100 anni del grande artista Nino Migliori. Storia del rivoluzionario della fotografia che da un secolo racconta l’Italia

Mentre Aosta lo celebra con una grande mostra al Centro Saint-Bénin (dal 9 ottobre) che racconta l’Italia e le sue fratture, ripercorriamo la vicenda artistica di Nino Migliori mentre spegne 100 candeline

Il 29 settembre Antonio Migliori (Bologna, 1926), detto Nino, compie 100 anni. Nato a Bologna, la città che non ha mai abbandonato, negli anni bui del fascismo. Il suo cammino nella fotografia inizia a ventidue anni, nel 1948, in piena ricostruzione, quando nell’aria si respira una gran voglia di fare.

Nino Migliori, Gente dell'Emilia, Anni Cinquanta. Credits Fondazione Nino Migliori
Nino Migliori, Gente dell’Emilia, Anni Cinquanta. Credits Fondazione Nino Migliori

Chi è Nino Migliori

I giovani, quelli che sono riusciti a uscire dalla tragedia del conflitto, sono i protagonisti. Sin dall’inizio mette insieme due mondi, due filosofie fotografiche apparentemente inconciliabili, quella del reportage neorealista e quella della ricerca di matrice artistica. Per quest’ultima si rifà alla storia dell’arte e della fotografia, con i Fotogrammi, il Foro Stenopeico, il Cliché Verre, ma molto è di sua invenzione, così le Ossidazioni, i Pirogrammi, i Cellogrammi, gli Idrogrammi, i Lucigrammi.

Nino è un curioso sperimentatore, che guarda all’arte del suo tempo e non solo, e al contempo un autore raffinato affascinato dalla tradizione della fotografia cosiddetta umanistica. Di carattere cordiale, simpatico, negli Anni Cinquanta frequenta Venezia dove si lega ad alcuni artisti, in particolare a Tancredi, che si sarebbe suicidato non molto tempo dopo e a Emilio Vedova. Arriva così a Palazzo Venier dei Leoni alla corte della regina Peggy Guggenheim, che in quel momento furoreggiava nella città lagunare e avrebbe dato una grande spinta di rinnovamento all’arte italiana. A Bologna ha altri amici, completamente diversi, Vasco Bendini, Vittorio Mascalchi, Luciano Leonardi. Durante il suo cammino Migliori ha sempre avuto più anime che lo hanno portato ad ampliare il suo modo di affrontare la fotografia, la cultura.

L’opera di Nino Migliori

Di grande peso nella sua ricerca il lavoro e la teorizzazione di Antimemoria, una serie di opere concettuali del 1968, con un titolo e un concetto ripreso dal francese André Malraux che un anno prima aveva pubblicato Antimemorie. Il lavoro di Migliori, infatti, è una pietra miliare della fotografia concettuale italiana, che indaga i processi del ricordo, attraverso la sua decostruzione. Quanto, tuttavia, lo rende noto a un pubblico più ampio è la fotografia neorealista, quella di Gente dell’Emilia, Gente del sud, Gente del Nord, Gente del Delta in cui fondamentale è stata la conoscenza di Un paese di Paul Strand. Qui il protagonista assoluto è l’uomo. Tra le sue foto più note Il tuffatore.

Negli Anni Novanta ricordo di essere andata a trovarlo nella sua casa bolognese. C’erano molti libri e immagini. Nino era seduto a un tavolo da pranzo e la nostra conversazione aveva assunto presto toni confidenziali. Gli avevo chiesto della casa editrice di Ghirri, Punto e Virgola. Lui ha preso un volume di Zannier dagli scaffali, pubblicato da quella realtà e me lo ha regalato. Un atto gentile che non ho mai dimenticato. Anche se quando l’ho visto già ultranovantenne alla Fondazione MAST di Bologna, che si occupava di un workshop, muovendosi sulle scale senza impicci, non ho avuto il coraggio di salutarlo, di farmi riconoscere, di disturbarlo. Ogni tanto ci penso e me ne pento.

Nino Migliori, Milano, 1954. Credits Fondazione Nino Migliori
Nino Migliori, Milano, 1954. Credits Fondazione Nino Migliori

Le mostre e l’esperienza di Abrecal

È del 1977 la sua prima grande mostra antologica. Gliela cura al Centro studi e archivio della comunicazione, Arturo Carlo Quintavalle. Una mostra importante che diviene punto di riferimento per gli studiosi della sua opera. Dal 1978, in virtù della sua lucidità tecnica ma anche teorica, viene nominato docente di Storia della Fotografia al Corso di Perfezionamento di Storia dell’Arte dell’Università di Parma. A Parma, allo CSAC dona un corpo importante del suo lavoro.

Nel 1979 partecipa alla fondamentale mostra Venezia 79 La fotografia, che si occupa delle sperimentazioni off camera. È la fine di un decennio che tanto aveva utilizzato la fotografia in una chiave di ricerca, ma anche l’inizio di un mondo nuovo. Solo tre anni dopo Migliori dà vita ad Abrecal – Gruppo Ricerca Percezione Globale (1982-1991). Vicino a lui sono i giovani che tanto ha amato durante tutto il suo percorso. Il nome del gruppo è l’inverso di Lacerba, la rivista di ambito futurista sviluppata intorno a personaggi quali Ardengo Soffici, Giovanni Papini, Aldo Palazzeschi. Da cinquant’anni Migliori si dedica alla didattica, alle sperimentazioni in tale ambito.

I 100 anni di Nino Migliori

In questi ultimi cento anni Nino non ha mai smesso di pensare, venti anni fa, a ottant’anni suonati, inizia a fotografare gli animali presenti sul Battistero del Duomo di Parma. Ne nasce così lo Zooforo, ispirato al bestiario antelamico. Lo scultore medievale Benedetto Antelami era stato studiato con profondità da Quintavalle, che ha scritto le pagine più importanti su questo innovativo artista: una sorta di cerchio che si chiude.

Da questo momento Migliori ha iniziato a fare esperimenti sui ritratti al buio.

Nino non ha mai smesso di lavorare, di fare ricerca e di intrigarci con la sua genialità.

Dunque: cento di questi giorni Nino, maestro indiscusso della fotografia e della sperimentazione legata principalmente alla storia dell’arte.

Angela Madesani

Aosta // dal 9 ottobre 2026 al 7 marzo 2027
Nino Migliori. La dialettica del reale
CENTRO SAINT-BENIN – Via B. Festaz, 27
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Angela Madesani

Angela Madesani, storica dell'arte, curatrice indipendente, è docente di Storia dell'Arte contemporanea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara. Insegna, inoltre, Storia della Fotografia presso l'Istituto Europeo di Design di Milano e Storia e Critica della Moda contemporanea all'Istituto Secoli di…

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