Martina Sauter / Morgaine Schäfer – Constructed Memory
Una bi-personale che vede protagoniste due fotografe tedesche, entrambe laureate presso l’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, che portano con loro la grande eredità della Scuola fotografica di Düsseldorf – a partire da Bernd e Hilla Becher, fino ad alcuni dei più grandi fotografi contemporanei, come Thomas Ruff, Thomas Struth, Candida Höfer e Andreas Gursky.
Comunicato stampa
RizzutoGallery è lieta di presentare Constructed Memory, mostra che mette in dialogo due influenti fotografe del panorama artistico tedesco, Martina Sauter (Costanza, 1974) e Morgaine Schäfer (Wolfsburg, 1989), entrambe laureate presso l’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf. Le due artiste condividono un metodo, non uno stile: entrambe partono da immagini non scattate da loro - un fotogramma di una pellicola o una diapositiva del padre – e le ricostruiscono in una memoria costruita, non ereditata. La mostra sarà inaugurata sabato 3 ottobre 2026 alle ore 18:00 nella sede di Palermo in via Maletto 5, e resterà aperta al pubblico fino al 28 novembre - dal martedì al sabato, dalle 15:00 alle 19:00.
La memoria come costruzione
Nonostante le diverse fonti e metodologie, Sauter e Schäfer condividono una posizione radicale: la memoria non si eredita, si costruisce. Entrambe partono da un’immagine preesistente – un fotogramma di un film o una diapositiva familiare – che non è ancora una fotografia artistica, ma una traccia, un documento, una reliquia. Il gesto artistico consiste nell’estrarre questa traccia dall’archivio (pellicola o casa) e sottoporla a un processo di rielaborazione: collage, rifotografia, ingrandimento, montaggio. In entrambi i casi, il mezzo fotografico viene messo a nudo nelle sue condizioni di produzione e nei suoi dispositivi di visualizzazione. La cornice, il supporto, lo schermo, la grana della pellicola diventano elementi significativi quanto il soggetto rappresentato. E in entrambi i casi, l’immagine finale – sospesa tra finzione e realtà, memoria e invenzione – interroga lo spettatore sulla natura stessa di ciò che chiamiamo memoria.
Martina Sauter costruisce immagini che non si limitano a documentare il reale, ma ne interrogano la natura stessa, sospendendo lo spettatore in una zona liminale tra finzione e verità. Formata come fotografa professionista e poi allieva di Thomas Ruff alla Kunstakademie di Düsseldorf, Sauter porta con sé l’eredità della Scuola di Düsseldorf - la tradizione di Bernd e Hilla Becher - declinandola in una direzione personale in cui il rigore formale si apre alla contaminazione con il linguaggio cinematografico e televisivo. L’artista combina fotogrammi prelevati da film, serie televisive e video musicali con fotografie di ambientazioni da lei stessa allestite e scattate. Il risultato è un collage fotografico in cui due registri visivi - il found footage cinematografico e lo scatto d’autore - si fondono in un’unica superficie, generando un senso di spaesamento e di déjà vu. Sauter non mostra mai il terrore direttamente, ma lo suggerisce distillando una forte suspense: lo spettatore percepisce che qualcosa sta per accadere - o è appena accaduto - ma l’immagine lo lascia in sospeso. Le scene scelte sono spesso momenti tra due azioni, in cui un personaggio è appena uscito di scena o sta per entrarvi. Un tratto distintivo del suo lavoro è l’enfasi sugli spazi interni - stanze, corridoi, uffici, scale, tende - architetture che diventano contenitori di personalità fittizie. Le figure umane, quando compaiono, sono tracce fugaci o presenze marginali; più spesso sono del tutto assenti, lasciando che siano gli oggetti e gli arredi a raccontare una storia. In questo, le sue nature morte frammentate ricordano per certi aspetti la pittura metafisica italiana, declinata però attraverso la lente della cultura visiva contemporanea.
Morgaine Schäfer indaga la relazione tra memoria, identità e narrazione collettiva a partire da un archivio familiare: centinaia di diapositive 35mm scattate dal padre Bernd Werner Schäfer negli anni Settanta e primi Ottanta, che ritraggono principalmente sua madre - appena arrivata dalla Polonia - in momenti di vita quotidiana, durante viaggi e scene familiari, nel processo di orientamento in un nuovo paese, una lingua straniera e una cultura diversa.
Formatasi alla Kunstakademie di Düsseldorf nella classe di Christopher Williams, dove nel 2017 consegue il titolo di Meisterschülerin, Schäfer eredita dal maestro l’attenzione per le condizioni materiali e mediali dell’immagine fotografica, declinandola in una direzione intima e autobiografica. Il suo gesto fondante è il re-inquadramento: le diapositive non vengono semplicemente restaurate o preservate, ma proiettate, rifotografate, ingrandite e scomposte - spesso attraverso lo schermo di uno smartphone - in un processo che problematizza la fotografia come «finestra selettiva e trasformata sulla realtà».
Nella serie magnify BWS, i fotogrammi si frantumano e si ricompongono in collage su più strati; nella serie explanatory, la diapositiva viene mostrata in tre stadi successivi - su sfondo di carta, proiettata e accompagnata da una nota manoscritta - rivelando i molteplici filtri che si frappongono tra l’evento originario e la sua ricezione. Una catena di sguardi attraversa tutto il suo lavoro: il padre che osserva la madre, Schäfer che osserva il padre che osserva, e infine lo spettatore che osserva l’intero processo, in una riflessione sul voyeurismo e sulla costruzione dell’identità femminile.
Martina Sauter (Costanza, 1974) vive e lavora a Düsseldorf. Formatasi come fotografa professionista, studia alla Kunstakademie di Düsseldorf nella classe di Thomas Ruff, dove nel 2006 consegue il titolo di Meisterschülerin. Nello stesso anno riceve il Thieme Art Award. Sue opere sono presenti nelle collezioni dell’Art Institute of Chicago, della Pinakothek der Moderne di Monaco, del FOAM di Amsterdam e del Ludwig Forum di Aachen. Tra le mostre personali: Scenes al FOAM Fotografiemuseum di Amsterdam (2008), L'Autre et son Double al Kunstverein Konstanz (2012), stufen und tasten al Kunstverein Bochum (2012), news:fiction alla Städtische Galerie Weingarten (2022) e newsfiction:2 al Künstlerverein Malkasten di Düsseldorf (2024). Ha ricevuto il Förderpreis für Bildende Kunst della Città di Düsseldorf (2021), il Merck Preis der Darmstädter Tage der Fotografie (2023) e lo Stiftung Kunstfonds Stipendium (2024). La sua pubblicazione ONE / TWO ha ricevuto la Medaglia di Bronzo al Deutscher FotobuchPreis (2023).
Morgaine Schäfer (Wolfsburg, 1989) vive e lavora a Düsseldorf. Studia Fotografia alla Kunstakademie di Düsseldorf nella classe di Christopher Williams, dove nel 2017 consegue il titolo di Meisterschülerin. Nel 2016 riceve una borsa di studio del DAAD per Katowice, in Polonia. Ha vinto il Förderpreis des Landes NRW für Bildende Kunst (2018), il 71. Internationaler Bergischer Kunstpreis del Kunstmuseum Solingen (2017), l'Ehrenhof Preis della Stiftung Museum Kunstpalast di Düsseldorf (2017) e il premio Junge Szene della Kunststiftung NRW (2022). È stata artista in residenza presso la Bronner Residency di Tel Aviv (2018) e Atelierstipendiatin del Kölnischer Kunstverein (2019-2021). Sue opere sono presenti nelle collezioni del Ludwig Forum di Aachen, del Museum Kunstpalast di Düsseldorf, del Tiroler Landesmuseum di Innsbruck e della Kunsthalle Düsseldorf. Tra le mostre personali: hell, freundlich grüßend alla Stiftung Museum Kunstpalast di Düsseldorf (2018), New Positions ad Art Cologne (2021), Okno [oko] al Kunstverein Recklinghausen (2022), Inside al Kunstverein Wolfsburg (2023) e Through the Looking Glass al Museum für Photographie Braunschweig (2023).