Alfonso Benadduce – iustissimae irae
La Vetrina di Brecce presenta una personale di Alfonso Benadduce. In mostra: iustissimae irae, olio su tela, cm. 60 x 60, 2017.
Comunicato stampa
Alfonso Benadduce
'iustissimae irae'
VETRINA DI BRECCE
Roma, via Mario de' Fiori, 61
Dal 23 settembre al 20 ottobre 2026. Aperto ininterrottamente giorno e notte. Ingresso libero.
Vernissage: 23 settembre 2026, dalle ore 18.
Curatore: Antonio Capaccio.
Una produzione di BRECCE per l'arte contemporanea,
in collaborazione con Hotel Piazza di Spagna, Roma.
Dal 23 settembre al 20 ottobre 2026, la Vetrina di Brecce presenta una personale di Alfonso Benadduce. In mostra: iustissimae irae, olio su tela, cm. 60 x 60, 2017.
«Sarà un buio risveglio. Ci sentiamo confusi e stanchi. Pure, questo forse è un tempo utile, ora che possiamo gettare la rete e provare a catturare qualcosa nel profondo. E poi ci dicono che tutto è stato per il meglio. A noi, che non sappiamo quasi nulla, dicono che ciò che abbiamo pagato era l’unico tributo necessario. Ma allora perché ci sentiamo ancora oppressi da un debito che pare inestinguibile? Così è dopo. Ma lo era anche prima. A spartiacque, un recitativo muto. E adesso? Andremo ancora avanti a patire? La pazienza è tutto, dicono. Lo ripetono spesso, in tal modo accrescono la nostra ansia. Come quando, prima, ci spronavano di continuo a questo. E dovremo inoltrarci per una via che sembra interminabile e chi sa quanto intricata, dove di sicuro è facile smarrirsi. Niente si può promettere. Tutto si capirà passo passo. Così restiamo incerti e, nelle ore notturne quando rimaniamo svegli nel silenzio e ci interroghiamo, precipitiamo in un cupo terrore. Allora, nell’incerto avanzare, con il nostro patetico sguardo sulle cose, che vediamo? Cosa ci viene finalmente incontro? Sono gli altri, quelli che crediamo di riconoscere simili a noi. Che hanno il medesimo sguardo. E siamo insieme, dallo stesso lato affollato. Poi però, nel cuore di un sospeso sentire, che cerchiamo davvero? Che d'un tratto tutto scompaia. Il male, il sentimento usuraio. Noi. Gli altri. Troppo prossimi a ciò che non è lecito conoscere. Troppo vicini al furore di un dio.». (Antonio Capaccio)
Attore, autore e pittore, Alfonso Benadduce ha messo in scena, tra l’altro, Tragedia al di là di prometeo (2000), La morte del giovane principe (2001), Paradiso perduto (2003), Sempre perdendosi (2006), Passo oscuro, sulle note della Nona Sinfonia di Anton Bruckner (2015), Gran finale per coro di vedove (2019). Con le sue opere teatrali ha partecipato a prestigiose rassegne di arte contemporanea. Libercolo dell’onta, esordio in prosa, è stato finalista al Premio Viareggio 2006. Nel 2020 ha pubblicato I prigioni che raccoglie i testi Agogno la gogna, Bando al bando, Muoio se non muoio. Ha esposto i suoi quadri nelle mostre personali: Spazio RR, Roma (2004), Kunst FoerderVerein, Weinheim (2010), Casa delle Letterature, Roma (2013), Institut Français, Napoli (2017), Galeria Boca, Trinidad (2108), Istituto Italiano di Cultura, Barcellona (2019), Casa delle Letterature, Roma (2020).
A partire dal 2002, la Vetrina di BRECCE – spazio espositivo visibile dalla strada - ha presentato opere, fra gli altri, di Ennio Alfani, Franca Bernardi, Antonio Capaccio, Claudio Fazio, Vittorio Giusepponi, Mimmo Grillo, Beate Von Essen, Karpüseeler, Ettore Innocente, Yuki Lamb, Federica Luzzi, Tommaso Massimi, Claudio Olivieri, Enrico Pulsoni, Lucia Romualdi, Marcello Rossetti, Arnaldo Sanna, Maria Semmer, Ettore Sordini, Naoya Takahara, Giuseppe Tabacco, Serena Vallese.