamente il “padrone di casa” è Memling, del quale sono conservati il Dittico di Maarten van Nieuwenhove (1487), il Ritratto di giovane donna (1480) e il Reliquiario di Sant’Ursula, che accolse le spoglie della santa nel 1489, ma non mancano oggetti devozionali, altre reliquie e una raccolta di strumenti medici utilizzati fino al 1864.

UNO SGUARDO SU LOVANIO

Città universitaria per antonomasia, Lovanio, nella provincia del Brabante, può contare anche su un denso patrimonio artistico, che la colloca fra le mete imprescindibili di un viaggio nelle Fiandre.
Una delle tappe da mettere senza dubbio in agenda è la Collegiata di San Pietro, che si affaccia su Grote Markt, la piazza principale di Lovanio. Costruita oltre mille anni fa, è un esempio di architettura tardo-gotica fiamminga e custodisce alcuni capolavori di artisti che scelsero di trasferirsi in città e di condurvi la loro vita.
Fra questi c’è Dieric Bouts, esponente a pieno titolo dei Primitivi fiamminghi e autore di alcuni capolavori ospiti del deambulatorio della Collegiata, divenuto museo nel 1980, dal 2009 parte integrante di M Museum ‒ dove ci si può lustrare gli occhi con una raccolta di sculture, dipinti e oggetti legati all’area del Brabante ‒ e nel 2018 sottoposto a restauro.
In seguito a questo intervento, le opere pittoriche esposte nel deambulatorio sono state momentaneamente trasferite nella navata, dove trova posto anche L’ultima cena di Bouts, pannello centrale del polittico conservato nella Collegiata. La resa cromatica, le scelte compositive e il forte realismo della scena religiosa inseriscono questo dipinto nel solco della tradizione fiamminga quattrocentesca, facendo dell’opera uno dei must see del genere, nonostante la fama del suo autore sia andata affievolendosi con il passare dei secoli.
Bisognerà attendere ancora qualche tempo per godersi i risultati del restauro architettonico e anche per ammirare i dipinti sotto una nuova “luce”. Tutto merito delle nuove tecnologie, che garantiranno una inedita esperienza sensoriale in “mixed reality”, grazie alla quale sarà possibile conoscere non solo la storia di un luogo antico, ma anche quella delle opere custodite al suo interno, calandosi nelle autentiche atmosfere dell’epopea fiamminga.

Arianna Testino

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #51 – Speciale Fiandre

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Arianna Testino

Arianna Testino

Nata a Genova nel 1983, Arianna Testino si è formata tra Bologna e Venezia, laureandosi al DAMS in Storia dell’arte medievale-moderna e specializzandosi allo IUAV in Progettazione e produzione delle arti visive. Dal 2015 a giugno 2023 ha lavorato nella…

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